La pellicola di Tawfiq Saleh al centro del quarto incontro del seminario “Le storie, la Storia: mondi arabi al cinema” al Monastero dei Benedettini
Gli ingannati, la pellicola di Tawfiq Saleh, regista e scrittore egiziano, è stata al centro dell’incontro Le storie, la Storia: mondi arabi al cinema nell’ambito del ciclo di seminari Conoscere il mondo islamico.
Ad organizzare l’iniziativa – nell’auditorium del Monastero dei Benedettini -, le docenti Laura Bottini, Mirella Cassarino, Cristina La Rosa, Ilenia Licitra, Rosa Pennisi e Alba Rosa Suriano che hanno deciso di allestire sei incontri per soffermarsi su tematiche di carattere politico-sociale e culturale riguardanti il mondo islamico attraverso le opere cinematografiche.
La pellicola si ispira al romanzo Uomini sotto il Sole di Ghassan Kanafani, fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in cui narra la storia di tre uomini palestinesi che cercano di raggiungere il Kuwait dopo la Nakba, ‘la catastrofe’, ovvero l'espulsione forzata di 700 mila palestinesi dai loro territori verso altre zone (attuale Cisgiordania, Libano, Siria, Giordania e Gaza).
I film sono opere di registi provenienti da diversi paesi (Tunisia, Marocco, Libano, Palestina, Francia) scelti per raccontare eventi storici e problemi sia del passato che del presente.
Dopo la proiezione della pellicola è intervenuto Aldo Nicosia, docente e ricercatore di Lingua e letteratura araba all'Università di Bari “Aldo Moro”, illustrandone i contenuti.

In foto i docenti Aldo Nicosia e Laura Bottini
Il film, uscito nel 1972, è una delle opere principali di Tawfiq Saleh ed è stato prodotto da un organismo pubblico del cinema siriano. È stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del 25° Festival di Cannes e all'ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema di Mosca (dove fu candidato al Premio d'Oro), e al Festival del Cinema di Cartagine del 1972, dove ha vinto il Tanit d'Oro.
Il film prende spunto dal romanzo Uomini sotto il Sole di Ghassan Kanafani, il quale all’età di circa dodici anni è stato espulso dalla Palestina insieme con la sua famiglia. Dopo gli eventi del settembre nero (1970) si è trasferito a Beirut seguendo la resistenza palestinese.
«Non si tratta di un colloquio o di una conversazione, si tratta di un incontro tra una spada e il collo. Questa è una capitolazione, non si tratta di discutere ma di negoziare la resa», ha affermato durante un'intervista del 1970 in merito ai colloqui di pace tra Palestina e Israele.
Nel 1972, a 36 anni, è stato ucciso a Beirut mentre era in macchina con sua nipote poiché considerato una “voce scomoda”.
Il titolo del romanzo Uomini sotto il Sole è emblematico poiché il protagonista è il “sole cocente” di agosto in cui si svolge la vicenda. I tempi diegetici sono due: i flashbacks del 1948 che ci permettono di scoprire il passato dei tre protagonisti e il periodo del 1958, anno in cui si è svolta l'azione principale e in cui i Paesi del Golfo hanno cominciato a sfruttare i giacimenti petroliferi, motivo per cui il Kuwait è diventato meta per tanti immigrati provenienti dalla Palestina e dal resto del mondo arabo.

Un frame del film "Gli ingannati"
Il film è ambientato nel periodo che va dal 1948 (Nakba ‘la catastrofe’) e il 1967 (Naksa ‘la ricaduta’). Dopo il 1967 le cose si complicano per i palestinesi, poiché vivono in un carcere a cielo aperto e in colonie israeliane controllate militarmente. Questo è accaduto a causa della Naksa, la guerra dei sei giorni che porta all'occupazione della Giordania, di Gerusalemme est, delle alture del Golan e del Sinai, in Egitto.
I protagonisti sono tre uomini palestinesi che si incontrano a Bassora, in Iraq, per raggiungere il Kuwait, affidandosi al conducente di un'auto cisterna. Parliamo di tre generazioni differenti, un padre e due giovani, i cui destini si intrecciano nella vana speranza di raggiungere la loro meta, scavando nel loro passato doloroso e nelle tragedie che hanno vissuto.
Un elemento fondamentale è la cisterna in cui si nascondono i protagonisti, che bussano sulle pareti per chiedere aiuto: la cisterna è simbolo di una città, Gaza, sigillata al mondo esterno da almeno vent’anni, e la metafora di un popolo il cui destino dipende totalmente dalla risposta alla loro richiesta d'aiuto.
Il finale del film – come ha evidenziato il prof. Aldo Nicosia - differisce da quello del romanzo: in entrambi i tre protagonisti vanno incontro alla morte, ma la dinamica della morte è completamente differente. Nel film i protagonisti cercano disperatamente di trarsi in salvo bussando sulle pareti della cisterna, richiesta che non verrà udita dal conducente poiché trattenuto durante il controllo dei documenti.

Il prof. Aldo Nicosia
Nel romanzo, invece, i tre protagonisti pare che si arrendano all’ineluttabilità del loro destino, affaticati dal caldo e dall’assenza di acqua. E il conducente, al quale farà eco il deserto stesso, non farà altro che domandarsi «perché, perché, perché» i tre uomini non abbiano chiesto aiuto. Questa è una domanda attuale perché rappresenta una richiesta di aiuto odierna che viene costantemente ignorata.
Il film fu censurato per decenni da molti paesi arabi perché, rispetto ad altre pellicole che mostrano la tragedia palestinese, il protagonista più anziano, ragionando sul proprio destino, palesa una serie di critiche sull’ inazione da parte di leader politici mondiali e tale pensiero è seguito da una serie di vecchie immagini di repertorio in cui leader e personaggi politici del mondo europeo e arabo si incontrano e discutono.
La pellicola non sfrutta l'immagine del palestinese eroe, è un film sovversivo, per svegliare le coscienze, rimane tutt'oggi uno dei più seri, impegnati e determinati nell’indicare le responsabilità.
La questione palestinese è stata liquidata, si parla di profughi, di gente che viene tollerata e che non potrà fare ritorno. Viene evidenziato l'egoismo dei piccoli progetti individuali, il mancato aiuto da parte delle autorità, si critica e si denuncia la passività e la collaborazione contro il progetto palestinese.