Un viaggio fotografico tra archeologia, ingegneria e visioni contemporanee, dove la téchne degli antichi dialoga con le sfide dell’innovazione, della sostenibilità e del futuro. Al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane fino al 30 giugno
Che cosa lega un acquedotto romano a un impianto industriale contemporaneo? Quale filo invisibile attraversa secoli di storia, unendo la pietra scolpita dagli antichi ai sistemi tecnologici che plasmano il nostro presente?
In-genium nasce da queste domande e invita il visitatore a entrare in uno spazio in cui fotografia, archeologia e ingegneria si incontrano per raccontare l’evoluzione dell’ingegno umano. Attraverso gli sguardi di artisti, studiosi e fotografi contemporanei, il passato smette di essere memoria immobile e diventa materia viva, capace di parlare al futuro.
Tra rovine, geometrie, infrastrutture e visioni industriali, la mostra costruisce un dialogo sorprendente tra civiltà antiche e innovazione contemporanea, rivelando come ogni tecnologia — ieri come oggi — sia prima di tutto un gesto culturale, umano e creativo. Un’esperienza che rivela l’esistenza di un filo invisibile che lega l’astrattezza del calcolo alla concretezza degli oggetti e che, sfidando il tempo, abitano il nostro quotidiano.
Delle grandi opere dell’antichità non vediamo, quindi, solo strutture di pietra e malta, ma più in profondità, e alla stregua di un libro, leggiamo In-ingegnum i primi capitoli di una storia dell’innovazione che oggi, nell’attualità delle sfide della transizione energetica e della sostenibilità, giunge fino a noi nella sua essenza di civiltà e cultura materiale tutt’altro che perduta.
L'ingresso della mostra In-Genium
Un progetto che coniuga approcci storici e umanistici (filosofia, semiotica, archeologia e architettura) con il linguaggio della fotografia contemporanea, a partire dall’esperienza della “residenza d’artista” coordinata da Carmelo Nicosia e realizzata con il coinvolgimento di allievi e maestri delle Accademie di Belle Arti di Brera, Catania e Roma.
Non a caso la mostra In-genium - Sguardi sul passato e sul futuro della tecnologia – accompagnata anche da un volume - si articola attorno a sei lemmi del “mestiere dell’ingegnere” — progettare, misurare, canalizzare, miscelare, sollevare, riutilizzare — che diventano lenti per osservare l’ingegno degli antichi e immaginare le tecnologie del futuro.
Accanto agli scatti degli artisti che hanno partecipato al progetto – quasi 40 firmati da Marco Agostini, Gabriele Argentino, Gabriele Barbagallo, Giuseppe Calabrese, Luca Campigotto, Carmen Cardillo, Noemi Comi, Dario Di Biaggio, Alessandro Imbriaco, Cosmo Laera e Carmelo Nicosia -, dialogano le immagini di impianti realizzati da Maire e tratti dall’archivio di Gruppo, in un montaggio visivo che crea un ponte tra patrimoni culturali e innovazione.
L’esposizione presenta una selezione degli scatti più rappresentativi di un progetto culturale promosso dal gruppo Maire e dalla Fondazione Maire – ETS, con la collaborazione del Parco archeologico del Colosseo, che ripercorrendo la storia della téchne - l’arte del fare e del saper fare - nasce come ricerca sulle radici della tecnologia antica e sul dialogo con l’ingegneria contemporanea.
La mostra, inaugurata giovedì 28 maggio, al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane del Palazzo Centrale dell’ateneo catanese, terza tappa dopo Roma e Milano, rimarrà aperta al pubblico fino al 30 giugno 2026.
Il volume "In-Genium"
“In-genium”, il dialogo tra arte, archeologia e innovazione: la parola agli artisti
Tra archeologia, fotografia contemporanea e visioni del futuro, la mostra In-genium – Sguardi sul passato e sul futuro della tecnologia racconta il dialogo possibile tra memoria storica e innovazione.
A raccontarne origine, obiettivi e valore culturale del progetto fotografico – nel corso della presentazione - sono Carmelo Nicosia, direttore della Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Catania, e Carmen Cardillo, docente e artista coinvolta nel progetto.
«Questo progetto nasce dall’incontro e dal dialogo con Carlo Nicolais, tra i principali esponenti del gruppo Maire, impegnato nella comunicazione e nella pianificazione delle attività di marketing culturale dell’azienda. Da questo confronto è emersa una riflessione profonda sul ruolo che l’arte può assumere oggi: non solo espressione estetica, ma strumento capace di attivare relazioni con la società e creare un dialogo concreto con il presente», spiega Carmelo Nicosia (direttore della Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Catania).
«Maire è una multinazionale che opera in tutto il mondo nei settori della chimica, della transizione energetica ed ecologica, e proprio da queste tematiche è nata l’idea di costruire un progetto culturale che mettesse in relazione innovazione tecnologica e linguaggi contemporanei della fotografia – aggiunge -. Sono state coinvolte le Accademie di Belle Arti di Catania, Roma e Brera-Milano, le tre principali realtà italiane con scuole di fotografia. Gli studenti e i docenti hanno accolto la proposta di reinterpretare il Colosseo attraverso nuovi linguaggi visivi, restituendo uno sguardo contemporaneo su un luogo che custodisce duemila anni di storia».
«Abbiamo lavorato attraverso vere e proprie residenze d’artista: gruppi di autori, docenti e allievi si sono confrontati con temi specifici — progettare, miscelare, canalizzare, riutilizzare — trasformati in lemmi capaci di guidare la ricerca artistica – ha sottolineato Nicosia -. Da questa esperienza è nata una mostra, ma anche un volume pubblicato da Silvana Editoriale, che raccoglie le diverse interpretazioni fotografiche sviluppate attorno al Colosseo e al concetto stesso di ingegno umano».
Un particolare della mostra
«Chi visita la mostra qui a Catania ha innanzitutto la possibilità di immergersi in un progetto artistico che mette in dialogo contemporaneità, nuove tecnologie e visioni del futuro. È un’esperienza immersiva che trova nel Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane uno spazio ideale, perché questo luogo amplifica il rapporto tra memoria, storia e ricerca contemporanea», spiega Carmen Cardillo (docente dell’Accademia di Belle Arti di Catania).
«La mostra affronta temi molto precisi — come misurare, progettare, canalizzare, riutilizzare — che ogni artista ha interpretato attraverso il proprio linguaggio visivo. Le opere esposte sono numerose e nascono dal contributo congiunto delle Accademie di Catania, Milano e Roma – ha aggiunto -. Il progetto ha coinvolto docenti e studenti, ciascuno chiamato a confrontarsi con un tema scelto e a tradurlo in una ricerca personale».
«Il percorso espositivo mantiene le stesse opere già presentate nelle precedenti tappe, ma cambia profondamente nell’allestimento: ogni sede restituisce una lettura diversa del progetto – ha spiegato la docente -. La mostra del Colosseo a Roma, ad esempio, aveva una forza fortemente legata al contesto archeologico; qui a Catania, invece, il dialogo con il territorio e con la dimensione industriale contemporanea emerge in modo molto forte».
«Se dovessi descrivere questa mostra con alcune parole, direi sicuramente immersiva, progettuale e rivolta al futuro – ha detto in chiusura di intervento -. È una mostra che avvolge il visitatore e lo invita a riflettere sul significato stesso del progettare, sul rapporto tra tecnologia e territorio e sulla capacità dell’arte di immaginare nuove visioni del domani».
In foto Carmen Cardillo e Carmelo Nicosia
“In-genium”, a Catania il confronto tra cultura, impresa e innovazione guarda al futuro
L’inaugurazione della mostra In-genium – Sguardi sul passato e sul futuro della tecnologia, ospitata al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania, ha rappresentato un momento di incontro tra istituzioni, università, mondo dell’impresa e cultura. Un’occasione per riflettere sul valore della collaborazione tra ricerca, formazione e innovazione, ma anche sul ruolo che arte e tecnologia possono avere nella costruzione del futuro del territorio e delle nuove generazioni.
Alla presentazione sono intervenuti il rettore dell’Università di Catania Enrico Foti, la prorettrice Lina Scalisi, il sindaco Enrico Trantino, il fondatore e presidente di Maire Fabrizio Di Amato e la presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile di Confindustria Catania Monica Luca.
Un momento dell'inaugurazione della mostra
«Siamo particolarmente felici di ospitare Maire all’interno dell’Università di Catania, perché parliamo di una multinazionale di primo piano nel panorama internazionale, con migliaia di dipendenti e una presenza consolidata in diversi Paesi del mondo. È un rapporto che per noi ha un valore importante anche perché Maire fa parte della Fondazione Sicilia Studium Generale 1434, nata proprio con l’obiettivo di rafforzare il legame tra università e sistema produttivo», ha detto Enrico Foti, rettore dell’Università di Catania.
«Il nostro obiettivo è creare sempre più opportunità per i giovani, affinché possano trovare in Sicilia occasioni di crescita professionale e umana, senza essere costretti a lasciare il territorio. Collaborazioni come questa rappresentano un modello virtuoso perché mettono insieme formazione, impresa, creatività e innovazione», ha aggiunto.
«La mostra “In-genium” interpreta perfettamente questa visione: attraverso il dialogo tra fotografia contemporanea, archeologia e tecnologia, si costruisce un ponte tra memoria e futuro – ha sottolineato -. L’università vuole essere sempre più uno spazio di connessione e un laboratorio di innovazione culturale, capace di trasformare la tradizione in una leva di sviluppo per il territorio e per le nuove generazioni».
Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti
«Per una città come Catania è fondamentale costruire una visione del futuro che sappia mettere insieme istituzioni, università e grandi realtà industriali. La presenza di aziende autorevoli come MAIRE nel nostro territorio rappresenta una risorsa strategica e contribuisce a rafforzare il ruolo della città come polo di innovazione e sviluppo», ha detto in apertura di intervento Enrico Trantino, sindaco di Catania.
«Questa mostra ha un significato molto forte perché utilizza il patrimonio del passato come strumento per immaginare il futuro. Le grandi opere dell’antichità ci ricordano quanto ingegno, capacità progettuale e visione siano sempre stati elementi centrali nella crescita delle civiltà – ha aggiunto -. Oggi abbiamo il compito di creare nuove sinergie e offrire ai giovani la consapevolezza delle opportunità che il territorio può garantire».
«Catania sta vivendo una fase di forte trasformazione e attrattività industriale, e il ruolo delle istituzioni è quello di accompagnare questo cambiamento, creando condizioni favorevoli affinché i talenti possano restare e diventare protagonisti dello sviluppo della città», ha detto in chiusura di intervento.
Un momento dell'inaugurazione
«Questo progetto dimostra quanto le istituzioni culturali possano incidere concretamente sul territorio e sulla formazione dei giovani. L’Accademia di Belle Arti di Catania, grazie anche all’intuizione e al lavoro di Carmelo Nicosia, ha contribuito a trasformare un’esperienza artistica in un progetto di respiro nazionale, coinvolgendo le tre principali scuole italiane di fotografia», ha spiegato la prof.ssa Lina Scalisi, prorettrice dell’Università di Catania e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania.
«In-genium è importante perché mette in relazione linguaggi contemporanei, patrimonio storico e innovazione, mostrando come il Sud possa essere protagonista di processi culturali di grande valore – ha evidenziato la prorettrice -. Attraverso il dialogo con luoghi simbolici come il Colosseo, il progetto racconta una contemporaneità che nasce dalla memoria e dalla capacità di reinterpretare il passato con uno sguardo nuovo. Ringrazio Maire per aver creduto in questa esperienza e tutti i docenti e gli artisti coinvolti, che hanno contribuito a costruire un percorso capace di valorizzare il territorio e le competenze delle nuove generazioni».
Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
Per Monica Luca, presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile di Confindustria Catania, «quello costruito da Maire è un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra impresa, cultura e formazione». «Oggi il mondo produttivo sente sempre di più la necessità di dialogare con il territorio e con le istituzioni culturali, perché innovazione e crescita non possono più essere considerate realtà separate – ha aggiunto -. Fare sistema significa proprio questo: creare connessioni tra imprese, università, ricerca e giovani competenze. Iniziative come “in-genium” hanno il merito di valorizzare il sapere e il saper fare, mettendo al centro la formazione e le opportunità per le nuove generazioni. Come Confindustria Catania crediamo fortemente in questi percorsi e nella possibilità di costruire nuove sinergie capaci di generare sviluppo, eccellenza e radicamento nel territorio».
A chiudere i saluti istituzionali Fabrizio Di Amato, fondatore e presidente di Maire: «Crediamo profondamente in questo territorio e nelle sue potenzialità. La nostra presenza a Catania nasce dalla volontà di sviluppare competenze, creare opportunità e contribuire alla crescita di un ecosistema che vede insieme università, impresa e istituzioni».
«In-genium nasce proprio da questa idea di incontro tra cultura e ingegneria – ha aggiunto -. Per troppo tempo l’ingegneria è stata considerata soltanto una disciplina tecnica, mentre oggi sentiamo l’esigenza di recuperare una dimensione più umanistica, capace di collegare innovazione, visione e responsabilità sociale».
«Per noi è fondamentale trasmettere ai giovani un messaggio di fiducia: esistono possibilità concrete di crescita professionale anche qui, in Sicilia, e il compito della classe dirigente è proprio quello di accompagnare le nuove generazioni, aiutandole a credere nelle proprie capacità e nelle opportunità offerte dal territorio – ha sottolineato -. L’innovazione non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche la capacità di creare cultura, relazioni e nuovi immaginari condivisi».
Un momento dell'intervento di Fabrizio Di Amato
In-Genium: quando patrimonio, impresa e formazione costruiscono futuro
Una tavola rotonda che intreccia archeologia, ricerca scientifica, impresa e alta formazione attorno al tema della contaminazione dei saperi. Da Catania, un confronto che mette in dialogo università, ordini professionali e industria culturale e tecnologica, mostrando come il patrimonio non sia solo memoria, ma laboratorio di innovazione condivisa. È quella che si è svolta dopo la presentazione del progetto “In-Genium”.
Nel corso della tavola rotonda dal titolo In-Genium: tra patrimonio, formazione e innovazione, moderata dal giornalista Giambattista Pepi, i relatori hanno costruito un filo comune: la necessità di superare le separazioni tra discipline per generare nuova conoscenza e sviluppo territoriale.
Ad aprire il confronto è stata Germana Barone, direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, che ha sottolineato come “il progetto nasca da una visione profondamente interdisciplinare, capace di mettere in relazione storia dell’ingegneria e linguaggi contemporanei come la fotografia”.
“Il museo - ha spiegato -, è per sua natura un incrocio di saperi, dove collezioni storiche, scienze naturali e ricerca sui materiali dialogano costantemente. Da questa prospettiva prende forma anche il lavoro sui beni culturali come materia viva: dalle analisi sui materiali del Colosseo alle sperimentazioni dell’Università di Catania su nuovi materiali per il restauro ottenuti da scarti e cenere vulcanica, prodotti a basse temperature. Un esempio concreto di come ricerca e imprese possano convergere su pratiche sostenibili di riuso”.
Un momento dell'intervento della prof.ssa Germana Barone
Sullo stesso asse si è inserita la prof.ssa Lina Scalisi, prorettrice dell’ateneo catanese e presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Catania, che ha letto “il progetto come espressione di una governance culturale fondata sull’intreccio tra sapere umanistico e scientifico”. “Il valore dell’iniziativa, evidenzia, sta nella capacità di mettere insieme attori diversi — università, impresa, istituzioni e ordini professionali — attorno a una visione condivisa di sviluppo dei territori”, ha aggiunto.
“La storia di Catania, segnata da stratificazioni urbane e grandi eventi naturali, diventa metafora di rigenerazione continua – ha sottolineato -. In questo quadro, l’arte e la fotografia assumono un ruolo centrale: non solo rappresentazione del passato, ma strumento per riattivare la memoria e rendere visibile la relazione tra tecnologia e umanità. Anche la formazione ha questa responsabilità: tenere al centro la persona come principio guida di ogni processo di innovazione”.
Visita istituzionale alla mostra
Dal versante industriale e progettuale, Carlo Nicolais, Maire Institutional Relations, Communication & Sustainability, ha raccontato il progetto come “un percorso nato da una vera “contaminazione” tra linguaggi: fotografia contemporanea, archeologia, ingegneria e nuove tecnologie, fino all’intelligenza artificiale”.
“L’esperienza, sviluppata tra Roma, Milano e Catania, è stata per Maire Group un’occasione per immaginare connessioni inedite tra passato e presente – ha aggiunto -. Alla base, tre parole chiave: immaginazione, ibridazione e ambizione. Immaginazione come capacità di vedere ciò che ancora non esiste; ibridazione come metodo di lavoro tra discipline; ambizione come scelta di uscire dai confini consolidati, accettando anche la complessità del confronto tra linguaggi diversi. Ne emerge un progetto che non è solo culturale, ma anche relazionale: la costruzione di legami tra persone, territori e comunità”.
Un momento dell'intervento di Carlo Nicolais
La dimensione territoriale è ribadita da Franco Ghiringhelli, Maire Group Human Resources, che ha identificato in Catania “un contesto ad alta densità storica e culturale, ideale per sviluppare investimenti fondati sulla contaminazione tra competenze sociali, industriali e formative”. “La presenza del gruppo sul territorio è letta come scelta strategica di radicamento e sviluppo condiviso”, ha precisato.
A rafforzare il quadro istituzionale interviene Mauro Scaccianoce, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, che ha evidenziato come “la crescente sinergia tra università, amministrazioni, ordini professionali e imprese stia riattivando energia e fiducia nel territorio”. “L’arrivo di investitori e progetti strutturati - ha sottolineato -, è possibile solo dentro una rete stabile di collaborazione pubblico-privato capace di generare sviluppo duraturo”.
In chiusura, il fondatore e presidente di Maire Group, Fabrizio Di Amato, ha richiamato “la visione di fondo del progetto: l’ingegneria come disciplina non solo tecnica, ma culturale, capace di dialogare con arte, storia e ricerca per costruire nuove forme di futuro condiviso”.
Pubblico presente in aula magna del Palazzo centrale