A Villa Ardizzone è stato presentato il volume di Mario Calivà. A interloquire con l’autore Vincenzo Asero e Hajdi Xhixha
A 35 anni dall’anniversario dell'arrivo della nave Vlora e dei primi grandi flussi migratori albanesi in Italia, Villa Ardizzone ha ospitato un evento dal forte valore simbolico: la presentazione del libro Memoria, migrazione e libertà: Gli sbarchi albanesi in Italia nei primi anni Novanta di Mario Calivà.
Il libro – edito da Besa Muci (2024) - raccoglie 21 testimonianze dirette dell'esodo albanese avvenuto l’8 agosto del 1991 con lo sbarco a Bari di 20mila albanesi arrivati in Italia in cerca di fortuna. Un volume che ripercorre i drammatici viaggi attraverso l'Adriatico, tra speranze e esperienze di vita in Italia di chi fuggì dal regime post-comunista, spesso descritto attraverso la metafora delle "navi della speranza".
Al fianco dell’autore, nel corso dell’incontro, sono intervenuti i docenti Hajdi Xhixha della UBT-University for Business and Technology di Prishtina nel Kosovo, e Vincenzo Asero dell’Università di Catania, mentre in collegamento la prof.ssa Diana Kastrati.
A moderare la presentazione il giornalista Luigi Provini che ha aperto i lavori. «È sempre un piacere ritrovarsi per parlare di libri soprattutto quando si tratta di storie importanti come quelle che affrontiamo oggi. Non si parla solo di storia, ma di vite reali, di persone che hanno attraversato momenti difficili e che oggi possono finalmente raccontarli».

Profughi della nave Vlora in banchina a Bari (fonte: Novecento.org)
Un incontro che nasce da una collaborazione accademica, quella tra i docenti Asero e Xhixha nell’ambito di programmi di mobilità tra università europee.
«Devo ringraziare l’Università di Catania – ha spiegato il prof. Vincenzo Asero – perché proprio grazie ai progetti di scambio tra docenti è stato possibile creare questo incontro. L’anno scorso ho avuto l’opportunità di essere ospite dell’Università di Pristina, dove ho conosciuto la professoressa Hajdi Xhixha».
Proprio durante quel viaggio Asero si è imbattuto nel libro di Calivà in modo quasi casuale. «Mi trovavo in aeroporto e, mentre aspettavo il volo per Tirana, sono entrato nel bookshop per cercare libri sulla storia del Paese – ha raccontato -. Tra i vari volumi mi ha colpito la copertina azzurra di questo libro. Ho iniziato a sfogliarlo e mi sono accorto subito che l’autore era un arbëresh».
Da quella lettura sono emerse storie che raccontano la vita sotto uno dei regimi più chiusi e repressivi dell’Europa del Novecento. «Sono testimonianze dirette – ha continuato Asero – che vanno dal dramma alla speranza, dalla privazione della libertà al desiderio di riscatto. In tutte queste narrazioni emerge un grande senso di dignità e un forte riconoscimento verso l’accoglienza ricevuta».

Un momento dell'intervento del prof. Vincenzo Asero
Durante l’incontro è intervenuta anche la professoressa Hajdi Xhixha, che ha offerto una prospettiva personale e generazionale su quelle vicende.
«Per me, come albanese, questo libro non è solo un racconto storico, ma è una vita – spiegato -. Negli anni Novanta molti albanesi attraversarono il mare Adriatico per raggiungere l’Italia portando con sé la speranza di libertà. Dietro le immagini che spesso vediamo nei documentari non ci sono numeri, ma persone e storie».
Hajdi ha ricordato anche il ruolo simbolico che l’Italia ha avuto per gli albanesi durante gli anni della dittatura: «Io appartengo alla generazione che ha imparato l’italiano guardando la televisione italiana. Per noi non era soltanto intrattenimento: rappresentava una finestra sul mondo e una connessione culturale e spirituale con l’Italia».
Il libro affronta anche il tema dell’identità e delle radici. «Questi territori – ha osservato Luigi Provini –, rappresentano una forza propulsiva anche per l’Europa. La valorizzazione delle origini e dell’identità può diventare una risorsa per costruire il futuro».

Profughi della nave Vlora in banchina a Bari (fonte: Repubblica.it)
L’autore Mario Calivà nel suo intervento ha spiegato sottolineato il valore della memoria: «Questo è un libro storico, ma prima di tutto è un libro di memoria. Sono passati quasi trentacinque anni dagli eventi raccontati e credo che questi vissuti debbano essere preservati attraverso il racconto».
«L’Albania viveva in un isolamento quasi totale – ha spiegato l’autore – e perfino ricevere qualcuno in casa richiedeva registrazioni e autorizzazioni. In molti casi, bastava una frase sbagliata per essere arrestati».
Un elemento che ha contribuito a incrinare la propaganda del regime fu proprio la televisione italiana: «Quando alcune antenne riuscirono a intercettare i canali italiani molti cittadini iniziarono a dubitare del benessere proclamato dallo Stato».
«Uno degli episodi simbolo raccontati nel libro è quello del 22 giugno 1990, quando un gruppo di giovani sfondò con un camion i cancelli dell’ambasciata italiana a Tirana per chiedere asilo. Pochi giorni dopo, il 26 luglio, 4.813 persone partirono dal porto di Durazzo verso l’Italia. Di queste, 805 decisero di restare, trovando accoglienza nel campo di Restinco», ha aggiunto Calivà.
Accanto ai momenti drammatici emergono anche ricordi che raccontano lo shock culturale dei primi arrivi in Italia: «Molti albanesi – ha ricordato l’autore con un sorriso – non avevano mai visto una banana e la mangiavano senza sbucciarla». Nel concludere il proprio intervento, Calivà ha spiegato che «non mancano però anche storie più amare, come quella di un migrante che venne truffato da un falso amico italiano che gli promise aiuto e gli portò via tutto ciò che possedeva».

Un momento dell'intervento dell'autore Mario Calivà
Dall’emigrazione all’integrazione: storie, sfide e crescita della comunità albanese in Italia
Al termine dell’incontro con i docenti Vincenzo Asero dell’Università di Catania e Hajdi Xhixha della University for Business and Technology di Pristina e con l’autore del libro Mario Calivà sono stati approfonditi alcuni dei temi emersi durante la presentazione.
Come si è evoluto nel tempo il percorso economico della comunità albanese in Italia dopo gli arrivi degli anni Novanta?
«Negli ultimi anni l’Albania ha compiuto importanti passi avanti dal punto di vista economico e sociale. Il Paese sta lavorando per entrare nell’Unione Europea e questo dimostra il percorso di crescita intrapreso. In questo processo sono state fondamentali anche le relazioni con altri Paesi, tra cui l’Italia, che fanno parte della storia dei rapporti tra le due realtà», ha spiegato Vincenzo Asero.
«Secondo quanto emerge anche dalla storia, gli albanesi si sono integrati molto bene nella società italiana. Molti hanno trovato opportunità di lavoro e di crescita e sono riusciti a inserirsi nel tessuto economico e sociale del Paese. Rimane una sfida importante sia per l’Albania sia per l’Italia, ma il percorso di integrazione è stato significativo», ha aggiunto Hajdi Xhixha.
Come sono state raccolte le testimonianze presenti nel libro e con quale criterio sono state selezionate?
«Ho utilizzato il metodo a cascata nell’ambito della ricerca qualitativa – ha spiegato Mario Calivà. Ho contattato una persona che poi mi ha messo in contatto con altre, raccogliendo così le testimonianze più significative. L’intervistato è un testimone qualificato, esperto della propria storia personale».
«Alcuni racconti mostrano anche lo shock culturale dei primi arrivi in Italia: per esempio molti albanesi non avevano mai visto una banana e la mangiavano senza sbucciarla – ha aggiunto l’autore -. Un mio amico, dopo aver visto i telefilm su Italia 1, pensava che il pastore fosse quello che sta in chiesa. C’è anche la storia di un albanese che fu truffato da un finto “fratello” italiano che gli portò via tutto ciò che aveva nel camper promettendogli di portargli cose nuove il giorno dopo».