People management, benessere organizzativo e “cura” della persona: le riflessioni emerse al convegno del Dipartimento di Giurisprudenza nell’ambito del progetto SAFI organizzato dalla professoressa Gabriella Nicosia, presidente del Cug di Unict
La Pubblica amministrazione è oggi al centro di grandi transizioni – digitale, ecologica, demografica, organizzativa e culturale – che stanno trasformando profondamente il modo di lavorare e di guidare le organizzazioni pubbliche.
In questo contesto, la dirigenza pubblica è chiamata a un cambiamento di ruolo: non solo garante di procedure e risultati, ma leader di persone, capace di valorizzare il capitale umano come leva strategica per l’innovazione e la qualità dei servizi. Emergono, quindi, nuovi paradigmi di people management, fondati su centralità della persona e del benessere organizzativo, sviluppo delle competenze e apprendimento continuo, fiducia, responsabilizzazione e lavoro per obiettivi, inclusione, equità e sostenibilità del lavoro
La “cura” della persona diventa così una responsabilità manageriale: prendersi cura significa creare contesti di lavoro sani, motivanti e orientati al senso del servizio pubblico, in cui performance e benessere non siano in contrapposizione, ma si rafforzino reciprocamente.
Questa evoluzione rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità decisiva per costruire una PA più attrattiva, resiliente e capace di affrontare il futuro. Proprio in ragione della osservazione di questa evoluzione sistemica, e grazie al sostegno del laboratorio didattico SAFI3 della Scuola Superiore dell'Università di Catania, la prof.ssa Gabriella Nicosia, ordinaria di Diritto del lavoro nel Dipartimento di Giurisprudenza e neo presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’ateneo catanese, ha voluto avviare una riflessione e una messa a sistema delle più accreditate posizioni interpretative, invitando i più autorevoli studiosi del tema, nell’ambito di un convegno dal titolo La dirigenza pubblica nella stagione della grandi transizioni: verso il people management e la “cura” della persona.
Ad aprire i lavori – nell’aula magna di Villa Cerami - sono stati il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Salvo Zappalà, e la presidente della Scuola Superiore di Catania, Ida Nicotra, che hanno sottolineato l’importanza del convegno, basato sulla centralità della persona. «Ciò in piena sintonia - ha ricordato la presidente della Ssc, Ida Nicotra -, con quel dettato costituzionale che indica i funzionari pubblici al servizio esclusivo della Nazione. Dove il ricorso alla lettera maiuscola dà il senso dell’importanza del proprio impegno negli apparati».
A trarre le conclusioni dei lavori, dopo le relazioni degli esperti, è stato Domenico Garofalo, presidente dell’Associazione Italiana di Diritto del lavoro e della Previdenza Sociale, che nel suo intervento ha sottolineato che «il ruolo e le responsabilità della dirigenza pubblica rappresentano un tema fondamentale per il funzionamento della pubblica amministrazione anche alla luce del fatto che non sempre c’è rispondenza tra quel che stabilisce il legislatore e quanto si realizza successivamente».
«Benessere dei lavoratori e cura organizzativa sono ormai temi entrati nel Dna della pubblica amministrazione – ha aggiunto -. Il ruolo dei dirigenti assume oggi una condizione importante per poter provvedere alla cura e al benessere dei lavoratori pubblici nel modo migliore».
Un momento dell'intervento del prof. Salvo Zappalà, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza
“Si tratta di un obiettivo fondamentale nelle relazioni del mondo del lavoro, soprattutto in una fase storica caratterizzata da un’elevata digitalizzazione: oggi, infatti, le relazioni interpersonali tendono a ridursi, poiché molte procedure si svolgono senza incontrarsi né conoscersi, interamente su piattaforme online estremamente efficienti ma poco personalizzate – ha detto il prof. Salvo Zappalà -. In questo contesto, le esigenze individuali rischiano di essere trascurate, monitorate dall’alto secondo criteri di efficienza esclusivamente quantitativi e numerici, rendendo sempre più difficile mantenere l’attenzione sulla dimensione umana”.
“La giornata odierna rappresenta inoltre un momento di grande valore formativo e di ricerca: tutti gli interventi dei relatori sono, infatti, il risultato di attività di studio di altissimo livello – ha aggiunto il direttore del dipartimento -. Ciò contribuisce a rafforzare il dialogo con il terzo settore e con gli operatori del mondo del lavoro, valorizzando la cosiddetta “terza missione”, che costituisce un elemento di primaria importanza nella funzione dell’università”.

In foto da destra Alessandro Bellavista, Ida Nicotra, Gabriella Nicosia, Domenico Garofalo, Alessandra Pioggia, Sandro Mainardi e Antonello Zoppoli
Dall’efficienza alle persone: il people management come nuovo paradigma dell’organizzazione pubblica
Nella introduzione alla giornata di studi la prof.ssa Gabriella Nicosia, ha spiegato le ragioni scientifiche della scelta di un titolo così dirompente che intende sottolineare la nuova stagione organizzativa che le ultime riforme hanno, di fatto, inaugurato.
«Ho utilizzato per la prima volta nell’ambito giuslavoristico la locuzione composta people management consapevole dell’impatto che avrebbe avuto fra gli studiosi del tema, proprio per evidenziare la migrazione, durata più di vent’anni, dalla stagione del conseguimento della efficienza ad ogni costo, ovvero quella a tutti noi nota come new public management, ad una stagione normativa e organizzativa che intende investire convintamente sulla persona delle lavoratrici e dei lavoratori», ha spiegato la professoressa Gabriella Nicosia.
«Più di dieci anni or sono ho provato a concettualizzare e dimostrare l’opportunità del ricorso ad un paradigma personalistico, superando l’ubriacatura efficientista degli anni 90, ravvisandone la possibilità tra le pieghe delle norme allora esistenti, ma il panorama normativo era ancora acerbo, forse impreparato, al contrario, oggi, mi pare che l’idea abbia trovato pieno riconoscimento nella soft law di ultima generazione, quella, per intenderci, che si è formata a partire dall’adozione di quel Pnrr che molti di noi considerano un vero piano di investimento sulle persone», ha aggiunto.
«Ecco perché le dirigenze, e declino volutamente il termine al plurale, come ho scritto anni fa consapevole della dimensione polimorfica della figura ancora una volta occupano un ruolo centrale nel complessivo rinnovamento sistemico ed ecco perché ritengo opportuno parlare di people management», ha affermato la docente.
Un momento dell'intervento della prof.ssa Gabriella Nicosia
«Ancora una volta sono le dirigenze chiamate a interpretare e attuare una gestione ed una micro organizzazione capaci di riempire di contenuti il nuovo trend attento alla cura delle persone – ha aggiunto -. Sono le dirigenze a dover sfoderare il proprio talento manageriale, attento al benessere organizzativo della propria squadra. Perché un ambiente di lavoro sereno, motivante e non stressogeno è, per un verso, una pretesa ormai giuridicamente sorretta dalla disciplina vigente (basti riflettere sulla garanzia racchiusa nell’art. 7 del decreto legislativo 165/2001), nonché dal conforto dalla giurisprudenza in materia, e, per l’altro verso, una scelta strategica per meglio conseguire l’efficienza dell’agire pubblico. Non si può pretendere di creare valore pubblico, ovvero benessere sociale, a costo del benessere di chi lavora per realizzarlo».
«Si può e si deve, invece, creare valore pubblico dando valore alle persone, attraverso tutte quelle decisioni gestionali, improntate alla buona fede e correttezza comportamentale, volte all’empowerment nel lavoro – ha aggiunto - Che questa sia la strada giusta mi pare trovi conferma nell’ultimo, in ordine di tempo, degli interventi normativi in materia, che rende ancora più attuale e ben contestualizzato il tema scelto per la nostra giornata di studi».
«È stato appena approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge n. 2511 che reca modifiche significative nel senso della valorizzazione delle “capacità manageriali delle nostre dirigenze, quale leva abilitante per il funzionamento delle organizzazioni” e che, contestualmente, indirizza un focus sul talento del dirigente-manager capace di “valorizzare le potenzialità di ciascun lavoratore, in una prospettiva di crescita personale, di sviluppo di carriera e di miglioramento delle capacità amministrative», ha detto la docente Gabriella Nicosia in chiusura di intervento.
Studenti e personale tecnico-amministrativo presente ai lavori
Dirigenza pubblica, cura delle persone e valore pubblico: responsabilità, politica e nuove sfide organizzative
Sul tema dell’evoluzione del modello è intervenuto Sandro Mainardi, ordinario di Diritto del lavoro dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. «Stiamo andando verso il consolidamento di alcuni aspetti ormai ben regolati della dirigenza pubblica e cerchiamo di cogliere il vero significato della privatizzazione, intesa come gestione manageriale delle risorse pubbliche da parte degli apparati burocratici – ha detto -. Una gestione che non punti solo all’efficienza e al buon andamento, ma che tenga conto anche di valori nuovi e fondamentali: la cura della persona, il benessere organizzativo e una gestione consapevole delle risorse. Ciò presuppone dirigenti adeguatamente selezionati, formati e valutati in base alla capacità di perseguire questi obiettivi».
«La politica mantiene il suo ruolo di indirizzo e di definizione degli obiettivi, mentre alla dirigenza spetta garantire i diritti fondamentali, sia nei confronti della collettività, sia del personale e delle risorse gestite – ha aggiunto -. Il quadro generale del personale e delle amministrazioni si sta definendo solo dopo molti anni e, a mio avviso, un contributo decisivo è venuto dalla contrattazione collettiva. Quest’ultima ha cercato di offrire una nuova lettura del dipendente pubblico, soprattutto attraverso i sistemi di inquadramento».
«Resta però centrale il tema delle risorse: la valorizzazione del merito e i principi affermati devono tradursi in investimenti concreti sul personale, per rendere effettiva la valorizzazione delle persone – ha sottolineato -, È necessario evitare l’abbandono dei dipendenti pubblici e rendere la pubblica amministrazione un luogo di lavoro attrattivo. Questa riforma, almeno nelle intenzioni, va in tale direzione: i presupposti ci sono, ma devono essere accompagnati da un adeguato investimento di risorse».
Proprio sui “dirigenti manager” si è soffermato Alessandro Bellavista, ordinario di Diritto del lavoro dell’Università di Palermo. «Il ruolo dei dirigenti oggi, più che nella cura della pubblica amministrazione in senso stretto, dovrebbe essere orientato alla tutela dell’interesse della società all’efficienza e all’efficacia dell’azione amministrativa – ha spiegato -. Tuttavia questo ruolo risulta ancora fortemente compromesso da un sistema regolativo che assoggetta la dirigenza ai voleri degli organi politici. Poiché spesso la politica è guidata da esigenze di consenso immediato, gli interessi generali finiscono per essere sacrificati a favore di interessi particolari. Questo rappresenta uno dei nodi principali del sistema».
«Nonostante un indubbio miglioramento medio della dirigenza pubblica italiana sul piano della formazione e della cultura amministrativa, i dirigenti si trovano spesso in una posizione ambigua, quasi come “servi di due padroni” – ha aggiunto -. Da un lato devono rispondere alle esigenze della politica, dall’altro subiscono forti pressioni sindacali, alle quali è difficile opporsi».
«Questa situazione incide pesantemente sul funzionamento e sull’efficienza della macchina amministrativa – ha detto in chiusura di intervento -. Un esempio emblematico è il Servizio sanitario nazionale, dove il peso della politica nella nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie è particolarmente rilevante. Purtroppo in alcuni casi assistiamo a nomine di dirigenti inadeguati, che a loro volta effettuano nomine altrettanto inadeguate, con evidenti ricadute negative sull’efficienza e sull’efficacia dell’azione amministrativa».
Un momento dell'intervento del prof. Sandro Mainardi
La prof.ssa Alessandra Pioggia, ordinaria di Diritto amministrativo dell’Università di Perugia, è intervenuta sul tema “L’approccio alla cura nelle Pa”. «Il tema della cura ha acquisito negli ultimi decenni uno spazio sempre più rilevante nel dibattito pubblico, soprattutto grazie al contributo delle filosofe e delle politologhe femministe che, dalla fine degli anni Settanta e dall’inizio degli anni Ottanta, lo hanno posto al centro della riflessione sulla giustizia e sulla sua ridefinizione», ha spiegato.
«Si deve riflettere su come un’amministrazione debba essere ripensata attorno alla cura delle persone e della comunità – ha detto la docente -. In questo contesto, la funzione della dirigenza diventa essenziale per trasformare un’attività spesso standardizzata, rivolta a un utente ideale, in un’azione che si prende concretamente cura delle persone, rispettandone la specificità e i bisogni, che sono naturalmente diversi per ciascuno di noi».
«Quanto allo stato del personale della pubblica amministrazione, si tratta di un personale in sofferenza, anche perché la pubblica amministrazione italiana gode di una percezione generalmente negativa: non piace ai cittadini, non piace alla politica e non piace al legislatore – ha aggiunto -. Non è facile, dunque, lavorare in una realtà che si impegna ma che non di rado fatica a raggiungere i risultati attesi dalla comunità. Migliorare l’amministrazione e la percezione che la comunità ha di essa significa, quindi, contribuire anche al benessere di chi lavora al suo interno».
In chiusura è intervenuto Antonello Zoppoli, ordinario di Diritto del lavoro dell’Università di Napoli Federico II, sul tema “La responsabilizzazione nel rapporto con l’organo di indirizzo politico”.
«Il rapporto tra dirigenza e organo politico di indirizzo va letto alla luce di un paradigma personalistico orientato alla valorizzazione della persona, non solo in termini di produttività, ma anche di qualità delle relazioni, riconoscimento dell’individuo e perseguimento del valore pubblico – ha spiegato il docente -. Le riforme della pubblica amministrazione avviate a partire dalla privatizzazione del 1993 hanno posto la dirigenza al centro del sistema, attribuendole un ruolo strategico nell’organizzazione e nella realizzazione delle politiche pubbliche. Tuttavia, il nodo critico rimane il rapporto con la politica, un rapporto necessario e fisiologico, ma che può diventare problematico quando le scelte sui dirigenti non sono guidate da criteri di competenza e responsabilità».
«Le decisioni politiche in materia di nomine hanno un impatto diretto sull’intera macchina amministrativa e rendono centrale il tema della valutazione delle performance e del raggiungimento degli obiettivi, che dovrebbe costituire l’architrave del sistema, ma che ancora oggi incontra significative difficoltà applicative – ha aggiunto -. È legittimo che la politica eserciti il proprio ruolo di indirizzo e di scelta dei vertici amministrativi, ma ciò deve avvenire entro limiti chiari, attraverso meccanismi strutturati, trasparenti e affidabili di valutazione dei risultati, in grado di rendere conto anche ai cittadini».
«I passi avanti compiuti nel tempo sono reali, ma disomogenei e spesso affidati alla qualità e ai buoni intenti dei singoli soggetti coinvolti, siano essi dirigenti o decisori politici – ha sottolineato -. Questo non è più sufficiente per affrontare la complessità delle sfide contemporanee. Anche l’attuazione del Pnrr ha riproposto con forza il tema del rapporto tra politica e dirigenza: accanto alla valorizzazione del capitale umano e della persona come fulcro dell’azione amministrativa, è emersa la necessità di una collaborazione stretta, ma correttamente regolata, tra ruolo politico e ruolo dirigenziale, quale condizione essenziale per garantire efficienza, responsabilità e qualità dell’azione pubblica».

In foto da sinistra Alessandro Bellavista, Sandro Mainardi, Antonello Zoppoli, Gabriella Nicosia, Domenico Garofalo e Alessandra Pioggia