Il precedente giurisprudenziale tra interpretazione e innovazione

Al convegno promosso dall’Università di Catania, gli esperti hanno evidenziato il ruolo chiave del tema per garantire fiducia, trasparenza e coerenza nell’ordinamento

Nadia Ruffino e Irene Persano

Il precedente giurisprudenziale svolge una funzione chiave: orienta le decisioni dei giudici e l’azione della pubblica amministrazione, garantendo uniformità e prevedibilità. Sono gli elementi essenziali per assicurare la certezza del diritto, insieme a trasparenza e accessibilità, pilastri della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In questo contesto è centrale anche il rapporto con la giustizia europea, le cui decisioni hanno effetto immediato negli ordinamenti nazionali, talvolta incidendo profondamente su assetti consolidati. Da qui la necessità di un dialogo costante tra corti e di un linguaggio giuridico condiviso. 

Su questi temi di grande attualità per la giustizia amministrativa sono intervenuti – nelle due giornate del convegno intitolato La Giurisprudenza Amministrativa - Precedente giurisprudenziale amministrativo: Interpretazione, uso, divulgazione - numerosi docenti provenienti da vari atenei italiani, tra cui alcuni “maestri” del diritto amministrativo, insieme con magistrati, e con presidenti del Consiglio di Stato, tribunali amministrativi regionali e componenti del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.

Un momento di confronto scientifico e di formazione professionale pensato e realizzato in sinergia tra il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania, l’Ufficio Studi e formazione e l’Ufficio del Massimario della giustizia amministrativa grazie all’organizzazione scientifica curata dal docente Giovanni Fabio Licata, e dai magistrati Calogero Commandatore, coordinatore dell’Ufficio Massimario della giustizia amministrativa, e Daniela Di Carlo, coordinatrice dell’Ufficio Studi e formazione della giustizia amministrativa.

L’iniziativa – che ha preso il via nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, per poi proseguire nei locali di Villa Cerami, sede del Dipartimento di Giurisprudenza – ha permesso di delineare e ricercare una «cultura giudiziaria comune» tra università e magistratura, ai vari operatori del diritto, affrontando temi cruciali come la prevedibilità delle decisioni e l’impatto delle nuove tecnologie.

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

L’università come spazio aperto

L’apertura dell’evento è stata affidata al rettore Enrico Foti che, ricordando la recente lectio magistralis del presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti, ha sottolineato come «questo evento costituisce un’occasione preziosa per rafforzare il dialogo tra università e istituzioni, tra ricerca accademica e pratica giuridica». «Un dialogo che riteniamo fondamentale per formare professionisti consapevoli, capaci di interpretare le trasformazioni del diritto e di rispondere alle sfide sempre più complesse della società contemporanea – ha aggiunto il rettore -. In questo senso, iniziative come questa incarnano pienamente la missione dell’Università di connettere sapere, istituzioni e società, e trasformano il nostro ateneo in una piccola capitale del diritto amministrativo».

Successivamente è intervenuto Gabriele Carlotti, presidente aggiunto del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, che si è soffermato sulla necessità di una maggiore sinteticità nelle sentenze: «Noi magistrati amministrativi dovremmo scrivere di meno, non un po’ di meno, ma molto di meno». Il richiamo alla brevità è stato ripreso dal presidente del Tar Sicilia Salvatore Veneziano, il quale ha però evidenziato «la complessità di conciliare la sintesi con il dovere dell’esattezza delle motivazioni richiesto nei vari gradi di giudizio».

Il presidente del Tar Catania, Pancrazio Savasta, invece, ha spostato l'attenzione sul precedente inteso «non come limite invalicabile, ma come strumento di evoluzione per rispondere alle esigenze sociali». Un monito particolare, ha aggiunto, è stato rivolto all'uso dell'intelligenza artificiale, che non deve trasformarsi in uno «strumento di sostituzione del pensiero» del giudice. 

Su una linea simile si è espresso il presidente del Tribunale di Catania Mariano Sciacca che ha ricordato come «la prevedibilità deve rimanere umanamente sorvegliata per non disperdere la riserva di umanità di fronte alla velocità dei sistemi tecnologici». Hanno completato il quadro dei saluti gli interventi dell'Avvocato distrettuale dello Stato Angela Palazzo, del consigliere dell’Ordine degli Avvocati Elio Guarnaccia, del presidente della Camera amministrativa siciliana Edoardo Nigra e del direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Salvatore Zappalà.

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Uniformità e prevedibilità: il ruolo chiave del precedente nella giustizia amministrativa

«Il precedente giurisprudenziale ha una doppia valenza: segna il percorso da seguire per i giudici e indirizza l’azione della pubblica amministrazione», ha spiegato Carmine Volpe, presidente aggiunto del Consiglio di Stato, che ha proseguito evidenziando «che l’esigenza di base, in ambito giurisprudenziale, è l’uniformità delle decisioni e dei provvedimenti. Perché questa venga soddisfatta c’è bisogno di prevedibilità».

E sulla certezza del diritto, il presidente Volpe ha precisato che «i cittadini nelle istituzioni vogliono sempre trovarsi davanti a una buona amministrazione imperniata su certezza, trasparenza e accessibilità». 

Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il rapporto con la giustizia europea. «Le decisioni prese dalla Corte di Giustizia costituiscono diritto europeo immediatamente applicabile nell'ambito dell'ordinamento giuridico negli Stati membri», ha ricordato Volpe. 

«Talvolta le sentenze possono avere un “effetto bomba a mano” sugli istituti nazionali consolidati, ponendosi in contrapposizione al diritto interno – ha detto -. Per questo motivo è necessario che i giudici amministrativi e la Corte di Giustizia condividano un linguaggio comune e siano pronti ad ascoltarsi a vicenda».

«L’Ufficio Studi e formazione e l’Ufficio del Massimario della giustizia amministrativa in questa visione devono agire come un contenitore di idee per garantire l'indipendenza e la qualità della funzione giurisdizionale», ha aggiunto.

In chiusura, il presidente Carmine Volpe ha ricordato che «è bene studiare la legge con un approccio critico» e che nonostante sia fondamentale basarsi sul precedente, fare le cose «solo perché le abbiamo sempre fatte così» non è sempre la risposta giusta. 

Un momento dell'intervento del presidente aggiunto del Consiglio di Stato, Carmine Volpe

Un momento dell'intervento del presidente aggiunto del Consiglio di Stato, Carmine Volpe

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