Il messaggio di Masato Tomonaga, scienziato di fama internazionale e sopravvissuto al bombardamento di Nagasaki, intervenuto all’Orto Botanico sulle conseguenze umane, ambientali e scientifiche dell’atomica
“Il mio sogno è quello di vedere un mondo libero dal nucleare”. Con questa affermazione, Masao Tomonaga, docente dell’Università di Nagasaki in Giappone, ha aperto il suo intervento incentrato sulla costruzione di una fiducia concreta nell’umanità per allontanarsi definitivamente dalla minaccia nucleare.
In un'aula "Giacomini" dell’Orto Botanico dell'Università di Catania piena di studenti, ricercatori e docenti, Tomonaga è intervenuto con un video messaggio all’incontro dal titolo "La mia attività per la pace e l'amore per l'umanità" offrendo una testimonianza diretta sulle conseguenze della bomba atomica, sul lavoro clinico svolto a Nagasaki a favore delle vittime e sulle attività internazionali per la pace e il disarmo nucleare.
Una giornata di studio dedicata alle conseguenze umane, ambientali e scientifiche della tragedia di Hiroshima e Nagasaki e alla promozione della cultura della memoria, non come mera rievocazione storica, ma come strumento di analisi critica della realtà contemporanea, che assume oggi un valore ancora maggio alla luce del contesto geopolitico segnato da crescenti tensioni internazionali.

Un momento dell'intervento del prof. Masao Tomonaga
Testimone diretto dell’evento bellico del 1945 e sopravvissuto alle conseguenze dell’atomica, Masao Tomonaga, emerito della Facoltà di Medicina dell’Università di Nagasaki e vicepresidente dell’Independent Scientific Panel on the Effects of Nuclear War delle Nazioni Unite, ha illustrato analisi scientifiche indipendenti condotte per le Nazioni Unite delineando il quadro degli effetti a lungo termine delle radiazioni sul corpo umano e sulla psiche.
Lo scienziato, nel ruolo di membro di un gruppo di studi che si sta occupando delle possibili guerre nucleari per comprendere quali potrebbero essere le conseguenze per l’umanità e per il pianeta, ha posto particolare rilievo alla descrizione delle patologie oncologiche e dei disturbi post-traumatici da stress (PTSD) che, a distanza di ottant'anni dalle due esplosioni, continuano a interessare la popolazione dei sopravvissuti, i cosiddetti Hibakusha.

Un momento dell'incontro
Alla lettura del testo dello scienziato Tomonaga, è seguito l’intervento di Wakako Saito, professoressa all’Università di Aichigakuin di Nagoya in Giappone, dove insegna lingua e cultura italiana.
La docente ha riflettuto su come l’incontro le abbia permesso di capire più a fondo la sua cultura giapponese e ha inoltre evidenziato la duplice attualità della minaccia nucleare: “Da un lato il rischio di una escalation militare, dall'altro le devastanti implicazioni ecologiche che tali conflitti comporterebbero per i decenni a venire”.
“Dopo 80 anni le due campane di Nagasaki hanno suonato di nuovo insieme", ha evidenziato Wakako Saito che ha raccontato una storia di speranza, quella della campana di Santa Kateri, distrutta in seguito all’esplosione della bomba atomica. “Quando la chiesa è stata ricostruita solo una delle due campane era sopravvissuta e una delle due torri è rimasta vuota, fin quando un americano non ha raccolto i fondi necessari per permettere la costruzione della campana mancante", ha detto la docente.
“Se siamo tutti uguali il sapore del mondo sparisce”, ha aggiunto in chiusura di intervento la professoressa Saito, che ha invitato tutti i presenti “a perdonare e a prediligere la pace e il rispetto del prossimo”.

Il pubblico presente nell'aula "Giacomini" dell'Orto Botanico
In apertura dell’incontro la professoressa Margherita Ferrante, delegata alla Terza missione dell’Università di Catania, ha evidenziato che “oggi è veramente importante non dimenticare per non porre più le basi storiche di quello che è accaduto, ma occorre ricordare il dolore delle vittime e percorrere la strada del perdono”.
Ad introdurre gli ospiti la prof.ssa Anna Sortino insieme con i docenti Lino Cirincione, direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche e Geologiche Ambientali, e Gian Pietro Giusso del Galdo, direttore dell’Orto Botanico.
Nei loro interventi è stato rimarcato il ruolo dell'Università di Catania quale presidio di pace e centro di diffusione di una consapevolezza scientifica applicata alla salvaguardia dell'umanità.
L’evento si concluso con un vero e proprio gesto di pace da parte dei due ospiti giapponesi che hanno donato ai presenti un origami, simbolo della lotta contro gli effetti che le tragedie di Hiroshima e Nagasaki hanno avuto sul popolo giapponese e che hanno ancora oggi nel ricordo di ognuno di noi.

Un momento dell'incontro