Un ambiente digitale innovativo che mette gli studenti al centro, semplificando e arricchendo la vita accademica attraverso un ecosistema cloud integrato per la didattica
«La nuova versione 4.5.1 della piattaforma digitale contiene l'intelligenza artificiale che consentirà agli studenti e ai docenti di generare contenuti e immagini per implementare l'offerta formativa». Con queste parole il dott. Giuseppe Naselli, responsabile del Sistema Informativo Integrato d’Ateneo del CIDIA - Centro per l’Informatica, la Digitalizzazione e l’Intelligenza Artificiale, ha introdotto il suo contributo al primo appuntamento degli ALMA Days & Sessions dedicati all'esplorazione delle nuove infrastrutture di Ateneo e alla sperimentazione dei programmi formativi digitali, che si svolgono nello spazio di coworking Isola Catania.

ALMA Days & Sessions, Advanced Learning Multimedia Alliance
L’incontro è stato l’occasione per presentare gli obiettivi progettuali e i risultati fin qui raggiunti, contribuire alla riflessione sull’integrazione delle nuove tecnologie nella didattica universitaria, focalizzando anche alcune questioni chiave come l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Giuseppe Naselli, nel suo intervento, ha promosso la conoscenza e l’utilizzo di Moodle, il nuovo LMS utilizzato dalla piattaforma didattica di Ateneo, mediante la presentazione di un caso di studio su un corso di formazione a distanza, una sessione demo e un laboratorio applicativo.
Il sistema di gestione dell'apprendimento LMS si tratta di una piattaforma software per creare, erogare, tracciare e gestire corsi di formazione online e materiali didattici. Giuseppe Naselli ha specificato che «viene usato in aziende e istituzioni per automatizzare l'e-learning, monitorare i progressi e centralizzare la formazione».

In foto da sinistra il dott. Giuseppe Naselli e il moderatore dell’incontro Giuseppe Pillera
«La nuova piattaforma andrà a sostituire la precedente Studium, ormai non più supportata - ha affermato Naselli -. La scelta è ricaduta su Moodle che rappresenta la piattaforma "open source" più utilizzata dagli atenei in giro per il mondo». Successivamente sono state presentate le novità tra gli elementi di Moodle. Giuseppe Naselli ha spiegato: «I nuovi quiz consentono di inserire tanti elementi di configurazione, permettendo in questo modo agli studenti di essere valutati dall'IA e successivamente dai docenti per recuperare lezioni passate, se necessario, oppure per preparare un esame nel migliore dei modi».
In chiusura di intervento ha spiegato che «la nuova piattaforma non è solo un software tecnico, bensì un sistema legato anche alla metodologia didattica», il quale è stato «finanziato tramite fondi FES Sicilia e realizzato su infrastruttura cloud, come richiesto dal programma» e, inoltre, che «dalla piattaforma sarà possibile avviare videoconferenze, grazie all'integrazione con Microsoft Teams, evitando così la creazione manuale delle classi e la distribuzione dei codici».

Un momento dell’intervento di Giuseppe Naselli
Il futuro della formazione dei docenti tra INVALSI e nuove tecnologie
Sara Romiti, ricercatrice Invalsi, ha aperto il suo intervento illustrando la complessità di un percorso di progettazione sviluppato nel corso di diversi anni. In particolar modo ha spiegato che «il cuore del progetto non è stato soltanto l’erogazione di contenuti formativi, ma la creazione di un vero e proprio ecosistema di formazione capace di sostenere la riforma della valutazione nelle scuole italiane».
Al centro del dibattito è stato presentato il caso di studio del programma Value Learn, un’iniziativa nata per supportare il Sistema Nazionale di Valutazione attraverso modelli formativi flessibili e scientificamente fondati.

Un momento dell’intervento di Sara Romiti
La ricercatrice ha illustrato come «l’esigenza principale era affiancare al cambiamento normativo un percorso di accompagnamento continuo per il personale scolastico, favorendo la formazione di figure con una specifica competenza valutativa, in grado di sostenere i processi di autovalutazione e di valutazione esterna degli istituti».
Secondo Sara Romiti «la sfida principale è stata definire in modo teorico cosa si intenda per competenza valutativa e tradurre questo concetto in obiettivi formativi concreti». Il programma Value Learn è stato quindi concepito come «un modello strutturato per l’Istituto, pensato per essere centralizzato, ma allo stesso tempo replicabile nel tempo».
A completare il quadro è intervenuto il professore Francesco Fabbro dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha approfondito gli aspetti legati alla realizzazione dei Mooc e all’analisi dei dati di apprendimento. Fabbro ha descritto «un modello formativo basato su unità didattiche brevi, composte da video, test di autovalutazione e feedback immediati, pensati per accompagnare lo studente nel percorso di apprendimento senza appesantire la valutazione finale».

Un momento dell’intervento di Francesco Fabbro
Uno dei punti più critici emersi durante la sessione riguarda l’utilizzo delle Learning Analytics. Francesco Fabbro ha spiegato come «il monitoraggio dei login della piattaforma ha permesso di osservare come i partecipanti interagiscono con l’ambiente digitale, distinguendo tra fruizione passiva e partecipazione attiva».
Tuttavia ha evidenziato che «la sfida è ancora aperta, data la difficoltà di trasformare rapidamente queste analisi in interventi didattici mirati». «Spesso – ha aggiunto - l’analisi dei dati richiede tempi lunghi, rendendo complicato intervenire in itinere per supportare gli studenti nel momento in cui ne hanno realmente bisogno».
Nonostante la presenza di feedback collettivi articolati e l’uso di esempi autentici per favorire l’apprendimento tra pari, è emersa una certa discrepanza nelle modalità di interazione. Francesco Fabbro ha sottolineato che «i dati mostrano tutor molto presenti nella fase di monitoraggio, ma meno attivi nella interazione diretta e nello stimolo alla partecipazione scritta degli studenti».
Questo aspetto, insieme alla mancanza di un vero e proprio “feedback loop”, cioè un ciclo continuo in cui lo studente risponde e rielabora il feedback ricevuto, rappresenta secondo il docente dell’ateneo romano «uno dei principali margini di miglioramento per le future sperimentazioni».
L’incontro si è concluso, infine, con la consapevolezza che il progetto Alma, coordinato dal professor Alberto Fichera e supportato dal responsabile scientifico Giuseppe Pillera, stia tracciando una direzione significativa per l’Università di Catania e per il sistema formativo nazionale.

In foto da sinistra Francesco Fabbro, Giuseppe Pillera e Sara Romiti