Lo studio sul ripascimento e Nature-Based Solutions per difendere dall’erosione le antiche cetarie di Portopalo ha conquistato il premio “10 Tesi per la Sostenibilità”
Come proteggere un patrimonio archeologico millenario senza separarlo dal mare che ne ha segnato la storia? È la domanda al centro della tesi di laurea magistrale di Emanuele Savoca, laureato del Dipartimento di Ingegneria Civile-Industriale e Architettura dell’Università di Catania e oggi dottorando in Difesa dai rischi naturali e transizione ecologica del costruito nello stesso ateneo.
La risposta arriva dalla natura stessa: un intervento di ripascimento costiero, progettato attraverso avanzati modelli idro-morfodinamici, può contribuire a difendere dall’erosione e dalle mareggiate le antiche cetarie di Portopalo di Capo Passero, riducendo al tempo stesso il rischio di allagamento e preservando l’equilibrio paesaggistico della costa.
«I beni archeologici costieri – spiega Emanuele Savoca – rappresentano una testimonianza concreta del rapporto che, nel corso della storia, lega le comunità al mare. La loro posizione, tuttavia, li espone direttamente all'azione delle onde, all'erosione e agli allagamenti, fenomeni destinati a intensificarsi a causa dei cambiamenti climatici. Gli interventi devono quindi salvaguardarne il valore storico senza compromettere l'equilibrio ambientale e la qualità del paesaggio costiero».
È proprio da questa esigenza che prende forma la ricerca, sviluppata sotto la supervisione della prof.ssa Rosaria Ester Musumeci, con correlatori gli ingegneri Massimiliano Marino e Sofia Nasca.
La tesi - dal titolo Valutazione della dinamica costiera e ipotesi di protezione delle cetarie ellenistiche e romane di Portopalo di Capo Passero - propone un approccio nel quale tutela del patrimonio culturale, adattamento ai cambiamenti climatici e sostenibilità ambientale non sono più obiettivi separati, ma parti di un'unica strategia.
Per il carattere innovativo e per la capacità di coniugare ingegneria, tutela del patrimonio culturale e sostenibilità, la tesi di Emanuele Savoca ha ricevuto una menzione di merito nella seconda edizione del premio di laurea 10 Tesi per la Sostenibilità.
L'iniziativa è promossa da Fondazione Symbola, Università Luiss Guido Carli e Unioncamere, con il sostegno di Deloitte Climate & Sustainability, in collaborazione con il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, la Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile (Rus) e il Consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e tecnologia dei materiali (Instm), con il patrocinio della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) e del Ministero dell'Università e della Ricerca.
Un riconoscimento che valorizza non soltanto il risultato accademico, ma anche una ricerca capace di affrontare una delle sfide più attuali: proteggere la memoria del passato costruendo, attraverso soluzioni sostenibili, un futuro più resiliente per le nostre coste.

L'area archeologica di Portopalo di Capo Passero
Quando la natura diventa una soluzione per salvare la storia
Il complesso archeologico delle ceterie ellenistiche e romane di Portopalo di Capo Passero, affacciato sul mare della Sicilia sud-orientale, costituisce uno dei più importanti impianti antichi del Mediterraneo destinati alla lavorazione del pesce e alla produzione del garum e di altre salsamenta.
Oltre cinquanta vasche, testimonianza concreta dell'antico rapporto tra le comunità e il mare, che oggi si trovano però a pochi metri dalla linea di costa e sono sempre più esposte all'azione delle mareggiate, all'erosione e agli allagamenti, fenomeni destinati ad aggravarsi con gli effetti dei cambiamenti climatici.
Il cuore dello studio è l'impiego di una Nature-Based Solution, il ripascimento costiero, come alternativa alle tradizionali opere rigide di difesa. L'obiettivo è creare una protezione capace di assorbire gli effetti delle mareggiate e contrastare l'erosione, integrandosi al tempo stesso con gli ecosistemi e con il paesaggio costiero.
Per verificare l'efficacia dell'intervento, la ricerca ha analizzato il clima ondoso dell'area attraverso i dati di rianalisi meteomarina del programma europeo Copernicus, individuando le principali direzioni di attacco delle onde.
Sono stati quindi elaborati diversi scenari mediante la catena modellistica SWAN-XBeach, mettendo a confronto le condizioni attuali con quelle previste dopo la realizzazione del ripascimento.
I risultati mostrano un significativo potenziale di protezione. L'intervento permetterebbe di ridurre di circa il 15% l'area allagata nel sito archeologico, mentre i volumi d'acqua diminuirebbero di almeno il 32% per mareggiate con tempo di ritorno di 25 anni e di almeno il 44% per quelle con tempo di ritorno di 50 anni. Il ripascimento risulterebbe inoltre stabile, con avanzamenti residui medi della spiaggia dopo le mareggiate compresi tra 19 e 22 metri.
Lo studio evidenzia così come la protezione del patrimonio archeologico costiero possa passare non necessariamente dalla costruzione di nuove barriere, ma da interventi capaci di lavorare insieme alla natura. Una prospettiva particolarmente significativa in un contesto nel quale i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più vulnerabili i siti culturali affacciati sul mare.
Emanuele Savoca