Al Dipartimento di Scienze politiche e sociali è stato presentato il volume a cura di Sira Fatucci e Davide Jona Falco pubblicato da Bonanno Editore nella collana Ebraismo e modernità
È stato presentato nei giorni scorsi, al Dipartimento di Scienze politiche e sociali è stato presentato il volume dal titolo Italiani… ma non troppo. Il caso degli ebrei di Libia a cura di Sira Fatucci e Davide Jona Falco pubblicato da Bonanno Editore nella collana Ebraismo e modernità.
Dopo i saluti istituzionali della direttrice del Dsps, professoressa Francesca Longo, è intervenuta Stefania Mazzone, ordinaria di Storia del pensiero politico dell’Università di Catania, che ha introdotto la giornata ricordando un episodio che segna profondamente la memoria della storia riportata dai saggi del volume: il pogrom del 4 novembre 1945 a Tripoli, quando, in tre giorni di violenze, più di 130 ebrei libici furono uccisi, centinaia feriti, e sinagoghe, case e negozi distrutti.
Le autorità britanniche, che allora amministravano la Libia, rimasero in gran parte inerti, impedendo anche ai militari inglesi di fede ebraica di intervenire a favore dei loro fratelli. Quel pogrom – seguito da altri nel 1948 e nel 1967 – non fu un evento isolato, ma l’esito di una lunga storia di precarietà e ambiguità: una comunità profondamente legata all’Italia per lingua, istruzione e cultura, improvvisamente abbandonata, perseguitata e infine costretta all’esodo. Questo libro restituisce voce a quelle donne e quegli uomini.

Ebrei in Libia (fonte: La Repubblica)
La professoressa Stefania Mazzone ha continuato segnalando che si tratta di un libro importante, per almeno tre ragioni. La prima è storica: oggi in Libia non esiste più una comunità ebraica, mentre agli inizi del Novecento si stimano oltre 50.000 persone, parte di un più vasto esodo di circa 850.000 ebrei dai Paesi arabi tra il 1945 e il 1970.
La seconda è giuridica e politica: il volume ricostruisce con grande attenzione le norme – spesso poco chiare, talvolta contraddittorie – che hanno regolato lo statuto giuridico degli ebrei italo-libici, e che ancora oggi incidono sul pieno e automatico riconoscimento della cittadinanza italiana e dei diritti connessi.
La terza è civile: perché parla di una comunità segnata da discriminazioni, persecuzioni, espulsioni, ma anche di una presenza viva nella società italiana, il cui patrimonio di tradizioni, usi e valori arricchisce il nostro spazio pubblico.
La coordinatrice ha dunque dato la parola a Saul Meghnagi, pedagogista e presidente dell’associazione Hans Jonas, che ha proposto un intervento appassionato ed emozionante, ricordando come egli stesso appartenga a quella storia fatta di cultura ebraica, italiana e tripolina, essendo nato a Tripoli, di famiglia ebraica e cresciuto in quell’Italia che gli ha riconosciuto la cittadinanza solo nel 1978.

Il tavolo dei relatori
Un racconto fatto di ricordi e di episodi di solidarietà individuale - in un contesto di discriminazione e persecuzione nella Libia del 1967 - e di esperienza da apolide in un paese non lineare sul piano giuridico come su quello politico.
Una narrazione che ancora ci ricorda l’importanza dell’accoglienza e della cittadinanza per tutte le soggettività migranti e profughe.
Il professore Giuseppe Speciale, ordinario di Storia del diritto medievale e moderno dell’Università di Catania, ha sottolineato la complessità di questa storia sul piano storico-giuridico: da un lato, gli ebrei di Libia sono stati per decenni “italiani” – per lingua, formazione, riferimenti istituzionali –; dall’altro, troppo spesso, non sono stati riconosciuti come tali, né pienamente tutelati sul piano dei diritti. Il relatore ha affrontato storia e diritto la questione sul fronte libico e sullo stesso fronte italiano, rilevandone le differenze e le contraddizioni.

Un momento dell'intervento del prof. Giuseppe Speciale
Il professore Jacopo Torrisi, docente di storia del diritto medievale e moderno dell’Università Kore di Enna, ha rilevato la necessità di interrogare la responsabilità italiana: le leggi razziali, le politiche coloniali, i passaggi spesso ambigui del secondo dopoguerra, fino alle questioni ancora aperte sul piano documentale e normativo.
Entrambi i docenti – Giuseppe Speciale e Jacopo Torrisi - hanno convenuto sul considerare un punto di forza del volume il suo stare “in mezzo” tra storia e diritto, mostrando come le categorie giuridiche non siano neutrali ma producano inclusioni ed esclusioni concrete; ma anche tra memoria e attualità, perché le vicende degli ebrei di Libia interrogano il presente dei diritti, delle migrazioni, del Mediterraneo come spazio di relazioni e conflitti.

Un momento dell'intervento del prof. Jacopo Torrisi
Ha concluso i lavori l’avvocato Davide Jona Falco, assessore alla Comunicazione dell’UCEI e co-curatore del volume che, ricostruendo il filo degli interventi precedenti, ha ricordato come questo lavoro offra una ricostruzione puntuale di questa traiettoria, mostrando come il lessico della cittadinanza e quello della identità siano stati, in questo caso, profondamente intrecciati.
Il “ma non troppo” del titolo indicherebbe precisamente questa zona grigia, questo scarto fra appartenenza simbolica e riconoscimento giuridico, fra memoria nazionale e rimozione.
Dopo un ampio e coinvolgente dibattito con gli studenti, l’organizzatrice della giornata ha concluso: “parlare oggi degli ebrei di Libia significa intrecciare storia coloniale, storia della Shoah nel Mediterraneo, decolonizzazione, vicende mediorientali, diritto della cittadinanza e politiche della memoria. In un tempo in cui il discorso pubblico tende a semplificare, a polarizzare, a rimuovere le zone d’ombra, questo libro compie un’operazione controcorrente: restituisce complessità, voci, sfumature. Non si limita a registrare un passato concluso, ma mostra come le ferite giuridiche e simboliche della storia continuino a produrre effetti nel presente”.

Un momento dell'intervento di Davide Jona Falco