Nicoletta Marini D’Armenia al Disum ospite del Chispo: «Quadri, statue e luoghi della memoria raccontano come le società costruiscono la propria identità»
Come si costruisce la memoria di una nazione e in che modo questa può trasformarsi nel tempo fino a superare i confini nazionali? A queste domande ha risposto la storica Nicoletta Marini D’Armenia dell’Università di Napoli L’Orientale nel corso del seminario La memoria napoleonica nella costruzione di una identità nazionale spagnola, che si è tenuto nei giorni scorsi nell’aula 252 del Monastero dei Benedettini, sede del Dipartimento di Scienze umanistiche.
L’iniziativa è stata organizzata nell’ambito del ciclo di seminari «Poteri, spazi, conflitti» promossi da CHISPO - Center for the History of Power diretto dalla prof.ssa Lina Scalisi e coordinato dal dott. Giacomo Santoro.
«Il tema dell’esperienza storica attraverso il percorso delle immagini incrocia tre dimensioni fondamentali: gli spazi, i conflitti e il potere - ha spiegato Marini D’Armenia -. In particolar modo occorre evidenziare il “potere” in relazione al concetto di nazione e alla costruzione di una memoria nazionale».
Secondo la studiosa, l’età napoleonica non può essere interpretata soltanto come una successione di guerre. «È riduttivo definirla solo come un ciclo di conflitti», ha osservato. «Si tratta di un periodo di profondi cambiamenti politici e istituzionali che ha lasciato un’eredità duratura nella costruzione delle identità europee», ha aggiunto.
«La memoria di questi eventi si conserva non solo nei documenti scritti, ma anche nelle cosiddette fonti materiali: monumenti, opere d’arte e luoghi commemorativi diffusi in tutta Europa – ha spiegato la docente -. Quadri, statue e luoghi della memoria non raccontano soltanto le battaglie, permettono di comprendere come le società abbiano costruito nel tempo narrazioni storiche capaci di trasmettere un’identità collettiva».

La storica Nicoletta Marini D’Armenia dell’Università di Napoli L’Orientale
«In questo quadro il caso della Spagna assume un valore particolare – ha sostenuto la prof.ssa Nicoletta Marini D’Armenia -. A differenza della Francia, dove la memoria napoleonica nasce attraverso una narrazione celebrativa dell’imperatore, nella penisola iberica essa si sviluppa come memoria di resistenza all’invasione francese. Tra il 1808 e il 1814, la guerra d’indipendenza spagnola diventa infatti il momento fondativo di una coscienza nazionale basata sul protagonismo del popolo».
Un simbolo di questa memoria è il Monumento ai Caduti per la Spagna a Madrid, dedicato agli insorti del due maggio 1808. «Qui il protagonista non è più il sovrano o il generale - ha osservato la docente -, ma il popolo, che diventa il soggetto della storia».

Il Monumento ai Caduti per la Spagna a Madrid (foto: Wikipedia)
Un ruolo centrale nella costruzione di questa memoria è svolto anche dalla pittura di Francisco Goya. Nel dipinto Il due maggio 1808, infatti, l’artista rappresenta l’insurrezione spontanea del popolo madrileno contro le truppe francesi, evidenziando la violenza dello scontro e la determinazione della popolazione nel difendere la propria città.
Nel quadro Il tre maggio 1808, invece, Goya raffigura la fucilazione degli insorti da parte dell’esercito francese, trasformando la repressione in un simbolo dell’eroismo collettivo e del sacrificio civile.
«Attraverso queste opere, emerge una narrazione nuova della memoria napoleonica: non più centrata sulla figura del condottiero, ma sull’esperienza collettiva della rivolta e della resistenza - ha sottolineato la storica dell’Università di Napoli L’Orientale -. In Spagna la memoria napoleonica nasce come memoria antinapoleonica. Il protagonista della narrazione non è l’imperatore, ma il popolo».

Il dipinto "Il due maggio 1808" (foto: Wikipedia)
La memoria nazionale, tuttavia, è sempre il risultato di una selezione culturale e politica. «Ogni memoria è selettiva e dipende dalle scelte politiche e culturali degli Stati», ha ricordato Marini D’Armenia. «In una prima fase furono esaltate soprattutto le vittorie, mentre alcune sconfitte vennero progressivamente dimenticate – ha aggiunto -. Nel tempo, però, questa memoria ha iniziato a trasformarsi, assumendo una dimensione più ampia che include anche gli altri protagonisti del conflitto e crea una prospettiva europea e transnazionale».

Il dipinto "Il tre maggio 1808" (foto: Wikipedia)
Nel corso del seminario sono intervenuti anche gli studenti e i docenti presenti sul ruolo delle immagini, dei monumenti e dei luoghi della memoria nella costruzione delle identità collettive. «Quello che emerge è che la memoria non è statica – ha tenuto a precisare la docente Marini D’Armenia -. La memoria si modifica nel tempo, si stratifica e diventa uno strumento attraverso cui comprendere come la società si racconta, come trasmette valori e costruisce un senso condiviso di appartenenza».
«Occorre osservare il passato, non solo come cronaca di eventi, ma come costruzione continua di narrazioni storiche che plasmano le identità, locali, nazionali e oltre i confini», ha detto in chiusura di intervento la docente dell’Università di Napoli L’Orientale.

Un momento dell'intervento della docente Nicoletta Marini D'Armenia