L’aula magna del Palazzo delle Scienze ha ospitato una giornata di studi organizzata dai docenti Simone Mineo e Giovanna Pappalardo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali
L’innovazione tecnologica nel rilievo e monitoraggio dei fenomeni di instabilità in aree costiere e riserve naturali. È il tema al centro della giornata di studi che si è tenuta nei giorni scorsi nell’aula magna del Palazzo delle Scienze dell’Università di Catania.
Ad organizzare l’iniziativa i docenti Simone Mineo e Giovanna Pappalardo del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania nell’ambito dei progetti di ricerca Prin 2022 Linar e Prin 2022 Pnrr Inspecting.
A prendere parte alla giornata di studi numerosi ricercatori, professionisti e studenti che si sono confrontati sui metodi più avanzati per lo studio e la prevenzione dei rischi geologici lungo le coste.
Durante i lavori sono stati presentati i più recenti progressi scientifici riguardanti il collasso delle scarpate costiere ed i relativi processi di arretramento, un problema sempre più urgente alla luce dell’erosione accelerata e degli effetti del cambiamento climatico. Si è discusso dell’utilizzo di modelli digitali 3D, del concetto di digital twin e delle tecniche di proximal sensing, che oggi consentono di monitorare i versanti con un dettaglio prima impensabile.
In foto da sinistra i docenti Piernicola Lollino, Fabio Tortorici, Giuseppe Caruso, Giovanna Pappalardo, Paolo Mozzicato, Simone Mineo, Giacomo Pepe e Salvatore Martino
Oltre ai docenti organizzatori, sono intervenuti i docenti Piernicola Lollino (Università di Bari), Salvatore Martino (La Sapienza Università di Roma) e Giacomo Pepe (Università di Genova) dando ampio spazio anche all’impatto delle cavità antropiche sui meccanismi di instabilità delle scogliere, con particolare riferimento ad aree urbane e archeologiche di pregio nazionale.
I casi studio hanno mostrato come l’integrazione di rilievi senza contatto, analisi geomeccaniche e monitoraggio strumentale permetta di individuare con precisione le zone a maggior rischio di crollo.
Particolare attenzione è stata riservata a due contesti emblematici siciliani: la Timpa di Acireale, lungo la costa ionica, e la fascia costiera di Siracusa, entrambi laboratori naturali dove le tecniche più moderne di monitoraggio vengono sperimentate con successo.
L’evento, realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Geologi e patrocinato dall’Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale e dall’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, ha sottolineato l’importanza di un approccio multidisciplinare e tecnologicamente avanzato per affrontare i rischi naturali che minacciano il paesaggio e il patrimonio culturale del nostro Paese.

Timpa di Acireale (foto: riservalatimpa.it)