Al cinema Ariston di Catania il film di Berardo Carboni: una favola per riscoprire l’ambiente, l’immaginazione e la forza di credere nel cambiamento
Ci sono film che lasciano davvero il segno, così come nel caso di Greta e le favole vere, il film presentato poche settimane fa al Giffoni Festival e sbarcato direttamente a Catania per una serata unica e rara sotto molteplici punti di vista.
Al cinema Ariston di Catania si è tenuta una proiezione molto speciale, alla quale hanno preso parte il regista Berardo Carboni e due delle attrici protagoniste del film, DonatellaFinocchiaro e RobertaPalumbo, che hanno presentato la storia di Greta e di come le “favole” ancora oggi siano uno strumento davvero molto importante per far arrivare più velocemente vari messaggi.
È stato parere comune, infatti, che Greta e le favole vere non sia soltanto un film destinato ai bambini, ma ha l’obiettivo di risvegliare anche negli adulti delle emozioni latenti che da sempre fanno parte del quotidiano.
Questo è quello che si capisce fin dalla prima scena: troviamo subito Sabrina Impacciatore, splendida come sempre, successivamente Raoul Bova e la presenza di questo orso polare che si trova nella sua gabbia. Il messaggio arriva diretto al punto: non è semplicemente l’orsetto quello che abbiamo davanti, ma rappresenta la gabbia in cui siamo intrappolati adesso e non ce ne rendiamo nemmeno conto. Inoltre, l’orso rappresenta anche un collegamento con l’infanzia degli adulti, in questo ricorda proprio l’orsetto polare della Coca-Cola, simbolo del noto brand negli anni ’80 e gli anni ’90,
Tutto il viaggio di Greta insieme all’amico Sauro, interpretati da Sara Ciocca e Mattia Geraci, rappresenta un excursus emozionante alla scoperta di ciò che siamo sempre stati e che i bambini vogliono scoprire, ma gli adulti hanno dimenticato. L’analogia con Greta Thunberg non è casuale, collegata a un nuovo modo di vivere, alla difesa della natura, a un mondo contaminato dall’odio. Al tempo stesso, ci riporta anche alla nostra noncuranza, che sta intaccando non solo il genere umano, ma tutto ciò che lo circonda, natura compresa.
Il viaggio che viene intrapreso da Greta e i suoi complici per riportare l’orso polare a casa, lontano dai bracconieri che l’avevano segregato, vuole portare a una riflessione molto importante: ovvero che il nostro mondo ha bisogno di noi come noi abbiamo bisogno di lui.

Un momento della presentazione del film
«Greta e le favole vere», tra incanto e cambiamento climatico. Il regista Berardo Carboni racconta la nascita del film
Dall’incontro tra l’immaginario di E.T. e la figura di Greta Thunberg nasce un film per famiglie che unisce incanto e sensibilità ambientale. Attraverso la metafora dell’orso polare, il regista affronta il cambiamento climatico e riflette sull’importanza di recuperare, soprattutto nei più giovani, la capacità di immaginare, condividere e credere nella possibilità di un cambiamento. La favola diventa così uno strumento educativo per trasmettere valori e guardare al futuro con occhi nuovi.
Un evento unico e raro a Catania: la presentazione di un film insieme al suo regista, pronto a raccontarci come è nata questa storia. Conosciamo la trama del film, ma da dove nasce l’ispirazione per raccontare la storia di Greta?
Il film nasce dalla volontà della produzione di realizzare un film per famiglie. Io venivo da un percorso prevalentemente legato al cinema drammatico, anche se nei miei film avevo sempre utilizzato elementi di animazione. La produzione mi ha quindi proposto di cimentarmi con il genere family. A quel punto ho pensato ai film che mi avevano formato, come La storia infinita ed E.T., e soprattutto a quest’ultimo. Con E.T. in testa, mi sono ritrovato a Pezza del Popolo, dove partecipavo a un incontro con Greta Thunberg. È lì che è scattata la scintilla. Diciamo che Greta Thunberg ed E.T. sono stati i due elementi alla base di Greta e le favole vere.
Nel film compare anche un orsetto bianco. Qual è il messaggio che questa figura vuole trasmettere, soprattutto ai bambini che vedranno il film?
L’orso polare è un animale simbolo del cambiamento climatico ed è diventato una metafora molto concreta di ciò che sta accadendo al nostro pianeta. Nel film si ritrova progressivamente privato del proprio habitat, mentre i territori in cui vive si sciolgono. Il tema del cambiamento climatico è affrontato in maniera molto netta, ma allo stesso tempo accessibile anche a un pubblico molto giovane. L’orso, però, ha anche un'altra funzione: è una sorta di portale verso l’universo magico di Greta. Per questo conserva un aspetto dolce e incantato. Di fronte a un problema così grande e complesso, credo sia fondamentale non perdere la capacità di immaginare, di pensare che tutto sia ancora possibile. Del resto, la storia dell'umanità è andata avanti proprio attraverso una serie di eventi che, prima di accadere, sembravano impossibili.

L'orso polare in un frame del film
Nel cast troviamo nomi importanti, come Sara Ciocca e Raúl Bova. Com’è stato lavorare con due interpreti così diversi per età e percorso professionale?
Sono stati due rapporti molto diversi. Con Sara Ciocca il film è stato praticamente costruito insieme. Lei è anche un’attivista e si è appassionata molto al progetto. È arrivata attraverso un provino: nonostante abbia già lavorato moltissimo, è ancora molto giovane e abbiamo quindi voluto incontrare diversi attori della sua generazione prima di sceglierla. Raúl Bova, invece, porta con sé un patrimonio professionale e una storia artistica molto importanti. La sua scelta aveva anche un forte valore simbolico, legato alla sua immagine e alla sua forza iconica. Avevo bisogno di costruire il personaggio di un uomo buono, di un attivista che, però, a un certo punto è diventato disilluso. Mi sembrava che Raúl, anche per il suo percorso professionale e per ciò che rappresenta, potesse incarnare perfettamente queste caratteristiche.
Il messaggio del film è molto forte, ma sembra esserci anche l’esigenza di recuperare qualcosa che abbiamo perso: il senso dell’incanto, delle favole.
Assolutamente sì. Viviamo in un mondo profondamente disincantato, spesso cinico, nel quale prevale l’idea che ciascuno debba pensare a se stesso. Invece credo sia necessario recuperare una dimensione non materiale, una dimensione incantata e, soprattutto, condivisa. Non parlo necessariamente di una dimensione spirituale, che potrebbe essere ricondotta alla religione, ma della capacità di tornare a credere nella possibilità di qualcosa che vada oltre l’individualismo. L’incanto serve anche a questo: a ricordarci che possiamo immaginare un mondo diverso e costruirlo insieme.
Un’ultima domanda prima di lasciarla andare: quanto è importante che i bambini, attraverso le favole, imparino ad approcciarsi in modo diverso al mondo e, in particolare, alle grandi questioni ambientali che stiamo vivendo?
Credo che la favola sia uno strumento particolarmente efficace. La favola, per sua stessa natura e per il suo archetipo narrativo, contiene una morale e offre la possibilità di trasmettere dei valori in maniera semplice e immediata. Penso quindi che delle favole capaci di restituire l’incanto, ma anche un sistema di valori netto e chiaro, possano essere uno straordinario strumento educativo. Soprattutto oggi, possono aiutare i bambini a guardare il mondo con occhi diversi e a comprendere che prendersene cura è una responsabilità che riguarda tutti.

Il cast del film
Sara Ciocca: «Non si è mai troppo piccoli per fare la differenza»
Nel film Greta e le favole vere, Sara Ciocca interpreta Elena, giovane attivista al fianco della protagonista nella missione per riportare l’orso polare al Polo Nord. In questa intervista racconta l’esperienza sul set, l’incontro con i veri attivisti di Fridays for Future, il valore di una favola capace di trasformarsi in realtà e il messaggio del film: anche chi è molto giovane può contribuire a cambiare le cose.
A Catania abbiamo avuto l’occasione rara di presentare un film insieme al regista e ad alcuni degli interpreti. Ci racconti il tuo personaggio?
Il mio personaggio si chiama Elena ed è un’attivista. Aiuta la protagonista, Greta, nella sua missione per riportare l’orso polare al Polo Nord, nel suo habitat naturale. È stata un’esperienza molto divertente ed emozionante, anche perché è un film che, vedrete, riesce davvero a coinvolgere.
Nel film sono stati coinvolti anche alcuni veri attivisti di Fridays for Future. Com’è stato lavorare con loro?
È stata un’esperienza molto bella. Il film è stato girato tra Roma e il Trentino e c’è una scena in cui siamo su una barca insieme agli attivisti. In quel momento ho avuto quasi la sensazione di vivere davvero quella situazione, non semplicemente di interpretarla. Il loro coinvolgimento ha reso tutto ancora più autentico.
Abbiamo parlato dell’importanza di tornare alla favola e all’incanto, ma anche della forza del messaggio che il film vuole trasmettere. Da attrice, quanto senti la responsabilità di far arrivare questo messaggio al pubblico attraverso la tua interpretazione?
Credo che il messaggio arrivi già attraverso la storia. Molte persone, ancora prima di vedere il film, mi chiedono: «Greta e le favole vere: che cosa significa?». È un titolo particolare e il suo significato si comprende davvero soltanto guardando il film. Le favole, infatti, a volte possono diventare vere. Questo rende il messaggio anche molto personale e, per me, è stato un grande onore interpretare un ruolo all’interno di una storia che porta con sé un significato così importante.
Qual è, secondo te, il messaggio principale del film?
Che non si è mai troppo piccoli per fare la differenza.
Nel cast ci sono interpreti di grande esperienza, come Raúl Bova e Sabrina Impacciatore. Com’è stato condividere il set con loro?
È stato bellissimo. Oltre a essere attori straordinari, sono anche persone straordinarie. Ognuno di loro è molto diverso e proprio per questo è stato interessante condividere non solo il lavoro sul set, ma anche i momenti fuori dal set e avere l’opportunità di conoscerli.
Un aneddoto particolare che ricordi del set?
In questo momento non me ne viene in mente uno in particolare, anche perché bisogna ricordare che il film è stato girato ben cinque anni fa. La sua realizzazione ha poi incontrato alcune difficoltà, soprattutto per quanto riguarda l’orso polare, che è uno dei protagonisti della storia. Naturalmente non si poteva utilizzare un animale vero e si è scelto di realizzarlo in CGI. Alla fine si è rivelato un lavoro molto più complesso di quanto si potesse immaginare. Forse questo è proprio uno degli aneddoti più curiosi del film: quando vedrete l’orso sullo schermo, saprete che dietro c’è stato un lungo e impegnativo lavoro di realizzazione.

Un momento della presentazione del film