La Multimodalità del Linguaggio, una nuova prospettiva di comunicazione

Al Monastero dei Benedettini si è tenuto un workshop internazionale organizzato dal Dipartimento di Scienze Umanistiche con il Centro di Neurohumanities e l’Università di Firenze

Francesca Quattrocchi

Il linguaggio umano sta vivendo una trasformazione significativa evolvendosi da un sistema puramente verbale a un fenomeno sempre più multimodale che integra suoni, gesti, espressioni facciali e altre modalità comunicative.

Nei giorni scorsi, al Monastero dei Benedettini, sul tema, si è tenuto un workshop internazionale – dal titolo Multimodal language. Theoretical perspectives and research methods - organizzato dal Dipartimento di Scienze umanistiche (con il coordinamento di Emanuela Campisi) sotto il patrocinio del centro di Neurohumanities e la collaborazione dell’Università di Firenze.

Nella due giorni di lavori, gli esperti hanno discusso teorie e metodologie capaci di descrivere l'integrazione tra queste modalità diverse di comunicazione e, inoltre, hanno evidenziato come la linguistica stia rispondendo a questo cambiamento, affrontando la domanda centrale: possiamo davvero parlare di un linguaggio multimodale?

In particolar modo gli esperti hanno evidenziato come il linguaggio umano sia un fenomeno complesso che non può essere ridotto a un sistema verbale. Le ricerche presentate, nella loro complessità, hanno messo in luce la centralità della multimodalità, in cui parole, gesti, espressioni facciali e altre forme di comunicazione lavorano insieme per creare significato. Questa comprensione del linguaggio apre nuove prospettive per la ricerca linguistica e per l’applicazione del linguaggio in contesti sociali e culturali.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Un altro importante contributo del workshop è stato quello di Maria Graziano, che ha analizzato come «i bambini sviluppano la capacità di integrare le modalità verbale e gestuale nel loro linguaggio». Secondo Graziano con «il tempo i bambini migliorano la loro abilità di usare gesti e parole in modo coeso, non solo per esprimere concetti, ma anche per rispondere alle esigenze pragmatiche della conversazione».

Questo sviluppo, che avviene progressivamente, dimostra che «la comunicazione umana non è solo verbale, ma che parole e gesti lavorano insieme per creare significato», ha aggiunto. «I bambini, quindi, non solo imparano a parlare, ma sviluppano anche la capacità di comunicare in modo più complesso attraverso il corpo e il linguaggio non verbale», ha detto in chiusura di intervento Maria Graziano.

Uno degli studi più rilevanti del workshop è stato quello di Loulou Kosmala e Corrado Bellifemine, che hanno esaminato l’uso dei gesti nei dialoghi tra studenti universitari. Attraverso l'analisi di registrazioni di conversazioni in francese, i ricercatori hanno scoperto che i parlanti fanno un uso predominante di gesti pragmatici, che non sono legati a significati referenziali concreti, ma sono essenziali per la struttura e il flusso del discorso.

Questo studio ha confermato l'importanza dei gesti non solo per l'espressione di concetti, ma anche per mantenere la coerenza e la fluidità della conversazione. I gesti, quindi, giocano un ruolo cruciale nella gestione della comunicazione interpersonale.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Chiara Bonsignori, Alessio Di Renzo, Gabriele Gianfreda, Tommaso Lucioli, Barbara Pennacchi hanno presentato un importante studio sulla Lingua dei Segni Italiana, esplorando un corpus annotato visivamente per l’analisi della lingua dei segni.

In particolar modo questo studio è fondamentale per comprendere la lingua dei segni come sistema comunicativo a sé stante, che, come la lingua parlata, fa ampio uso di gesti, movimenti del corpo e espressioni facciali per veicolare significati. La Lis è un esempio paradigmatico di linguaggio multimodale, in cui le modalità verbale e non verbale sono strettamente integrate. L'analisi di corpora multimodali come quello proposto da Bonsignori è un passo importante per «l'approfondimento della linguistica del linguaggio dei segni e per la comprensione del linguaggio umano nel suo insieme».

Particolarmente interessanti i contributi è stato quello di Costanza Norci, che ha esplorato la possibilità di applicare una comprensione multimodale del linguaggio umano allo studio della comunicazione animale. Norci ha suggerito che «un approccio multimodale potrebbe favorire lo sviluppo di teorie che uniscano diversi sistemi semiotici non umani, come quelli dei primati, a quelli umani». «Questo approccio – ha aggiunto - potrebbe aprire nuove strade nella ricerca sulla comunicazione animale, aiutando a comprendere come anche altre specie possano utilizzare segnali visivi, gestuali e vocali per trasmettere significati e gestire le interazioni sociali».

Paul Sambre, con il suo contributo, ha analizzato l'uso del linguaggio come strumento di resistenza sociale in un contesto di lotta contro la mafia. Sambre ha esplorato come una comunità dell’Italia meridionale abbia rotto il silenzio imposto dalla 'Ndrangheta, utilizzando un linguaggio che mescolava parole, gesti e azioni simboliche. 

«Questo tipo di linguaggio contro-egemonico, che rompe l'omertà mafiosa, rappresenta un esempio di come il linguaggio multimodale possa essere utilizzato per esprimere resistenza e affermare diritti sociali – ha detto -. L'intervento ha evidenziato come la combinazione di discorso e gesto sia una strategia potente per sfidare il consenso sociale imposto dalle organizzazioni mafiose».

Back to top