“Il verde è speranza, il fiore giallo è la vita”

La studentessa palestinese Dana Alnumailat ha donato al rettore Enrico Foti un’opera che racconta la madre, la famiglia lasciata nel Paese d’origine e il desiderio di una nuova vita

Alfio Russo

Ci sono partenze che hanno il peso di un addio e, insieme, la forza di un nuovo inizio. Quella di Dana Alnumailat, studentessa palestinese arrivata a Catania da Gaza per studiare Ingegneria Chimica (è iscritta al corso di laurea magistrale in Chemical Engineering for Industrial Sustainability), è racchiusa in un quadro che porta con sé la memoria della famiglia, il dolore della distanza e, soprattutto, la speranza. Si intitola Iman, come la madre, ed è l’opera che Dana ha donato al rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti.

Un dipinto nel quale colori, figure e simboli diventano il modo per raccontare ciò che a volte le parole non riescono a dire. 

Al centro c’è una grande chioma verde, sotto la quale si raccolgono alcune figure umane. In alto, il cielo sembra aprirsi alla luce di un sole nascente. E poi ci sono le foglie d’ulivo, quelle di limone e, quasi nascosto ma immediatamente riconoscibile, un piccolo fiore giallo.

«Questo quadro rappresenta la mia nuova vita qui a Catania – racconta Dana, 26 anni, a Catania grazie al progetto Iupals –. Quando ho lasciato il mio Paese, mia madre mi ha detto di aprire le ali e volare, di iniziare una nuova vita. Per questo ho scelto di chiamarlo “Iman”, il suo nome, che significa anche fede».

Dana Alnumailat con il suo dipinto

Dana Alnumailat con il suo dipinto

È un’opera positiva, ma non è un quadro senza dolore. La serenità che Dana dice di aver trovato a Catania convive con la nostalgia per chi è rimasto lontano. 

«È un’emozione complicata – spiega – perché rappresenta la speranza, ma anche il dolore di aver lasciato la mia famiglia, mia madre. Spero di poterla riabbracciare un giorno».

Il verde è il colore dominante e non è una scelta casuale. «Il verde rappresenta la vita e la speranza», racconta la studentessa. Le foglie d’ulivo richiamano invece la sua terra e il desiderio di pace per la Palestina. Le piccole foglie che compongono il quadro sembrano inizialmente intrecciate e quasi impossibilitate a crescere. «Qui sono attaccate e non possono svilupparsi. Ma qui possiamo crescere», dice indicando la parte dell’opera che accompagna il suo nuovo percorso a Catania.

Poi c’è quel piccolo fiore giallo, forse il dettaglio più intimo del dipinto. È il ricordo di un gesto semplice della sua infanzia, diventato nel tempo un simbolo potentissimo.

«È il primo fiore che ho ricevuto da mio fratello quando ero piccola. Un giorno era molto pericoloso e lui è corso dietro alla nostra macchina per portarmelo: un piccolo fiore giallo. Avrebbe potuto perdere la vita, ma è riuscito a raggiungerci e a darmelo. Per questo l’ho conservato dentro di me fino a oggi».

Nel quadro quel fiore diventa la vita stessa. Una vita fragile, preziosa, da proteggere. «Rappresenta le piccole vite che ho lasciato dietro di me», spiega Dana. E quasi sembra rivolgersi a chi osserva l'opera: «Sto cercando di imparare, da me stessa e da tutti i popoli, cosa significa essere vivi e cosa significa essere umani».

Anche le foglie di limone hanno un significato legato alla sua storia e ai luoghi della sua memoria, mentre l'insieme delle figure raccolte sotto l'albero restituisce l'idea di una comunità, di un riparo, di un legame che continua a esistere anche quando la distanza sembra spezzarlo.

Il rettore Enrico Foti e la studentessa Dana Alnumailat

Il rettore Enrico Foti e la studentessa Dana Alnumailat

È così che il quadro di Dana diventa qualcosa di più di un'opera pittorica: è un ponte tra due luoghi e due momenti della sua vita. Da una parte la Palestina, la famiglia, la madre, i ricordi e le vite lasciate alle spalle; dall'altra Catania, l'università, lo studio e la possibilità di costruire un futuro.

La donazione dell’opera al rettore Enrico Foti si è svolta, nella sala del Rettorato al Palazzo centrale, alla presenza della delegata all’Internazionalizzazione della Didattica, Alessandra Ragusa, del delegato ai Progetti Erasmus, Mattia Frasca, della presidente del corso di laurea magistrale in Chemical Engineering for Industrial Sustainability, Giovanna Fargione, della coordinatrice dell’U.O. Relazioni Internazionali, Giusy Catanese, della referente Erasmus Incoming Students Officer, Alessia Patanè, della responsabile dell’Ufficio Mediazione culturale, Maria Sanfilippo, e di numerosi studenti dell’Ateneo.

Proprio l'U.O. Relazioni Internazionali - grazie alla dott.ssa Erika Magnano e alla dott.ssa Anel Ubina, quest'ultima presente alla cerimonia - ha svolto un ruolo fondamentale per far arrivare la studentessa palestinese Dana Alnumailat.

«Il dono di Dana ci ha profondamente colpiti perché questo quadro non racconta soltanto la sua storia, ma ci ricorda quale responsabilità abbia un’Università nei confronti di ogni giovane che sceglie di affidarle una parte importante del proprio futuro - ha detto il rettore Enrico Foti -. Accogliere uno studente significa certamente offrirgli formazione e conoscenza, ma anche creare le condizioni perché possa sentirsi parte di una comunità e trovare lo spazio per costruire il proprio domani. Mi auguro che Catania e il nostro Ateneo possano essere per Dana un luogo nel quale continuare a coltivare quella speranza che ha saputo rappresentare con tanta forza e delicatezza nella sua opera. E che un giorno quella speranza possa accompagnarla anche nel ritorno agli affetti e alla sua terra».

Nel cuore di Catania, dunque, Dana ha scelto di lasciare un segno della propria storia. Un quadro nato dal dolore della separazione, ma costruito con i colori della speranza. E forse proprio per questo il suo messaggio va oltre la vicenda personale della giovane studentessa: «Spero che quella stessa serenità che ho trovato qui possa un giorno trovarla anche tutto il popolo palestinese». 

studenti e studentesse

Un momento della cerimonia di consegna del dipinto

Back to top