Il progetto nella Piana di Gela ha ottenuto una menzione speciale al Premio Nazionale del Paesaggio per l’impatto su biodiversità, habitat e coesione socio-ecologica
Riqualificazione paesaggistica, tutela della biodiversità e attivazione di reti socio-ecologiche. Sono le tre anime principali del progetto Geloi Wetland, attivo da alcuni anni nella Piana di Gela e premiato nei giorni scorsi con una menzione speciale dalla Commissione tecnica del Ministero della Cultura nell’ambito del Premio nazionale del paesaggio.
Un riconoscimento significativo che premia, non solo la qualità della candidatura, ma soprattutto la capacità concreta di rigenerare ecosistemi fragili e territori segnati da criticità ambientali e sociali. Il progetto che ha ricevuto la menzione speciale tra ventisette progetti selezionati è stato illustrato dal prof. Alessandro Lutri - docente di discipline antropologiche al Dipartimento di Scienze umanistiche e membro del Centro interdipartimentale Territorio, sviluppo e Ambiente (TeSA) - al Premio Nazionale del Paesaggio promosso dal Ministero della Cultura.
Sostenuto dalla fondazione tedesca Stiftung Pro Artenvielfalt, Geloi wetland è stato sviluppato da operatori ambientali locali e si distingue per un approccio integrato che unisce riqualificazione paesaggistica, riparazione e tutela ambientale-sociale-ecologica e, inoltre, attivazione di reti socio-ecologiche.

Il prof. Alessandro Lutri mentre riceve il premio a Roma
Tra gli elementi determinanti per la menzione emergono la capacità di realizzare interventi su vasti compendi ambientali importanti per la riconnessione delle grandi reti ecosistemiche mediterranee, con particolare riguardo all’avifauna di passo, che trova in questo paesaggio di zone umide costiere punti di sosta protetti.
“Il progetto – si legge nella menzione -, orientato alla protezione delle aree umide, è volto a garantire la disponibilità e la qualità di habitat idonei per le specie avicole stanziali e migratorie, in un contesto in molto tratti alterato e poco ospitale, caratterizzato da difficoltà sociali ed economiche, è riuscito a integrare virtuosamente riqualificazione ambientale del paesaggio”.
“L’area della riserva Geloi Wetland, estesa per circa 200 ettari nella Piana di Gela, è oggi un esempio di trasformazione virtuosa – spiega il prof. Alessandro Lutri -: terreni abbandonati e soggetti ad abusivismo sono stati convertiti in pantani e habitat naturali e sono state avviate campagne di riforestazione con specie della macchia mediterranea. E, inoltre, sono state installati pali in legno per favorire la nidificazione delle cicogne oltre all’attivazione di nuove collaborazioni e reti di relazione socio-ecologiche con associazioni e volontari”.
Un insieme di azioni che ha contribuito a rendere il progetto un modello di integrazione tra riparazione ecologica e valorizzazione sociale del territorio, riconosciuto dalla Commissione per la sua efficacia nel restituire qualità ambientale e nuove prospettive a un paesaggio profondamente trasformato.

Progetto Geloi Wetland, partecipanti alla tappa Gela-Niscemi del cammino della via Francigena Fabaria (foto Davide Pepi)
Il riconoscimento ottenuto da Geloi Wetland è anche il risultato di un solido percorso di ricerca sviluppato negli anni da Alessandro Lutri e da altri collaboratori.
I tre studi - "Un laboratorio del vivente siciliano: l'emergere di un immaginario ecologico futuro a Gela"; “La riparazione socio-ecologica del paesaggio agrario e rurale della Piana di Gela in Sicilia”; La riappropriazione multispecie del territorio tardo industriale gelese" - hanno messo in luce, con approccio antropologico e multidisciplinare, il passaggio della Piana di Gela da paesaggio segnato dal degrado industriale a laboratorio di riparazione socio-ecologica multispecie, evidenziando il ritorno della biodiversità, il ruolo simbolico e funzionale della cicogna bianca, e la nascita di nuove alleanze tra comunità umane e non-umane.
Un patrimonio di conoscenze che ha contribuito a fondare e rafforzare il progetto, rendendolo un modello riconosciuto di rigenerazione ambientale e sociale.

Campagna riforestazione (foto di Alessandro Lutri)
Un laboratorio del vivente siciliano: l'emergere di un immaginario ecologico futuro a Gela
Il saggio di Alessandro Lutri, intitolato "Un laboratorio del vivente siciliano: l'emergere di un immaginario ecologico futuro a Gela", analizza la trasformazione del paesaggio di Gela da simbolo del degrado industriale a possibile modello di riparazione ecologica multispecie.
Il testo esamina il territorio gelese come un luogo segnato dalle "perturbazioni antropogeniche" causate dall'industria petrolchimica e dalle piantagioni agricole intensive. Lutri descrive come il "sogno" della modernizzazione industriale sia declinato lasciando rovine ambientali e sociali. Tuttavia, l'autore propone di superare la visione puramente distopica per osservare l'emergere di un'agency riparativa. Attraverso l'attivismo ambientale e il ritorno spontaneo di specie migratorie, si sta formando un "paesaggio ibrido" dove umani e non-umani collaborano per ricostruire un equilibrio ecologico.
Dalla ricerca emergono diversi risultati significativi relativi alla rigenerazione del territorio: ritorno della biodiversità; successo della Cicogna bianca; collaborazione istituzionale; nuova cittadinanza ecologica.
Uccelli migratori nelle aree umide Geloi wetland con vista su Gela (foto di Davide Pepi)
Nonostante i danni industriali, l'area ha visto un incremento inaspettato della biodiversità vegetale e animale, in particolare nelle zone umide come il Biviere di Gela e il progetto Geloi Wetland.
Gela ospita oggi la più grande colonia italiana di cicogne bianche (circa 50 coppie), che hanno scelto di nidificare sui tralicci elettrici, diventando un potente simbolo di rinascita per la cittadinanza.
Uno dei risultati politici più rilevanti è la stipula di un nuovo patto tra associazioni ambientaliste (LIPU), Regione Siciliana ed Enel per mettere in sicurezza le linee elettriche e tutelare l'avifauna, segnando un passaggio verso una "giustizia multispecie".
Dallo studio emerge un cambiamento nella percezione locale: la politica e la società civile gelese iniziano a considerare gli animali migratori come "soggetti di diritto" e a puntare su economie alternative come il turismo ambientale e archeologico.

L'area del progetto Geloi wetland (foto scattata nel novembre 2025)
La riparazione socio-ecologica del paesaggio agrario e rurale della Piana di Gela in Sicilia
Lo studio di Alessandro Lutri analizza la trasformazione della Piana di Gela, descrivendo il passaggio da un passato agricolo a un presente di degrado industriale, per poi concentrarsi sulle recenti iniziative di riparazione socio-ecologica.
In particolar modo si evidenzia che fino agli anni '60, l'area era dominata dalla coltivazione del cotone ("oro bianco") e da rotazioni agricole tradizionali. L'avvento del petrolchimico e dell'agricoltura intensiva in serra ("piantagioni fossili") ha causato un grave inquinamento del suolo e dell'acqua. L'area è stata dichiarata "sito ad alto livello di degrado ambientale" (SIC) e "area di crisi complessa".
Lo studio sottolinea, inoltre, come il territorio soffra di desertificazione e siccità, aggravate da un bassissimo livello di precipitazioni che ha portato alla dichiarazione dello stato di emergenza ambientale.
Nonostante le rovine del capitalismo industriale, lo studio pone in evidenza l’emergenza di nuove forme di "vivibilità più-che-umana" grazie al progetto Geloi Wetland gestito da attivisti della LIPU, esempio concreto di rigenerazione che combina la tutela della biodiversità (creazione di zone umide e foreste di fruttiferi) con attività agro-ecologiche e di ecoturismo.

Piantagioni fossili (foto Scardozzi, 2019)
Al tempo stesso nella Piana di Gela si è registrato il ritorno della Cicogna bianca, dovuto alla fine del bracconaggio e paradossalmente alla presenza di pali dell'alta tensione usati per la nidificazione.
Si è creata un'alleanza tra agricoltori sensibili e volatili in quanto le cicogne offrono "servizi ecosistemici" mangiando insetti parassiti, permettendo agli agricoltori di ridurre l'uso di pesticidi e migliorare la qualità dei raccolti.
Il progetto ha favorito il ritorno di giovani attivisti nel territorio e il recupero di colture storiche, come il "carciofo nostrale" (ora presidio Slow Food), diventando uno strumento di riscatto sociale contro gli interessi mafiosi che storicamente hanno oppresso l'area.
La ricerca ha prodotto laboratori didattici e il film documentario Sconvolgimenti, che hanno stimolato un dibattito pubblico sul futuro del territorio gelese.
In conclusione, l'esperienza di Geloi Wetland viene definita come un'infrastruttura ambientale multispecie, dove la collaborazione tra esseri umani e non-umani genera nuove possibilità di vita in un paesaggio precedentemente devastato.

Cicogne in campo
La riappropriazione multispecie del territorio tardo industriale gelese
In questo saggio - "La riappropriazione multispecie del territorio tardo industriale gelese" – gli autori Alessandro Lutri e Manuel Andrea Zafarana esplorano la rigenerazione della Piana di Gela come risposta al degrado causato dall'industrializzazione petrolchimica e agricola.
L'opera analizza il territorio di Gela attraverso la lente del Patchy Anthropocene (Antropocene irregolare), osservando come tra le "rovine" del capitalismo industriale stiano emergendo nuove forme di vivibilità e collaborazione tra umani e non-umani. Il testo descrive il passaggio da un'economia estrattiva e inquinante — definita "ecologia delle piantagioni" — a una fase di riparazione socio-ecologica guidata dall'attivismo ambientale e dal ritorno spontaneo della fauna selvatica.
I risultati dello studio evidenziano l'efficacia di un modello rigenerativo basato sulla cooperazione multispecie come il ritorno della Cicogna bianca, uccelli che non sono solo un indicatore di salute ecologica, ma agiscono come partner agricoli mangiando insetti parassiti, riducendo così la necessità di pesticidi chimici.

Cicogne in un nido di legno
E, inoltre, il successo del progetto Geloi Wetland, una riserva privata diventata un modello di "rinascita della vivibilità" combinando il ripristino di zone umide (fondamentali contro la desertificazione) con l'agricoltura etica e biologica, creando una "fascia tampone" che protegge la biodiversità.
L'istituzione di aree protette, come il Biviere di Gela, inoltre, ha trasformato la conservazione in un atto di "resistenza politica" contro il modello industriale inquinante, promuovendo una nuova coscienza ambientale nella cittadinanza.
Lo studio rileva l'emergere di alternative economiche sostenibili, come l'ecoturismo (ad esempio la Via Francigena Fabaria) e il turismo archeologico, che iniziano a offrire prospettive occupazionali diverse da quelle legate al polo petrolchimico.
Un risultato metodologico importante è la dimostrazione di come la collaborazione tra antropologi e scienziati ambientali possa produrre una conoscenza più profonda dei territori in crisi, trasformando lo sguardo etnografico in uno strumento di progettualità futura.

Piantagioni agricole sulla fascia costiera trasformata (foto di Gianna Bozzali)