L’attore celebre per i suoi lavori con Lina Wertmüller e per aver doppiato Al Pacino e Jack Nicholson incontra il pubblico siciliano durante una masterclass
«De Gregori ha ragione, gli artisti non dovrebbero fare politica». Così l’attore e doppiatore Giancarlo Giannini ha inaugurato l’incontro con il pubblico tenutosi durante la 72ª edizione del Taormina Film Festival, dove ha ricevuto il premio alla carriera e presentato il nuovo film Baracoa di Luis Ernesto Doñas. Parlando dell’ultimo progetto, presentato fuori concorso, l’attore ha esordito con una battuta: «Non capisco perché non sia in gara, è davvero un bellissimo film». Un commento che ha introdotto il racconto della sua esperienza sul set dell’opera scritta da Filippo Ascione, scomparso pochi mesi fa.
In Baracoa Giannini interpreta Felipe, un ex generale rivoluzionario italiano trasferitosi a Cuba. Un personaggio che nella versione iniziale della sceneggiatura occupava gran parte della narrazione. «Era presente dall’inizio alla fine», ha spiegato l’attore, convinto però che il cuore della storia fosse rappresentato dal rapporto tra il figlio di Felipe e il medico che lo accompagna nel viaggio. Per questo suggerì una soluzione radicale agli autori: «Accettai il ruolo, ma dissi subito che avrebbero dovuto farmi morire il prima possibile».
Dietro la sua provocazione c’era però una precisa idea narrativa. Secondo Giannini, il suo personaggio doveva lasciare spazio agli altri protagonisti e alla loro evoluzione. «Bisognava alleggerire e asciugare la storia, concentrandosi su ciò che davvero la rendeva speciale», ha raccontato. Il film di Luis Ernesto Doñas gli ha offerto anche l’opportunità di conoscere finalmente Cuba, una meta che aveva sfiorato oltre cinquant’anni fa senza mai riuscire a raggiungerla. «Mi avevano invitato quando stavo lavorando a Mosca, ma non riuscii mai a partire», ha ricordato. Questa volta il viaggio si è concretizzato e gli ha permesso di scoprire un Paese che definisce affascinante e complesso allo stesso tempo.
Durante le riprese, tuttavia, Giannini ha potuto osservare da vicino le difficoltà che segnano la vita quotidiana dell’isola. I frequenti blackout e la carenza di risorse hanno accompagnato il lavoro della troupe. «Capitava che mancasse la corrente elettrica per giorni interi», ha spiegato, aggiungendo che «persino il reperimento del pesce era diventato problematico a causa della scarsità di carburante necessario ai pescatori per uscire in mare».
Ritornando in seguito sulle recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori, che aveva espresso perplessità sulle prese di posizione politiche di cantanti e attori, Giannini ha sottolineato: «Ha perfettamente ragione. Se già i politici spesso faticano a comprendere certe questioni, non vedo perché debbano intervenire necessariamente artisti, attori o musicisti. Lo stimo molto e condivido il suo pensiero».

Un momento dell'incontro
«Con Lina Wertmüller avevo già collaborato in alcuni musicarelli, ma la mia attività principale era il teatro. Ad un certo punto le proposi di realizzare un film insieme: desideravo interpretare un personaggio autenticamente popolare. Così nacque Pasqualino Settebellezze, ispirato ad una comparsa di Cinecittà che, durante le estati al Teatro 5 di Fellini, distribuiva acqua fresca da una tanica servendola in bicchierini di plastica. Tu bevevi e gli lasciavi cinque lire». Successivamente, Giancarlo Giannini ha aggiunto: «Ho due film pronti che vorrei fare, ma mancano i finanziamenti», con una punta di amarezza, pur senza perdere l’entusiasmo per il proprio lavoro.
Il regista Luis Ernesto Doñas ha spiegato: «Osservo Cuba con uno sguardo partecipe, ma mai idealizzato. L’isola non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma diventa un personaggio vivo, in continua evoluzione, capace di riflettere i cambiamenti interiori dei protagonisti». In seguito ha aggiunto: «Nelle immagini emergono richiami al neorealismo italiano, ma anche suggestioni che rimandano al cinema di Pedro Almodóvar, Ferzan Özpetek e a opere simbolo della cinematografia cubana contemporanea. Il risultato è un film che affronta temi universali come l’identità, la memoria, la famiglia e l’accettazione senza cadere nella retorica o nell’ideologia».
Sul palco del Teatro Antico, dove ha ricevuto il Taormina Film Festival Lifetime Achievement Award, Giannini ha affrontato anche il tema della morte con la consueta ironia: «Per me è una grande avventura. Finalmente smetterò di pensare troppo e tutto tornerà a essere naturale. Ma sono certo che, arrivato davanti alla porta del Paradiso, incontrerò San Pietro e gli farò una sola domanda: non voglio sapere tutto, ma dimmi almeno una cosa, è nato prima l’uovo o la gallina? E so già che mi risponderà male e mi manderà via».
La lunga standing ovation del pubblico del Taormina Film Festival ha salutato Baracoa come qualcosa di più di un semplice film. L’opera diretta da Luis Ernesto Doñas rappresenta l’ultima sceneggiatura firmata da Filippo Ascione e una delle ultime grandi interpretazioni cinematografiche di Giancarlo Giannini. Un lavoro che conferma come il cinema italiano impegnato continui a esprimere talento e qualità, pur faticando spesso a raggiungere il grande pubblico.