A Villa delle Favare presentati la mostra fotografica e il volume edito da Inail dedicati alla vicenda della fluoro-edenite. Un percorso di restituzione al territorio che unisce ricerca scientifica, tutela della salute pubblica e partecipazione della comunità
Memoria, ricerca e prevenzione si intrecciano nella mostra fotografica Il Respiro di Biancavilla, inaugurata nei giorni scorsi a Villa delle Favare, a Biancavilla. Un’iniziativa che ha registrato anche la presentazione dell’omonimo volume pubblicato da Inail nel 2025, realizzato da Daniela Bellomo, Caterina Ledda, Valentina Brancaforte e Diana Artuso.
Il percorso espositivo - curato da Valentina Brancaforte con fotografie d’archivio di Daniela Bellomo, e visitabile fino al prossimo 28 giugno - ricostruisce una vicenda di grande rilevanza sanitaria, ambientale e sociale, restituendo voce e immagini a una comunità che ha dovuto confrontarsi con un rischio invisibile e, per lungo tempo, sconosciuto.
Che cos’è la fluoro-edenite
La fluoro-edenite è un minerale di origine naturale appartenente alla famiglia degli anfiboli. È stata identificata nelle rocce vulcaniche dell’area di Monte Calvario, nel territorio di Biancavilla. Il suo nome deriva dalla presenza di fluoro nella struttura chimica del minerale.
La fluoro-edenite può presentarsi in differenti forme. Dal punto di vista sanitario, l’attenzione riguarda soprattutto la sua forma fibrosa o asbestiforme. In determinate condizioni, le fibre possono separarsi dalla roccia, disperdersi nell’aria ed essere inalate. Per dimensioni, forma e comportamento biologico, queste fibre presentano caratteristiche assimilabili a quelle dell’amianto.
Nel 2017 la International Agency for Research on Cancer, agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato l’anfibolo fibroso di fluoro-edenite come cancerogeno per l’uomo, Gruppo 1, sulla base delle evidenze disponibili relative al mesotelioma.
La vicenda di Biancavilla presenta una caratteristica peculiare: non si tratta di una contaminazione prodotta da un impianto industriale o dall’impiego intenzionale di amianto. La fluoro-edenite è naturalmente presente nelle rocce laviche del territorio. Per decenni, tuttavia, il materiale proveniente dalle cave di Monte Calvario è stato utilizzato nell’edilizia locale, nella realizzazione di intonaci e malte, nei riempimenti e nella costruzione di strade.
La progressiva frammentazione delle rocce e dei materiali contenenti il minerale può favorire la dispersione delle fibre. Il vento, il traffico veicolare, gli scavi, le demolizioni e la movimentazione delle terre rappresentano attività che richiedono particolare attenzione, perché possono contribuire al rilascio di polveri nell’ambiente.

Monte Calvario (foto: Mesotelioma)
Dalla ricerca agli interventi di sanità pubblica
L’attenzione scientifica sul caso di Biancavilla ebbe origine dall’osservazione di un numero anomalo di casi di mesotelioma pleurico nella popolazione residente, anche in persone prive di una storia professionale di esposizione all’amianto. Le successive indagini epidemiologiche, ambientali e mineralogiche consentirono di individuare la presenza della fluoro-edenite e di approfondirne gli effetti sulla salute.
Nel 2001 Biancavilla è stata riconosciuta come Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche. Da allora sono stati realizzati numerosi interventi: la sospensione delle attività estrattive, la messa in sicurezza delle aree di cava, l’asfaltatura delle strade sterrate, il risanamento degli intonaci di scuole e altri edifici pubblici, il controllo delle attività di scavo e demolizione e il monitoraggio delle fibre aerodisperse.
Il percorso di prevenzione non può tuttavia considerarsi concluso. La natura diffusa della contaminazione richiede continuità nel monitoraggio ambientale, attenzione nella gestione delle attività edilizie e costante collaborazione tra istituzioni, enti scientifici e comunità locale.

Gli autori del volume "Il Respiro di Biancavilla"
Il valore sociale della mostra e del volume
La mostra e il libro non rappresentano soltanto una ricostruzione storica. Contribuiscono a trasformare la conoscenza scientifica in uno strumento accessibile alla collettività.
Raccontare la storia della fluoro-edenite significa riconoscere l’esperienza vissuta dalla popolazione di Biancavilla, conservare la memoria delle persone colpite e rendere comprensibili le ragioni degli interventi di tutela ambientale e sanitaria. Significa anche evitare che il territorio venga identificato esclusivamente con una ferita: la consapevolezza del rischio può diventare il punto di partenza per un percorso di risanamento, partecipazione e rinascita.
La documentazione fotografica assume, in questo contesto, un valore particolare. Le immagini permettono di ricostruire la storia dei luoghi e delle persone, dando una dimensione concreta a fenomeni che il linguaggio tecnico e i dati epidemiologici, da soli, non sempre riescono a restituire pienamente.
Il coinvolgimento delle scuole e delle nuove generazioni rafforza ulteriormente il significato dell’iniziativa. Promuovere la conoscenza dei rischi ambientali non vuol dire generare allarme, ma sviluppare competenze, responsabilità e fiducia nelle istituzioni. La prevenzione diventa così parte della cultura di una comunità.

Un momento della presentazione della mostra
Il ruolo dell’Università
L’Università di Catania partecipa all’iniziativa nell’ambito delle attività scientifiche e istituzionali dedicate alla tutela della salute pubblica e degli ambienti di vita, in collaborazione con INAIL e con il Comune di Biancavilla.
Il contributo dell’Ateneo non si esaurisce nella produzione di conoscenze scientifiche. La ricerca acquista pienamente valore quando viene condivisa, tradotta in interventi concreti e restituita ai territori. È questa una delle funzioni essenziali della terza missione universitaria: costruire un dialogo con la società e contribuire, attraverso le competenze scientifiche, alla promozione della salute, dell’equità e della qualità della vita.
La storia di Biancavilla dimostra che la prevenzione richiede competenze multidisciplinari, continuità degli interventi e partecipazione. Richiede anche la capacità di trasformare una vicenda dolorosa in una responsabilità collettiva e in un patrimonio di conoscenza utile per il futuro.