È l’appello lanciato dal procuratore generale della Corte di Appello di Catania, Carmelo Zuccaro, alle studentesse e agli studenti presenti all’incontro per onorare la memoria di Alfredo Agosta, ucciso 44 anni fa in un attentato mafioso
La memoria non può restare solo ricordo, ma deve diventare responsabilità. Ed è soprattutto attraverso l’impegno delle nuove generazioni che si costruisce una società libera dalla criminalità organizzata.
È il messaggio rivolto alle studentesse e agli studenti che hanno preso parte all’incontro Criminalità organizzata dagli anni ’80 ai giorni nostri: evoluzione, strategie e impatto sociale, in ricordo del maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, Alfredo Agosta, ucciso 44 anni fa in un attentato mafioso.
Un’iniziativa che ha registrato – in un’affollata aula magna del Palazzo delle Scienze dell’Università di Catania – gli interventi del Procuratore generale della Corte d’Appello di Catania Carmelo Zuccaro e del Comandante Interregionale dei Carabinieri “Culqualber”, generale di corpo d’armata Claudio Domizi, insieme con numerosi rappresentanti del mondo accademico e dell’associazionismo.

Un momento dell'incontro (foto: Associazione nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”)
Proprio il Procuratore generale Carmelo Zuccaro ha rivolto un forte richiamo alle nuove generazioni, sottolineando come il loro ruolo sia determinante nella lotta alla criminalità organizzata. «L’impegno delle istituzioni è ben noto, mentre i giovani sono ancora un ignoto», ha affermato invitandoli a non rifugiarsi nell’indifferenza.
Zuccaro ha evidenziato il rischio rappresentato dall’apatia e dalla convinzione che la mafia sia ormai un fenomeno marginale: «Quando non ci sono episodi eclatanti si pensa che la battaglia sia vinta, ma non vi può essere errore più grande».

Un momento dell'intervento del dott. Carmelo Zuccaro
Il procuratore ha poi ricordato le pagine più drammatiche della storia recente, come le stragi di Capaci e via D’Amelio, sottolineando «la capacità della mafia di incidere sugli equilibri istituzionali». «Oggi - ha aggiunto - il fenomeno mafioso si presenta in forme nuove: non più soltanto parassitario, ma capace di produrre ricchezza e infiltrarsi nell’economia legale, soprattutto attraverso il traffico di stupefacenti».
«Da qui la necessità di mantenere alta l’attenzione, anche alla luce delle difficoltà nel colpire i patrimoni illeciti», ha precisato Zuccaro. Il suo intervento si è concluso con un monito chiaro: «La mafia non è sconfitta e spetta soprattutto ai giovani scegliere da che parte stare».

Autorità presenti ai lavori (foto: Associazione nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”)
Sulla stessa linea il generale Claudio Domizi che ha posto al centro del suo intervento il valore del dialogo con le nuove generazioni, sottolineando come «oggi vi sia maggiore consapevolezza e minore paura rispetto al passato». Nel suo intervento ha richiamato le drammatiche stagioni di violenza che hanno segnato la storia di Cosa Nostra, ricordando le vittime tra magistrati, giornalisti, forze dell’ordine e cittadini, e il clima di omertà e sfiducia che ne è derivato.
Domizi ha, inoltre, evidenziato le tappe fondamentali del cambiamento come «il metodo investigativo di Giovanni Falcone e il maxiprocesso, strumenti che hanno segnato una svolta nella lotta alla mafia». In chiusura di intervento ha ribadito come «la consapevolezza acquisita nel tempo debba tradursi in impegno concreto: solo così sarà possibile contrastare efficacemente il fenomeno mafioso».

Un momento dell'intervento del generale Claudio Domizi (foto: Associazione nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”)
Povertà “di libertà” e antimafia: università e istituzioni a confronto sul reinserimento sociale
Ad introdurre i lavori è stato il prof. Marco Romano del Dipartimento di Economia e Impresa che ha richiamato «l’importanza dell’inclusione e dell’innovazione tecnologica nei percorsi di reinserimento sociale».
A seguire il direttore del Dipartimento di Economia e Impresa, Roberto Cellini, che ha sottolineato «il ruolo dell’educazione e dello sviluppo del senso critico, evidenziando il legame tra povertà economica ed educativa, definita come povertà di libertà».

Un momento dell'intervento del prof. Roberto Cellini
A prendere la parola anche il delegato del rettore all’Osservatorio metropolitano per la prevenzione della devianza giovanile, prof. Carlo Colloca, il presidente dell’Associazione nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”, ing. Carmelo La Rosa, e il prefetto Pietro Signoriello.
Nel corso dei loro interventi hanno sottolineato con forza la centralità e l’attualità della tematica trattata, evidenziando come il fenomeno della dispersione scolastica rappresenti una delle emergenze più rilevanti del territorio catanese. In particolare, è stato richiamato come nella città metropolitana di Catania il tasso di abbandono scolastico raggiunga livelli molto elevati, attestandosi intorno al 25%, con evidenti ricadute sui fenomeni di marginalità sociale e devianza giovanile.
È stata, inoltre, ribadita l’urgenza di un’azione sinergica tra istituzioni, scuola, famiglie e realtà associative, capace di contrastare non solo l’abbandono degli studi, ma anche la cosiddetta povertà educativa, promuovendo percorsi di inclusione, prevenzione e accompagnamento dei giovani più fragili, dentro e fuori il contesto scolastico.

Un momento dell'intervento del prefetto Pietro Signoriello
Proprio Carmelo La Rosa ha ricordato la figura del maresciallo Alfredo Agosta e l’impegno dell’associazione antimafia a lui dedicata.
Il convegno ha registrato anche l’intervento del dott. Giuseppe Agosta, componente dell’Associazione Nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”, che ha ricordato la figura del padre condividendo alcuni ricordi personali e soffermandosi sul significato della recente riapertura del processo.
A chiudere l’incontro la giornalista Laura Di Stefano, che ha evidenziato l’importanza di raccontare l’evoluzione del fenomeno mafioso per rafforzare il senso civico.

L'ing. Carmelo La Rosa e il dott. Giuseppe Agosta (foto: Associazione nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”)
Legalità e impegno civile: assegnati i Premi “Alfredo Agosta” 2026 e nominati i soci onorari
Nel corso dell’evento è stato conferito il Premio “Alfredo Agosta” 2026 al dott. Salvo Palazzolo, giornalista e inviato speciale del quotidiano La Repubblica; al Generale di Brigata Pierluigi Solazzo, Comandante della Legione Carabinieri “Toscana”; al dott. Giuseppe Bellassai, Dirigente generale della Polizia di Stato e Questore di Catania; al dott. Francesco Curcio, Procuratore Capo della Repubblica di Catania; a mons. Luigi Renna, Arcivescovo della Città Metropolitana di Catania.
Nel corso della cerimonia sono stati nominati soci onorari dell’associazione il presidente emerito della Corte d’Appello di Catania, dott. Filippo Pennisi, il già Prefetto di Catania, dott.ssa Maria Carmela Librizzi, e il Consigliere della Corte dei Conti, generale Giuseppe La Gala.

Autorità presenti ai lavori (foto: Associazione nazionale Antimafia “Alfredo Agosta”)