Intelligenza artificiale e pubblica amministrazione: opportunità, limiti e responsabilità

Dal rispetto delle normative alla discrezionalità umana: il dibattito sull’uso dell’IA per migliorare i servizi ai cittadini al centro del seminario che si è tenuto al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Alessandro Giangreco

Come può la pubblica amministrazione utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare i servizi per i cittadini? A questa domanda l’avvocato Martina Motta e il funzionario pubblico del Ministero della giustizia Giovanni Magnano hanno provato a dare una risposta nel corso del seminario dal titolo L’IA e la pubblica amministrazione che si è svolto nelle settimane scorse al Polo “Gravina” del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania. 

L’incontro è stato introdotto dal professore Vincenzo Antonelli, ordinario di Diritto amministrativo e pubblico. A seguire l’avvocato Martina Motta, introducendo il tema del progressivo cambiamento della pubblica amministrazione grazie alle nuove tecnologie digitali, ha evidenziato l’importanza di normative che regolino la digitalizzazione dei processi degli enti pubblici. 

Queste stabiliscono il rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza (articoli 19 e 30 del D.Lgs. n.36/2023). “Senza il rispetto delle normative e la supervisione dei funzionari pubblici c’è il rischio di ottenere provvedimenti amministrativi immotivati e imparziali”, ha detto la relatrice che ha riportato come esempio il caso dell’algoritmo utilizzato dal ministero dell’istruzione circa dieci anni fa per l’assegnazione delle cattedre dei docenti per spiegare come senza una precisa programmazione e un numero insufficiente di dati si possono ottenere delle decisioni errate e incongruenti.

In foto da sinistra i relatori Giovanni Magnano e Martina Motta e il docente Vincenzo Antonelli

In foto da sinistra i relatori Giovanni Magnano e Martina Motta e il docente Vincenzo Antonelli

Il funzionario pubblico del Ministero della giustizia Giovanni Magnano, nel suo intervento, ha spiegato lo sviluppo dell’applicazione dell’IA da parte della pubblica amministrazione soffermandosi sulle principali applicazioni concrete. Fra queste l’automazione a supporto dei processi e dei servizi, come nel caso dell’INPS che è riuscita a smistare automaticamente in maniera corretta oltre il 70% delle Pec, per un risparmio massimo stimato di 230mila ore di attività e l’analisi predittiva del rischio. 

“Le forze di polizia utilizzano l’algoritmo XLO che riesce a effettuare delle previsioni sulle probabilità in cui si possono verificare dei reati, basandosi sui luoghi e sull’ora in cui sono avvenuti dei reati precedenti – ha detto il relatore -. Non si tratta di profilazione degli individui, ma di luoghi più esposti a tali rischi, basandosi sulle denuncie effettuate. In tal modo, viene agevolato il coordinamento delle pattuglie con l’obiettivo di prevenire potenziali situazioni di rischio”.

Nel corso del seminario, è stato presentato il caso di un provvedimento amministrativo, ovvero l’istanza di riconoscimento di crediti formativi universitari per attività extracurriculari da parte di uno studente, tramite l’IA, per spiegare come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata in modo corretto e discrezionale. 

Una delle slide mostrate nel corso dell'incontro

Una delle slide mostrate nel corso dell'incontro

L’IA può agevolare il lavoro del dipendente dell’amministrazione dell’università nell’analisi della documentazione presentata dallo studente, evidenziando le informazioni rilevanti per la decisione (numero Cfu, obiettivi formativi), nella classificazione dell’attività documentata dallo studente in base al regolamento d’ateneo, nella fornitura di possibili motivazioni dell’accoglimento del rigetto dell’istanza, aiutando il funzionario che mantiene sempre la responsabilità del provvedimento, nella rielaborazione del testo in un linguaggio giuridicamente adeguato e nella standardizzazione dei criteri di valutazione che possono essere utilizzati per le successive istanze.

A conclusione dell’evento, il professore Vincenzo Antonelli ha puntualizzato due aspetti fondamentali che sono emersi dall’analisi condotta dai due relatori: la banca dati e l’addestramento. “Senza un numero sufficiente di dati, e quindi di precedenti casi analizzati, aggiornati dai funzionari preposti non è possibile ottenere decisioni discrezionali e coerenti”, ha precisato il prof. Vincenzo Antonelli.

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