Intelligenza artificiale e sovranità: la sfida europea tra sicurezza, diritti e sviluppo

Dalla "lectio magistralis" di Michele Corradino emerge la necessità di un cambio di paradigma: non solo regole, ma capacità tecnologica e visione strategica

Alfio Russo

«L’Europa, più di ogni altro soggetto mondiale, se vuole garantire la sua indipendenza strategica e persino la sua sopravvivenza, deve affrontare una sfida che va ben oltre il piano tecnologico: produrre l’energia necessaria per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale, assicurarsi l’accesso alle terre rare, costruire una filiera industriale autonoma e, allo stesso tempo, mantenere fede ai propri valori ambientali e sociali. È una tensione complessa, quasi una contraddizione strutturale, che definisce il cuore della nuova geopolitica del digitale. A indicarlo con chiarezza non sono tanto i decisori politici, quanto i vertici delle grandi aziende tecnologiche globali. Sono loro a ricordare che l’intelligenza artificiale non è fatta solo di algoritmi, ma di infrastrutture materiali: energia elettrica, data center, semiconduttori, reti globali. Senza questi elementi, ogni discorso sulla sovranità digitale rischia di restare astratto. Da qui nasce l’esigenza di una riflessione più profonda». 

A dirlo è il presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Michele Corradino, che oggi pomeriggio, nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania, è intervenuto in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi del Master in “Diritto delle Pubbliche amministrazioni”.

Una riflessione ampia e attuale sul rapporto tra intelligenza artificiale, sovranità digitale e sicurezza nazionale quella di Michele Corradino, laureato d’eccellenza nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo catanese, alla presenza, tra gli altri, del rettore Enrico Foti e della direttrice del master Ida Nicotra.

«Il punto centrale è chiaro: l’intelligenza artificiale non è più un semplice strumento, ma una vera e propria infrastruttura cognitiva capace di incidere sulle decisioni pubbliche, politiche e sociali. In questo scenario, il ruolo degli Stati si confronta sempre più con quello delle grandi aziende tecnologiche, soggetti privati dotati di potere economico e influenza comparabili – se non superiori – a quelli di molti Paesi», ha spiegato Corradino che ha ricoperto più volte il ruolo di capo di gabinetto dei ministeri alle Politiche agricole, all’Ambiente, allo Sviluppo economico e all’Attuazione del programma di governo.

Un momento dell'intervento di Michele Corradino, presidente di Sezione del Consiglio di Stato

Un momento dell'intervento di Michele Corradino, presidente di Sezione del Consiglio di Stato

Secondo il segretario generale del Consiglio di Stato, «il contesto globale è segnato da una forte asimmetria: da un lato Stati Uniti e Cina, i due grandi poli che guidano lo sviluppo tecnologico investendo massicciamente in intelligenza artificiale, infrastrutture e capacità produttiva, seguendo logiche diverse ma accomunate da un elemento: la consapevolezza che l’IA è un fattore decisivo di potere». 

«L’Europa, pertanto, rischia di restare ai margini se non sarà in grado di coniugare regolazione e innovazione. In questo scenario, l’Europa appare spesso troppo concentrata sulla regolazione, come dimostra il dibattito sull’AI Act, senza però disporre degli strumenti industriali necessari per competere davvero», ha spiegato. 

«Limitarsi a vietare o restringere l’uso dell’IA non è più sufficiente; occorre promuovere uno sviluppo equilibrato che garantisca diritti, sostenibilità ambientale e redistribuzione delle risorse – ha aggiunto il magistrato Michele Corradino -. Non è più sufficiente limitarsi a regolamentare o, peggio, a vietare l’uso dell’intelligenza artificiale quando non è pienamente comprensibile. Questo approccio, tipico della tradizione giuridica europea, appare oggi insufficiente di fronte alla velocità e alla portata della trasformazione in atto». 

«Occorre immaginare un modello capace di coniugare sviluppo tecnologico, tutela dei diritti fondamentali, sostenibilità ambientale e redistribuzione delle risorse – ha spiegato -. Il rischio, altrimenti, è quello di una marginalizzazione progressiva». 

«La questione, tuttavia, non è solo economica o tecnologica – ha tenuto a precisare Corradino, attuale giudice della Corte Internazionale della FIA -. È profondamente politica. L’intelligenza artificiale sta ridefinendo i rapporti di forza tra Stati e attori privati, attribuendo a questi ultimi un ruolo sempre più centrale. Le grandi aziende tecnologiche non sono più semplici operatori di mercato, ma veri e propri centri di potere, capaci di influenzare decisioni pubbliche, dinamiche sociali e persino strategie militari».

«In questo contesto, parlare di sovranità significa anche interrogarsi su chi controlla le infrastrutture digitali, chi definisce gli standard tecnologici, chi decide i valori incorporati negli algoritmi. La tecnologia, infatti, non è neutrale: riflette visioni del mondo, priorità politiche, interessi economici», ha aggiunto.

Un momento dell'intervento di Michele Corradino, presidente di Sezione del Consiglio di Stato

Un momento dell'intervento di Michele Corradino, presidente di Sezione del Consiglio di Stato

«Accanto a questa dimensione geopolitica, emerge con forza il tema della sicurezza nazionale – ha spiegato l’ex componente del Consiglio dell’Anac -. Le minacce contemporanee non si manifestano più solo attraverso conflitti tradizionali, ma assumono forme nuove: attacchi informatici, manipolazione dell’informazione, interferenze nei processi democratici. La cosiddetta “guerra ibrida” si combatte anche – e forse soprattutto – nello spazio digitale, dove l’intelligenza artificiale può essere utilizzata tanto per difendere quanto per destabilizzare».

«Eppure, concentrarsi esclusivamente sui rischi sarebbe un errore – ha precisato -. Le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale sono enormi: miglioramento dei servizi pubblici, ottimizzazione delle risorse, innovazione in ambiti cruciali come la sanità, l’urbanistica e la gestione delle città. L’IA può diventare uno strumento straordinario per rafforzare i diritti e rendere più efficiente l’azione amministrativa, a patto che sia governata in modo consapevole».

«Per farlo, è necessario superare alcune illusioni – ha tenuto a precisare -. La prima è quella della piena controllabilità degli algoritmi avanzati. I sistemi basati su apprendimento automatico e, ancor più, quelli agentici, sono spesso caratterizzati da una opacità strutturale che rende difficile ricostruire il processo decisionale. La seconda illusione è quella del cosiddetto “human in the loop”, cioè l’idea che la presenza umana sia sempre in grado di garantire un controllo effettivo. In realtà, la velocità e la complessità dei sistemi rendono questo controllo spesso solo formale».

E soffermandosi, dal punto di vista giuridico sulle tipologie di algoritmi, Michele Corradino ne distingue tre: quelli deterministici, che eseguono istruzioni predefinite; quelli basati su apprendimento automatico, capaci di generare decisioni nuove ma difficilmente spiegabili; e infine i sistemi “agentici”, in grado non solo di decidere ma anche di agire autonomamente. 

«È proprio su questi ultimi che il diritto appare oggi più impreparato – ha spiegato -. Le attuali risposte normative, come i principi di trasparenza e controllo umano, mostrano limiti evidenti, soprattutto di fronte alla complessità delle cosiddette “black box” e alla difficoltà concreta di esercitare un controllo umano effettivo su sistemi così avanzati. Il rischio è quello di un controllo solo apparente, che nasconde una delega sostanziale alle macchine o, indirettamente, ai soggetti che le sviluppano».

In foto il rettore Enrico Foti, Michele Corradino e Ida Nicotra

In foto il rettore Enrico Foti, Michele Corradino e Ida Nicotra

E ritornando sul nodo cruciale che riguarda la sovranità tecnologica, Michele Corradino ha spiegato che «l’Europa, priva di una forte capacità produttiva nel settore dei chip, dei data center e dell’energia necessaria, è costretta a dipendere da tecnologie esterne» evidenziando che «è indispensabile investire in infrastrutture, ricerca e partenariati pubblico-privati, anche attraverso strumenti innovativi come i contratti di collaborazione tra amministrazioni e imprese».

«Di fronte a queste sfide, l’Europa deve ripensare profondamente il proprio approccio. Non si tratta di abbandonare la regolazione, ma di affiancarla a una strategia industriale e tecnologica ambiziosa, una strategia capace di coniugare innovazione, sicurezza e valori fondamentali. Occorre investire in produzione di semiconduttori, sviluppare data center, garantire autonomia energetica: sono queste le condizioni per una vera sovranità digitale», ha detto.

Allo stesso tempo, è indispensabile costruire un equilibrio tra innovazione e sostenibilità. «L’intelligenza artificiale è una tecnologia energivora, che richiede enormi quantità di elettricità e risorse naturali – ha detto -. Ignorare questo aspetto significherebbe compromettere gli obiettivi ambientali; ma bloccare lo sviluppo per ragioni ambientali significherebbe rinunciare a una leva fondamentale di crescita. La soluzione sta in una sintesi, ancora tutta da costruire».

Infine, c’è una dimensione sociale che non può essere trascurata. «Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avrà impatti profondi sul lavoro, sulla distribuzione della ricchezza, sulle dinamiche sociali – ha aggiunto -. Senza una gestione attenta, il rischio è quello di accentuare le disuguaglianze e generare tensioni. È per questo che si parla sempre più di “permesso sociale”: la legittimazione dello sviluppo tecnologico passa anche dalla capacità di dimostrarne i benefici per la collettività».

La sfida dell’intelligenza artificiale, che non è solo tecnologica o giuridica, ma profondamente politica e culturale, obbliga l’Europa a uscire da una zona di comfort normativa e ad affrontare una trasformazione sistemica. «Non basta più essere regolatori attenti: occorre diventare protagonisti attivi di un nuovo paradigma, in cui tecnologia, diritti e sviluppo siano parte di una stessa visione strategica. Solo così l’Europa potrà evitare di restare spettatrice e tornare a essere un attore centrale nello scenario globale», ha sottolineato Michele Corradino.

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