Nel Bookshop del Monastero dei Benedettini è stato presentato il libro di Aldo Nicosia
«Shahìd in arabo significa ‘il martire’, ma se spostiamo l'accento sulla “a” diventa Shàhid ovvero ‘il testimone’, c’è questo campo semantico tra la testimonianza e il martirio. Per i palestinesi, chi muore anche senza essere un combattente è comunque un martire, che ha come destinazione il paradiso». Con queste parole il professore Aldo Nicosia dell’Università “Aldo Moro” di Bari ha aperto la presentazione del libro Ho ancora le mani per scrivere. Testimonianze del genocidio a Gaza.
L'evento si è tenuto, nei giorni scorsi, nel Bookshop del Monastero dei Benedettini del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania. L'iniziativa è stata curata dal Diga in collaborazione con Officine Culturali e la presentazione è stata moderata da Salvatore Marano, componente del Diga (osservatorio Diseguaglianze, Informazione, Guerre e Ambiente) e associato di Letterature Anglo-Americane. Ad accompagnare l’intervento dei docenti la lettura di alcune poesie e racconti contenuti nel libro, ad opera di uno studente in rappresentanza della comunità ProPal.
La presentazione si è aperta con i saluti di Manuela Lupica, direttrice di Officine Culturali, e con un'introduzione del professore Marano che ha ribadito come «il libro, nato dalla mente di un letterato palestinese, è una grande testimonianza di qualcosa che purtroppo i media occidentali hanno cancellato, tenuto nascosto o hanno messo tra parentesi rispetto ad altre narrative». «Ci restituisce l'altro specchio che è stato cancellato, demonizzato o disumanizzato», ha aggiunto.
Il libro Ho ancora le mani per scrivere. Testimonianze del genocidio a Gaza, pubblicato da Roma: Edizioni Q, 2025 e curato da Aldo Nicosia, è una raccolta di 222 testimonianze, scritte dai superstiti, che raccontano l'orrore che sta accadendo a Gaza. È la traduzione italiana del volume curato da Samer Al-Majali e pubblicato da Tadween House di Amman, primo del progetto “Gaza Writes” del poeta palestinese Musa Hawamdeh in collaborazione con istituzioni arabe e internazionali. Il ricavato della vendita andrà in beneficenza all'associazione Gazzella che opera nella striscia di Gaza dal 2000, a sostegno della popolazione palestinese.

In foto da sinistra i docenti Aldo Nicosia e Salvatore Marano
I brani sono stati scritti da persone comuni che hanno utilizzato le piattaforme social per raccontare e denunciare gli orrori del genocidio in corso. Al suo interno si cerca di dare spazio a tutte le voci, ci sono testimonianze di medici, di casalinghe, di professori, di giovani e di anziani. Non si può catalogare il libro in un unico genere poiché ci sono manifesti, lettere d'amore, poesie, richieste o spot pubblicitari. L'unico criterio è la data, infatti si possono riscontrare argomenti comuni: ci sono brani dedicati alla festa del sacrificio, così come nel periodo scolastico si parla di come i ragazzi perderanno la scuola.
«Il libro viene considerato il diario di tante persone e rappresenta un omaggio a queste vittime che sono state incastrate. Gaza, da circa vent'anni, è come una cisterna infuocata da morte e distruzione», ha affermato il professore Aldo Nicosia.
Per quanto riguarda il lavoro di traduzione, Aldo Nicosia ha deciso di svolgere questo progetto coordinando circa 45 colleghi tra i quali italianisti di origine araba e studenti. «Volevo sollecitare i colleghi un po' silenti e chiusi nei loro mondi accademici e ognuno poteva tradurre ciò che voleva – ha aggiunto -. È stato un processo un po' maieutico e l’obiettivo era che ogni collega sentisse la libertà di presentarlo agli studenti.»
Aldo Nicosia ci tiene a ribadire l'importanza di queste testimonianze perché spesso le persone prendono la parola su Gaza senza sapere veramente cosa accade al suo interno. L'obiettivo è dare voce a quelle persone che oggigiorno non ce l'hanno più o quelle persone la cui voce è stata azzerata o modificata.
«Queste testimonianze faranno la storia, le loro voci sono scritte lì. Siamo agli antipodi della fiction ma il paradosso è che è una realtà vissuta a chilometro zero perché chi racconta si trova là. È un genere agli antipodi della fiction ma è una realtà così assurda che supera anche la fiction», ha spiegato il docente.
A seguire Alessandro Lutri, professore associato di Discipline Antropologiche, è intervenuto con una sua considerazione personale dopo aver letto il libro. «Ho trovato un grandissimo valore antropologico in queste testimonianze – ha detto -. In una situazione di censura delle voci questa raccolta dà la possibilità di conoscere voci di diverso tipo».

In foto un momento dell’intervento del prof. Alessandro Lutri
«Ha un grande valore antropologico perché a volte c'è difficoltà a capire di cosa si parla rispetto ad altri studi, devi aver avuto esperienza, anche della vita, e questi testi ci permettono di capire cosa vivono e sentono le persone durante questo conflitto ancora in corso – ha aggiunto il prof. Lutri -. Hanno un grande valore perché danno la possibilità di conoscere la voce di persone che stanno vivendo queste situazioni drammatiche sulla loro pelle, si cerca di immedesimarsi il più possibile e di entrare in empatia con loro».
In copertina troviamo l’opera “Movement” di Mohammed Alhaj, che annuncia la presenza dei lavori di artisti palestinesi che sono ancora prigionieri e vittime dei bombardamenti a Gaza, tra i quali Azza Shaikh Ahmad, Maisara Barud, Kholoud Hamad e Rufaida Sehwaii. Queste testimonianze grafiche, unite ai testi contenuti nel libro, riaccendono un bagliore di speranza e rivolgono un appello alla solidarietà internazionale.
Tra le testimonianze dei diversi superstiti, eccone una tratta dal libro: «Ecco le olimpiadi senza tempi né oro, né tifosi e nemmeno linea del traguardo. Bambini costretti al salto in lungo, donne che non possono far altro che correre, uomini che nuotano a farfalla per recuperare un pasto gettato in mare. È una gara tra chi riesce a sopravvivere una notte in più senza essere improvvisamente ridotto a pezzi. Di che metallo è fatto questo squallido mondo, un luogo d'oro e un altro di piombo».