Al nuovo ciclo di seminari tra pensiero, lavoro e futuro al Disum di Unict. Cristiano Calì: “Annunciare il valore emancipante della cultura”
Se oggigiorno il sapere umanistico viene spesso costretto a giustificare la propria utilità secondo criteri esclusivamente economici o produttivi, l’università, invece, torna a interrogarsi sul rapporto tra formazione, lavoro e trasformazione sociale. È dentro questa sfida che si inserisce il nuovo ciclo di seminari promosso dal Cestrium - Centro studi per la ricerca umanistica.
«Si tratta di una realtà che si propone l'obiettivo di realizzare in Sicilia un hub culturale che abbia come fulcro il valore emancipante del sapere, realizzando un’infrastruttura educativa capace di ricordare come la cultura, e in particolare quella umanistica, possa rappresentare non soltanto uno strumento di crescita civile, ma anche una concreta opportunità professionale».
Con queste parole Cristiano Calì, docente di Filosofia del lavoro ad Unict e responsabile dell’iniziativa seminariale, ha presentato così il ciclo “Filosofia, impresa e scienze umanistiche”, il cui evento inaugurale si è tenuto presso le Biblioteche riunite Civica e Ursino A. Recupero, all’interno del Monastero dei Benedettini.
L’evento ha il patrocinio di Forma Ecclesia APS ed è co-organizzato dall’Assessorato alle Pari Opportunità e alle Politiche Giovani del comune di Catania. Si tratta di un percorso che prova a superare la contrapposizione, ormai logora, tra cultura e mondo del lavoro, mostrando invece come il pensiero critico possa diventare uno strumento concreto di orientamento nel presente.

Un momento della presentazione introduttiva del prof. Cristiano Calì
Nel dialogo, scandito in quattro incontri, gli studenti avranno l’opportunità di confrontarsi con alcune figure di rilievo del panorama imprenditoriale siciliano. Professionisti che, pur provenendo da percorsi formativi umanistici - tra filosofia, lettere e studi classici - hanno saputo tradurre quelle competenze in ambiti professionali esterni al mondo scolastico e accademico, dimostrando la versatilità e l’attualità della formazione umanistica.
«L’iniziativa si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro della Sicilia e sulle possibilità di rilancio del territorio a partire dal suo straordinario patrimonio culturale. Un’eredità che non può limitarsi alla semplice conservazione – ha chiarito Calì – ma che necessita di ricerca, progettazione, valorizzazione e nuove professionalità capaci di trasformarla in una risorsa concreta per lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle nuove generazioni».
Non soltanto, dunque, un’occasione di orientamento professionale, ma anche uno spazio di riflessione per i giovani siciliani. In un contesto sempre più dominato dalla rapidità delle trasformazioni economiche e tecnologiche, bisogna ritrovare di avere un pensiero critico, strumento essenziale per comprendere la complessità del presente e immaginare nuove forme di sviluppo culturale e sociale per il territorio.

Alcune studentesse e alcuni studenti presenti all’inaugurazione
«L’obiettivo – spiega il docente – è mostrare come quelle che oggi vengono spesso definite superficialmente “soft skills”, dal pensiero critico alla capacità argomentativa, dall’empatia alla lettura consapevole degli eventi, siano in realtà competenze profonde e strutturali».
«Capacità che permettono di affrontare i processi decisionali senza lasciarsi condizionare da semplificazioni o bias cognitivi, e che non si acquisiscono unicamente attraverso una formazione rapida post-universitaria, ma richiedono tempo, esercizio e un autentico percorso di maturazione intellettuale – aggiunge -. È proprio questo il contributo che la filosofia e, più in generale, gli studi umanistici possono ancora offrire alla società contemporanea».
In questa prospettiva, il seminario proposto punta a ricostruire un legame concreto tra università, territorio e mondo del lavoro, sottraendo la cultura umanistica alla marginalità cui spesso viene relegata nel dibattito pubblico. L’incontro tra studenti, imprese e protagonisti della vita culturale siciliana diventa così il tentativo di delineare nuove possibilità di futuro, nelle quali la formazione non sia soltanto preparazione tecnica, ma anche costruzione di consapevolezza civile, responsabilità sociale e capacità di interpretare criticamente il proprio tempo.

Un momento del primo incontro