La diplomazia oltre gli Stati

A Scienze politiche e sociali sono stati affrontati i temi della ricerca, formazione e dialogo per leggere le trasformazioni del Mediterraneo e costruire nuove risposte alle sfide comuni. L’intervento della prof.ssa Stefania Panebianco sul centro di eccellenza DIPLOWideMed

Alfio Russo

Dalla ricerca alle politiche pubbliche, per leggere la complessità di un Mediterraneo attraversato da nuove sfide politiche, sociali e di sicurezza. È questo il cuore del DIPLOWideMed Crash Course – A Research-to-Policy Lab, attività cardine del Jean Monnet Centre of Excellence DIPLOWideMed, diretto dalla prof.ssa Stefania Panebianco, che al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania riunisce giovani studiosi ed esperti provenienti da diversi contesti dell’area euro-mediterranea.

Un laboratorio intensivo nel quale la ricerca accademica incontra il policy-making: cinque giorni di lezioni, incontri con esperti, discussioni e Research Lab dedicati all’analisi delle dinamiche che attraversano il Mediterraneo e alla capacità della ricerca di contribuire alla comprensione e alla definizione delle politiche pubbliche.

Protagonisti del percorso sono studenti dei corsi di laurea magistrale e dottorandi selezionati attraverso una call ad hoc, chiamati a presentare e discutere le proprie ricerche sulla sicurezza nel Mediterraneo attraverso differenti prospettive disciplinari. Un confronto che non si limita all'analisi teorica, ma punta a trasformare i risultati della ricerca in strumenti utili per interpretare le trasformazioni in atto e interrogarsi sulle possibili risposte.

Il programma è stato aperto anche agli uditori, offrendo così alla comunità accademica e agli interessati la possibilità di seguire le attività e partecipare al confronto.

A rafforzare la dimensione internazionale dell’iniziativa contribuiscono infine le 15 borse di studio finanziate con fondi europei, che hanno sostenuto la partecipazione di giovani ricercatori e studenti al percorso formativo.

Gli allievi e le allieve partecipanti all'iniziativa

Gli allievi e le allieve partecipanti all'iniziativa

La diplomazia oltre gli Stati

Dalla ricerca alle nuove forme di diplomazia quotidiana: la prof.ssa Stefania Panebianco illustra il progetto DIPLOWideMed, il Centro di eccellenza che studia il Mediterraneo come uno spazio complesso, dove Stati, istituzioni, società civile e singoli individui interagiscono alla ricerca di risposte comuni.

Il Centro di eccellenza DiploWideMed è stato finanziato quasi un anno fa e inaugurato dieci mesi fa. Siamo molto onorati di essere stati selezionati al termine di una competizione molto serrata a livello di Unione Europea. Il progetto, attraverso questo acronimo particolare, che sta per Multitrack Diplomacy in the Wider Mediterranean, nasce con l'obiettivo di mettere insieme diversi aspetti della ricerca scientifica e della scienza applicata.

Non ci occupiamo, infatti, soltanto delle relazioni internazionali sotto il profilo teorico, ma anche del modo in cui queste, e in particolare la politica del Mediterraneo, possono aiutarci a spiegare i problemi, a comprendere i comportamenti degli attori internazionali e, più in generale, la complessità del sistema politico mediterraneo che abbiamo davanti agli occhi.

Quando parliamo di Wider Mediterranean intendiamo un contesto nel quale diversi attori, a più livelli, interagiscono nel tentativo di individuare risposte e soluzioni ai problemi comuni che caratterizzano il Mediterraneo allargato. È un'area attraversata da molte criticità che coinvolgono, in maniera più o meno diretta, tutti gli attori mediterranei. E quando parliamo di attori non ci riferiamo soltanto agli Stati: ci siamo anche noi, gli individui, le componenti della società civile, le Ong e tutte quelle realtà che quotidianamente contribuiscono alla costruzione delle relazioni nel Mediterraneo.

Tra i relatori Emiliano Abramo, in rappresentanza della Comunità di Sant'Egidio, che interverrà su come sia possibile costruire ponti attraverso una diplomazia praticata sul campo. È proprio questo uno degli aspetti che stiamo cercando di studiare: chi fa diplomazia? Non soltanto i grandi diplomatici, coloro che ricevono formalmente questo ruolo dai governi, ma anche chi quotidianamente, attraverso attività di mediazione culturale e sociale, svolge una vera e propria funzione diplomatica.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Stefania Panebianco

Un momento dell'intervento della prof.ssa Stefania Panebianco

Il nostro motto è Everyday, Anyplace: la diplomazia può essere esercitata ogni giorno e in qualsiasi luogo. Per questa ragione il Centro di eccellenza si articola in diversi ambiti di attività, come avviene nei progetti finanziati dall'Unione Europea. Senza entrare negli aspetti più tecnici, credo sia interessante soffermarsi sui diversi pilastri del progetto.

Il primo è quello della formazione. Il Crash Course che prende il via oggi e si conclude venerdì è rivolto ai nostri migliori studenti provenienti dall'area mediterranea, in particolare a dottorandi e studenti di master. Crediamo fermamente che siano le giovani generazioni di studiosi e ricercatori a dover essere accompagnate e sostenute. I dottorandi sono spesso già molto preparati: abbiamo, ad esempio, due dottorandi nell'ambito del programma Marie Curie EuromedMig, coordinato dall'Università Pompeu Fabra, della quale siamo felici e onorati di fare parte.

Il futuro della ricerca passa dunque anche dai giovani studiosi e dai tanti studenti di master che si stanno preparando a intraprendere un percorso di dottorato. In questi giorni, anche nel nostro Ateneo, si sono conclusi i complessi processi di selezione dei nuovi dottorandi e molti studenti interessati al dottorato si trovano ora a dover ragionare su come strutturare una proposta di ricerca.

Per questo abbiamo scelto di utilizzare anche un gioco di simulazione: immaginiamo di essere di fronte alla Commissione Europea e proviamo a capire che cosa potrebbe pensare un valutatore di un progetto, quali elementi potrebbero renderlo convincente e come costruire una proposta capace di ottenere un finanziamento. A partire da oggi pomeriggio, durante i laboratori che si svolgeranno ogni giorno, lavoreremo proprio su questo: abbiamo un'idea, abbiamo individuato il nostro target e i nostri progetti e proveremo a trasformarli in proposte concrete.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Stefania Panebianco

Un momento dell'intervento della prof.ssa Stefania Panebianco

La formazione è strettamente collegata alla ricerca, che rappresenta un altro pilastro fondamentale delle attività del Centro di eccellenza. Intendiamo creare un osservatorio che abbiamo voluto provocatoriamente definire Osservatorio su pace e guerra, perché in questo momento il Mediterraneo è al centro di conflitti che contribuiscono a ridefinire equilibri globali. Molte delle partite geopolitiche che riguardano il mondo si stanno giocando proprio nel Mediterraneo allargato, che comprende anche il Medio Oriente.

Da qui nasce anche la mia riflessione sul concetto di 'Mediterraneo globale': uno spazio che parte dal Marocco e dall'Atlantico e si estende fino al Mar Nero. È all'interno di questo spazio allargato che si collocano molte delle questioni di ricerca che stiamo affrontando.

Un ulteriore pilastro è naturalmente quello della disseminazione. Abbiamo realizzato diversi video per raccontare e rendere più comprensibile il significato della ricerca. Il professor Fulvio Attinà, per esempio, ha inaugurato la sezione delle nostre 'pillole', brevi video dedicati a temi e concetti della ricerca. Abbiamo inoltre creato un focus sulle storie dei nostri studenti, perché sono proprio loro a costruire, attraverso le proprie esperienze, la comunità del Mediterraneo.

In questo percorso abbiamo dedicato particolare attenzione ai quattro studenti internazionali arrivati a Catania.

Tra questi Adham, studente palestinese, attraverso il progetto UNICORE – University Corridors for Refugees, promosso dall'UNHCR in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Caritas, Diaconia Valdese e Centro Astalli. 

Gli altri sono Maryam dall’Iran, May dall’Egitto e Irem dalla Turchia. Tutti e quattro rappresentano storie diverse che si incontrano qui a Catania e che contribuiscono a raccontare, attraverso le loro esperienze, il nostro Mediterraneo.

Sono quindi molti gli aspetti che abbiamo cercato di coniugare all'interno di questo Centro di eccellenza, con l'obiettivo di costruire una realtà capace di trasmettere in maniera capillare conoscenze e interpretazioni attraverso la ricerca. Non necessariamente soluzioni, ma strumenti per comprendere meglio la complessità del mondo che ci circonda. E vogliamo farlo dialogando da una parte con la società civile e dall'altra con le istituzioni che hanno finanziato il progetto.

Abbiamo davanti altri trenta mesi di attività: il progetto è infatti ancora nella sua fase iniziale.

Stefania Panebianco, Sabina Mangano e Fulvio Attinà

In foto da sinistra Stefania Panebianco, Sabina Mangano e Fulvio Attinà

Mediterraneo in tumulto, la sfida del dialogo: il DIPLOWideMed Crash Course

Dalla complessità del Mediterraneo alle possibili vie del dialogo. Si è aperto nel segno di un'area attraversata da conflitti, trasformazioni geopolitiche e nuove tensioni il DIPLOWideMed Crash Course – A Research-to-Policy Lab, attività cardine del Jean Monnet Centre of Excellence DIPLOWideMed dell'Università di Catania, diretto dalla prof.ssa Stefania Panebianco. 

Cinque giornate di formazione e confronto che hanno messo in relazione ricerca accademica, analisi delle dinamiche mediterranee e processi di elaborazione delle politiche pubbliche, coinvolgendo giovani studiosi provenienti da diversi Paesi e università.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti della prof.ssa Alessandra Ragusa, delegata del rettore per l'Internazionalizzazione, e della prof.ssa Francesca Longo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali. Una giornata inaugurale dedicata a “Mediterranean Turmoil”, che ha posto al centro le trasformazioni e le tensioni che attraversano il Mediterraneo, a partire dagli interventi della prof.ssa Stefania Panebianco, su Mediterranean (dis)orders, e del dott. Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, sul tema Il Mediterraneo in fiamme: vie per il raggiungimento della pace.

«Siete qui per cinque giorni, provenienti da università e Paesi diversi, e questo rappresenta un'importante occasione di confronto e internazionalizzazione», ha sottolineato Alessandra Ragusa, portando anche il saluto del rettore Enrico Foti e richiamando il lavoro svolto da Panebianco per costruire un programma «intenso e di alto livello».

Un momento dell'intervento della prof.ssa Alessandra Ragusa

Un momento dell'intervento della prof.ssa Alessandra Ragusa. Ai suoi lati le docenti Stefania Panebianco e Francesca Longo

Sulla stessa dimensione internazionale e sul ruolo dell'università si è soffermata Francesca Longo, evidenziando come il Crash Course, inserito nel percorso del Centro di eccellenza, rappresenti «un'importante occasione per rafforzare la proiezione internazionale del Dipartimento e dell'Ateneo». «Viviamo una fase di profonda trasformazione del sistema internazionale – ha osservato – e le università hanno il compito di analizzarla e comprenderne le possibili direzioni».

A dare alla giornata una prospettiva più direttamente legata al tema della pace è stato Emiliano Abramo, che ha richiamato le contraddizioni di un Mediterraneo inserito in un mondo sempre più connesso, ma nel quale la comunicazione non sempre favorisce il dialogo. «La comunicazione non fa pace, anzi genera tante guerre», ha osservato, sottolineando «le difficoltà che attraversano soprattutto il Mediterraneo meridionale e i rapporti tra le due sponde».

«Da qui - secondo Abramo - la necessità di tornare a considerare il Mediterraneo come una mesoregione, con dinamiche e problemi comuni che richiedono nuove forme di dialogo. Un dialogo che deve coinvolgere non soltanto gli Stati, ma anche religioni, università e società civile». 

«Bisogna riprendere il dialogo – ha sottolineato – quello tra le religioni, quello commerciale, e immaginare come non lasciare soli i Paesi in un tempo in cui chi fa affari continua a muoversi». In questo scenario, realtà come la Comunità di Sant'Egidio e il mondo universitario possono contribuire, secondo Abramo, a costruire percorsi di confronto attraverso strutture capaci di attraversare il Mediterraneo e favorire il dialogo.

La giornata inaugurale ha così introdotto uno dei temi centrali dell'intero percorso: come leggere un Mediterraneo sempre più complesso e quali strumenti mettere in campo per affrontarne le trasformazioni. Una prospettiva che trova nel rapporto tra ricerca e policy-making uno degli elementi caratterizzanti del DIPLOWideMed.

Un momento dei lavori

Un momento dei lavori

Dalla diplomazia alla sicurezza, dalle economie blu alle migrazioni

Nel corso delle giornate successive il Crash Course ha affrontato temi quali la diplomazia mediterranea, la strategia di sicurezza europea, la sustainable blue economy e le migrazioni nel Mediterraneo, attraverso il contributo di studiosi ed esperti provenienti da università, centri di ricerca e istituzioni europee e internazionali.

Tra gli interventi quelli di Virginie Collombier (Mediterranean Platform di Roma), Maria Sanfilippo (coordinatrice dell’ufficio Mediazione culturale di Unict), Nicoletta Pirozzi (Istituto Affari Internazionali), Mounir Ghribi (director of the Jean Monnet Centre of Excellence Sustainable Blue Economy), Marcello Carammia (docente dell’ateneo catanese), Federica Zardo (ricercatrice dell’University for Continuing Education Krems) e Xavier Aragall (Programme Manager Migrations and the Euromed Survey), accanto ai momenti di Research Lab, dedicati al confronto diretto sulle ricerche dei partecipanti e sulla loro possibile traduzione in proposte e strumenti di policy.

Il percorso si è concluso, con una giornata dedicata ancora una volta al rapporto tra ricerca, politiche pubbliche e grandi questioni che attraversano lo spazio euro-mediterraneo.

Nell'Aula XXI Marzo è stato presentato il volume Un-welcome to Denmark: The Paradigm Shift and Refugee Integration di Michelle Pace, ricercatrice indipendente e docente onoraria affiliata all'Università di Malta.

Il volume è stato discusso da Francesca Longo, Stefania Panebianco, Eugenio Cusumano, professore di Scienza politica dell'Università di Messina, e Iole Fontana, docente di Politica dell'Unione Europea dell'Università di Catania. 

Un momento dei lavori

Un momento dei lavori

Al centro del confronto le difficoltà dell'integrazione dei rifugiati e le trasformazioni delle politiche di accoglienza in Danimarca e, più in generale, in Europa, alle prese con un possibile cambio di paradigma.

La riflessione è cominciata da alcune questioni cruciali: siamo di fronte a una crisi dell'integrazione? Fino a che punto la difesa dei confini statali incide sulla tutela delle persone più vulnerabili? È necessario ripensare il regime internazionale di protezione dei rifugiati?

La discussione sul volume di Michelle Pace ha consentito di approfondire i meccanismi che stanno trasformando il regime internazionale dei rifugiati e le conseguenze sulla protezione delle persone costrette a fuggire da conflitti e gravi condizioni di vulnerabilità.

Nel pomeriggio, spazio al Final Forum, con l'intervento della dott.ssa Sabina Magnano, direttrice per il coordinamento delle commissioni e delle attività legislative al Parlamento europeo, sul tema EU Legislative Process and Participatory Democracy in EU Policy-making.

A chiudere il percorso il Wrap Up & Conclusions curato dalla prof.ssa Stefania Panebianco, direttrice del Jean Monnet Centre of Excellence DIPLOWideMed, accompagnato dal confronto con i partecipanti e dalla raccolta dei loro feedback.

Il DIPLOWideMed Crash Course si conclude così dopo cinque giornate nelle quali ricerca, formazione, expertise e processi decisionali sono stati messi in dialogo attorno alle grandi trasformazioni del Mediterraneo allargato, con l'obiettivo di offrire ai giovani studiosi non soltanto strumenti per interpretare la complessità dello scenario mediterraneo, ma anche occasioni per riflettere sul modo in cui la conoscenza può entrare nel dibattito pubblico e contribuire alla costruzione delle politiche.

allievi e allieve che hanno partecipato all'iniziativa con gli attestati

Allievi e allieve che hanno partecipato all'iniziativa con gli attestati

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