Al Dipartimento di Scienze politiche e sociali è stato presentato il volume “La competenza umana”. Nel corso dell’incontro si è discusso della dimensione interiore nei contesti formativi e organizzativi
«Il benessere riguarda tutte e tutti noi: è una risonanza tra individuo e contesto». Con questa riflessione la professoressa Stefania Mazzone, docente di Storia del pensiero politico, ha aperto la presentazione del volume La competenza umana. Risonanze interiori del benessere di Simona Vinzi, sociologa, PhD e People Transformation Manager, pubblicato da Bonanno Editore, che si è svolta nei giorni scorsi nell’aula magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania.
Ripensare il benessere non come un privilegio di pochi, ma come una dimensione che attraversa studenti, lavoratori e organizzazioni, infatti, è il tema principale del volume di Simona Vinzi. E prendendo spunto dal volume, la prof.ssa Stefania Mazzone, organizzatrice dell’evento, ha ricordato come «troppo spesso il benessere lavorativo sia stato immaginato solo per il personale più istruito, mentre oggi appare evidente che riguarda l’intera comunità accademica e sociale».
«Il volume - ha aggiunto la docente - intreccia sociologia, psicologia, pedagogia e filosofia pratica, mostrando il benessere come un processo di risonanza reciproca tra trasformazione personale e trasformazione collettiva».
A seguire, dopo i saluti della direttrice del Dsps, la prof.ssa Francesca Longo, il dialogo tra Claudio Melchiorre e Saul Meghnagi che hanno offerto prospettive diverse sul tema della competenza umana e l’autrice.
Ed è stata proprio Simona Vinzi - sociologa, coach professionista e consulente aziendale da oltre venticinque anni - a prendere la parola evidenziando che «il mio lavoro consiste nell’accompagnare le persone verso la consapevolezza della loro essenza, per far emergere la loro unicità». Da questa lunga esperienza nelle organizzazioni nasce il desiderio di dare forma a un testo che fosse un manifesto sulla competenza umana, capace di riportare al centro la dimensione interiore nei contesti professionali e formativi.

Un momento dell'intervento della sociologia Simona Vinzi
L’autrice ha descritto la necessità di un cambio di paradigma: la competenza non può essere ridotta a un insieme di abilità tecniche, ma deve includere relazioni, emozioni e pensiero critico. La competenza umana è ciò che permette di coniugare realizzazione personale e benessere, di riconoscere la propria identità e costruire senso insieme agli altri. È un sapere che nasce «dalla nostra parte più autentica», fatto di capacità trasversali, emozionalità e intelligenza relazionale, elementi che restano centrali anche oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale: uno strumento utile ma che non può sostituire il potere delle domande e il rapporto educativo.
A seguire ha preso la parola Claudio Melchiorre, consulente sindacale e d’impresa nonché presidente del movimento elettori e consumatori, che ha aperto il suo intervento con una riflessione sulle relazioni educative e sul valore che nasce dallo scambio autentico tra persone.
Melchiorre ha sottolineato «come, tanto nell’insegnamento, quanto nel lavoro, la qualità del rapporto generi un “valore” che non è mai neutro: un concetto che, richiamando anche Marx, invita a interrogarsi su come emozioni, tempo libero e creatività vengano oggi catturati e trasformati in risorsa economica dalle logiche dei social e dai meccanismi algoritmici». Da qui la sua domanda provocatoria al pubblico: “Che cosa produce davvero il nostro valore umano, e come può essere riconosciuto senza essere sfruttato?”
Successivamente Melchiorre ha tracciato una lunga traiettoria che va dalle crisi industriali del Novecento alla rivoluzione tecnologica e all’intelligenza artificiale. Secondo il consulente, la perdita di felicità nel lavoro è una delle cause profonde del malessere contemporaneo: «Se non sono felice, non posso davvero lavorare», ha detto, ribadendo che ogni attività umana trae valore dalla soddisfazione personale e dal riconoscimento reciproco.

Un momento dell'intervento di Claudio Melchiorre
Melchiorre ha poi ricordato la sua esperienza sindacale dagli anni ’80, quando intuì che i giovani si affacciavano a un mondo del lavoro profondamente trasformato, dove la stabilità era ormai un ricordo. Già allora, ha spiegato, «l’eroe fisso e sicuro era sparito», e le nuove generazioni dovevano imparare a reinventarsi continuamente.
Nel suo discorso ha distinto con chiarezza tra rappresentanza e rappresentatività, due concetti spesso confusi nel dibattito sindacale. La prima, ha detto, «è la capacità di dire e di rappresentare»; la seconda, «l’effettiva capacità di farlo per conto dei soggetti reali». «Oggi - ha aggiunto - molti parlano di rappresentanza senza esercitarla davvero, e ciò mina la fiducia nelle istituzioni del lavoro».
Un altro tema ricorrente è quello della felicità come valore economico. Per Melchiorre, l’economia e il mercato non sono separati dalla vita emotiva e relazionale delle persone: «Ogni volta che compriamo o produciamo qualcosa, ci mettiamo dentro i nostri sentimenti», ha spiegato, «perché non vogliamo solo un oggetto, ma un significato».
Guardando al futuro, Melchiorre ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale. Riflettendo sul fatto che, se da un lato rappresenta un campo in cui vivremo sempre di più, dall’altro comporta il rischio di ridurre la capacità critica e la creatività umana: «Se deleghiamo tutto alle macchine, rischiamo di diventare noi stessi meccanici - afferma - tuttavia l’opportunità è quella di saper dominare anche l’intelligenza artificiale, senza perdere la nostra identità».
Nel corso della presentazione del libro sulla competenza umana, il pedagogista Saul Meghnagi, direttore dell’Associazione Hans Jonas, ha offerto una riflessione sul significato contemporaneo di “competenza” e sul valore formativo del lavoro nella vita delle persone.

I relatori
Meghnagi ha sottolineato quanto sia necessario «recuperare una dimensione di esperienze in termini di politica e di politica sociale», mettendo in luce la distanza crescente tra formazione scolastica e realtà professionale. Uno dei problemi maggiori, ha osservato, è la difficoltà per i giovani di “entrare in atto», cioè di passare dalla teoria alla pratica nel mondo del lavoro.
Secondo Meghnagi, nessun percorso di competenze può prescindere dal confronto con contesti reali, anche se all’inizio appaiono lontani dal proprio ambito di studio, sottolineando che «è proprio il contatto con la complessità del mondo a favorire lo sviluppo personale e professionale».
Il pedagogista ha richiamato, inoltre, il valore delle professioni artigiane, ricordando una sua ricerca sulle competenze dell’artigianato: «la qualifica non è solo un’etichetta, ma resta legata a un’esperienza diretta e a una tradizione di saperi concreti».
Meghnagi ha insistito molto anche sul tema della felicità nel lavoro: senza di essa, nessuna professione può diventare fonte di valore. «La felicità sul lavoro è la prima condizione per poter fare il lavoro», ha dichiarato con fermezza. E ha aggiunto un incoraggiamento rivolto in particolare ai più giovani: «Ricordiamoci una cosa: il lavoro non fa altro che aspettare».
Chiudendo il suo intervento, Meghnagi ha esortato i futuri professionisti a non trascinarsi in percorsi che non sentono propri, affermando che «costruire la propria strada significa anche saper scegliere».

Un momento dell'intervento del pedagogista Saul Meghnagi