Coinvolti Catania e sei centri dell’hinterland: tra i 21 siti visitabili anche il Museo dei Saperi e delle Mirabilie Siciliane di Unict
Intrecci di comunità, di storie e di luoghi. È questa la chiave di lettura delle Giornate Fai di Primavera 2026, che il 21 e 22 marzo apriranno al pubblico con 21 siti distribuiti tra Catania, Misterbianco, Mascalucia, Acireale, Giarre, Piedimonte Etneo e Mineo. Un itinerario diffuso – così come si evince dal concept delle Giornate Fai 2026 intitolato Intrecci di comunità - 5 Racconti di un territorio in costante trasformazione - che attraversa l’intero territorio etneo e lo restituisce come un unico grande racconto, fatto di connessioni, stratificazioni e identità condivise.
Ben cinque gli “intrecci” tematici che guidano questa edizione, mettendo in relazione luoghi, epoche e funzioni diverse in una narrazione coerente e trasversale, capace di unire il centro storico di Catania ai suoi centri limitrofi.
Stilizzati in un fiore colorato, simbolo di crescita e trasformazione, cinque nastri sovrapposti l’uno all’altro a formare l’intreccio completo, che rimandano ognuno a un tema: Intreccio della guida e della responsabilità (colore rosso); Intreccio delle istituzioni civili (arancio); Intreccio della memoria sotterranea (giallo); Intreccio della fraternità e della cura (blu); Intreccio del paesaggio e delle risorse collettive (verde).
Ogni intreccio dialoga con la memoria e il presente dei luoghi. Un’interconnessione voluta per rafforzare la percezione del patrimonio come bene comune, come fonte di benessere collettivo. Un percorso che attraversa i secoli, dal tardo impero romano fino alle espressioni più contemporanee dell’architettura, offrendo una lettura dinamica di un territorio in continua trasformazione.
Ad illustrarlo stamattina, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, i rappresentanti delle Delegazioni Fai e delle istituzioni coinvolte.

Una sala del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane
Un territorio da attraversare: 21 luoghi, 5 intrecci, una sola storia
Ad aprire la conferenza stampa è stata Marilisa Spironello, capo delegazione Fai di Catania. «Le Giornate FAI di Primavera propongono un itinerario culturale ampio e articolato, con 21 aperture distribuite tra Catania, Misterbianco, Mascalucia, Acireale, Giarre, Piedimonte Etneo e Mineo – ha spiegato la dott.ssa Marilisa Spironello -. Un progetto che si configura come un racconto corale del territorio, costruito attraverso l’intreccio tra comunità, istituzioni e luoghi, e guidato da una linea tematica che attraversa i secoli, dal tardo impero romano fino alle espressioni più contemporanee dell’architettura».
Il programma si distingue per la varietà e l’eccezionalità dei siti visitabili, molti dei quali normalmente non accessibili. L’edizione di quest’anno, infatti, si articola in cinque percorsi tematici, pensati come chiavi di lettura di un territorio in continua trasformazione.
«L'intreccio Guida e Responsabilità riunisce le principali aperture ecclesiastiche, tra cui il Palazzo Arcivescovile – visitabile nel Salone Sant’Agata e nel Salone dei Vescovi – e le chiese di Santa Maria dell’Ogninella, progettata dal Vaccarini, e di Sant’Agata al Borgo a Catania oltre al Museo Diocesano e al Seminario vescovile di Acireale che offrono un’immersione nella dimensione spirituale e artistica della città e restituendo tutta la profondità della sua storia millenaria», ha evidenziato nel suo intervento.
Un momento della conferenza stampa
«Il percorso dedicato alla Memoria sotterranea conduce invece nei livelli più profondi della storia cittadina: il Balneum di Piazza Dante ne è un esempio emblematico, affiancato dal Criptoportico al Giardino Bellini, recentemente restaurato grazie ai fondi del Pnrr e restituito alla fruizione pubblica in collaborazione con il Comune di Catania. Un luogo che appartiene alla memoria collettiva, un ambiente termale privato di epoca romana che restituisce uno spaccato significativo della vita delle élite antiche, e che oggi torna a essere vissuto - ha spiegato la Spironello -. A cui si aggiunge a Misterbianco, la Chiesa del Campanarazzu, sopravvissuta all’eruzione del 1669, che testimonia una storia di resilienza profondamente radicata nel territorio, arricchita da opere attribuite ad Antonello Gagini, espressione del Rinascimento siciliano».
«Il filone Intreccio delle istituzioni civili offre l’opportunità di accedere a spazi solitamente non visitabili, come la sede della Banca d’Italia in piazza della Repubblica, esempio significativo di architettura contemporanea inserita in un contesto urbano stratificato; a questo si affiancano altre aperture, tra cui l’ex Villa Bonajuto e il Palazzo delle Finanze», ha evidenziato la docente dell’ateneo catanese.

Catania, il Criptoportico (foto: Il Giornale dell'Arte)
«L'Intreccio della fraternità e della cura, invece, mette insieme la Chiesa di San Martino ai Bianchi in via Vittorio Emanuele II e la Casa Salesiana di via del Bosco a Catania e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio ad Acireale», ha continuato la prof.ssa Spironello.
«Nel quinto filone, Intrecci del paesaggio e delle risorse collettive, l’elegante dimora ottocentesca Borgo Petra di Mascalucia; Palazzo Vescos di Piedimonte, impreziosito dagli affreschi di Giuseppe Sciuti; il Castello di Serravalle di Mineo, che racchiude una straordinaria stratificazione storica, dagli insediamenti greci fino all’epoca aragonese; Villa Fiamingo a Giarre; il Consorzio Acque di Santa Tecla ad Acireale; il Palazzo Martino Fiorini di Acireale; il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane del Palazzo centrale dell’ateneo catanese», ha aggiunto.

La Chiesa del Campanarazzu di Misterbianco
«Pur mantenendo il proprio epicentro a Catania, l’iniziativa si estende ai centri limitrofi, coinvolgendo attivamente i gruppi territoriali di Acireale, Giarre-Riposto, Piedimonte Etneo, Mineo, Misterbianco e Mascalucia – ha aggiunto la docente -. Ne nasce un’azione diffusa che dal centro si irradia verso l’hinterland, con l’obiettivo di rafforzare il senso di appartenenza e costruire una rete culturale condivisa».
Un ruolo centrale è svolto dai volontari del Fondo Ambiente Italiano, veri protagonisti dell’iniziativa: saranno circa mille i ciceroni impegnati sul territorio, molti dei quali studenti, a testimonianza dell’importanza del coinvolgimento delle nuove generazioni nella valorizzazione del patrimonio culturale.
«L’invito rivolto ai cittadini è quello di riscoprire il proprio territorio con uno sguardo nuovo: diventare turisti nella propria città, lasciarsi sorprendere da luoghi spesso ignorati e riconoscere il valore del patrimonio che ci circonda», ha detto in chiusura di intervento la prof.ssa Marilisa Spironello.
Il pubblico presente nell'aula magna del Palazzo centrale
A seguire è intervenuta la prof.ssa Germana Barone, direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane e delegata all’Accreditamento dei musei d’ateneo, che ha sottolineato «il forte legame tra università e FAI, una collaborazione consolidata nel tempo e fondata su obiettivi condivisi».
«Il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane rappresenta un’eccellenza in questo ambito: è infatti uno dei cinque musei universitari italiani accreditati dal Ministero della Cultura, a conferma della qualità delle sue collezioni e delle attività svolte – ha aggiunto -. Nonostante le dimensioni contenute, il museo si configura come uno spazio altamente dinamico, in cui si sviluppano progetti culturali in sinergia con associazioni e realtà del territorio. Particolare attenzione è dedicata all’accessibilità: dal 2018 sono stati sviluppati percorsi e strumenti pensati non solo per l’inclusione, ma per offrire a tutti i visitatori un’esperienza partecipativa e multisensoriale».
Un momento dell'intervento della prof.ssa Germana Barone
Nel corso della presentazione sono intervenute anche le delegate Fai di Giarre e Acireale, Giada Patanè e Felicia Cutolo.
Giada Patanè, capogruppo FAI Giarre-Riposto, ha presentato Villa Fiamingo come una delle aperture più suggestive di questa edizione. «Situata nel territorio di Giarre, la villa, risalente alla metà dell’Ottocento, è legata alla storia della prestigiosa famiglia Fiamingo e ne riflette il prestigio attraverso ambienti riccamente decorati, pavimentazioni originali e un giardino con piante ultracentenarie – ha spiegato -. La visita sarà resa ancora più coinvolgente grazie agli apprendisti ciceroni dell’Istituto “Leonardo”, che accompagneranno i visitatori in un percorso narrativo capace di riportare in vita i protagonisti della storia della villa».
A seguire Felicia Cutolo, delegata scuola del gruppo FAI di Acireale, ha evidenziato la varietà e la qualità delle aperture previste nel territorio acese. I cinque siti visitabili includono il Museo Diocesano, il Seminario Vescovile e la Chiesa del Suffragio, nota per gli affreschi di Paolo Vasta.
«Tra le aperture più significative spicca Palazzo Fiorini, riservato agli iscritti Fai: una dimora privata ancora abitata dagli eredi della famiglia, che conserva intatti arredi, decorazioni e atmosfere tra fine Ottocento e inizio Novecento», ha spiegato la docente del Liceo scientifico “Archimede” di Acireale.
«Per la prima volta, inoltre, l’itinerario si estende ai borghi, con l’apertura del Consorzio delle Acque di Santa Tecla, esempio di archeologia industriale legato alla gestione delle risorse idriche provenienti dall’Etna – ha aggiunto -. A rendere unica l’esperienza contribuiranno oltre 200 apprendisti ciceroni provenienti da cinque scuole del territorio, che arricchiranno le visite con letture, performance e momenti musicali, trasformando ogni tappa in un’esperienza culturale completa e partecipata».

Chiesa del Suffragio di Acireale
Ad intervenire anche il vicesindaco e il presidente del Consiglio comunale di Catania, rispettivamente Massimo Pesce e Sebastiano Anastasi, insieme con Francesco Marino, dirigente superiore della Polizia di Stato direttore del servizio tecnico logistico e patrimoniale Sicilia e Calabria.
Tra i relatori presenti anche don Giuseppe Guliti dell’Arcidiocesi di Catania, don Giovanni D’Andrea direttore Opera Salesiana Sacro Cuore Barriera-Catania, Elda Sprizzi, capo filiale della Banca d’Italia di Catania, e don Pietro Barone Paternò Castello della Confraternita dei Bianchi.