“La parità retributiva è ancora lontana”

Al Palazzo centrale dell’ateneo catanese docenti, magistrati, imprese e parti sociali a confronto sul nuovo decreto legislativo 96/2026 sulla trasparenza salariale 

Alfio Russo

La parità salariale continua a essere uno dei grandi obiettivi incompiuti dell’Europa contemporanea. A oltre settant’anni dall’affermazione del principio “a parità di lavoro, parità di retribuzione”, il divario economico tra uomini e donne continua infatti a segnare il mercato del lavoro europeo e italiano, attraversando professioni, carriere, pensioni e possibilità di crescita.

È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno Trasparenza salariale: obblighi, poteri e tutele nella fase post-attuativa, ospitato nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania e dedicato al nuovo decreto legislativo 96/2026 con cui l’Italia ha recepito la direttiva europea sulla pay transparency.

Un incontro che ha riunito accademici, magistrati, professionisti, rappresentanti del mondo sindacale e delle imprese per discutere una riforma destinata a incidere profondamente sui rapporti di lavoro e sui sistemi retributivi.

Il decreto italiano si inserisce nel solco del Codice delle pari opportunità (decreto legislativo 198/2006), del quale riprende definizioni e strumenti di tutela, rafforzando però il sistema di controllo e introducendo nuovi obblighi di trasparenza per le imprese. Al centro della riforma vi sono il diritto dei lavoratori a conoscere i criteri retributivi, il rafforzamento degli strumenti contro le discriminazioni salariali e il riconoscimento del principio del “lavoro di pari valore”.

Tra gli aspetti più dibattuti anche alcune criticità del testo italiano, come l’esclusione dal campo di applicazione dei lavoratori domestici e intermittenti, tema che ha animato il confronto scientifico nel corso della giornata.

Il pubblico presente nell'aula magna del Palazzo centrale dell'Università di Catania

Il pubblico presente nell'aula magna del Palazzo centrale dell'Università di Catania

Maria Grazia Militello: “La trasparenza salariale è una questione di democrazia del lavoro”

A introdurre il cuore scientifico del convegno è stata Mariagrazia Militello, docente di Diritto del lavoro del Dipartimento di Giurisprudenza, che ha definito l’iniziativa “un momento necessario di confronto tra università, imprese e parti sociali su un tema che continua a rappresentare una delle grandi sfide irrisolte del diritto del lavoro europeo”.

Nel suo lungo intervento, la docente ha ricostruito il percorso storico e normativo della parità retributiva, ricordando come il principio affondi le sue radici già nella Convenzione OIL del 1951 e sia stato successivamente inserito nei trattati europei fino all’attuale articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

“Non stiamo parlando di un principio nuovo — ha spiegato —, ma di un principio storico, fondamentale, che però continua a non trovare piena attuazione. Se l’Europa continua a intervenire con nuove direttive è perché gli strumenti finora adottati non sono stati sufficienti a garantire un’effettiva uguaglianza salariale”.

La docente del Dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo catanese ha richiamato i dati europei sul gender pay gap, ancora attestato attorno al 13%, sottolineando come il fenomeno sia il risultato di molteplici fattori strutturali: stereotipi di genere, segregazione occupazionale, soffitto di cristallo, femminilizzazione dei lavori poveri e carico sproporzionato delle attività di cura sulle donne.

In foto la docente Mariagrazia Militello

In foto la docente Mariagrazia Militello

“La discriminazione salariale — ha osservato la docente del Dipartimento di Giurisprudenza — non è un fenomeno isolato, ma il prodotto di un sistema complesso che continua a penalizzare il lavoro femminile lungo tutto l’arco della vita professionale e anche dopo, attraverso il divario pensionistico e la crescente femminilizzazione della povertà”.

Particolarmente significativa la riflessione dedicata agli effetti della pandemia, che secondo la prof.ssa Militello ha reso evidente “la sottovalutazione economica e sociale del lavoro svolto prevalentemente dalle donne”, soprattutto nei settori della cura, dell’assistenza e dei servizi essenziali.

Secondo l'esperta di Diritto del Lavoro, la direttiva europea interviene su tre punti decisivi: la trasparenza dei sistemi retributivi, la definizione giuridica del “lavoro di pari valore” e il rafforzamento dei mezzi di tutela.

“La mancanza di trasparenza — ha spiegato — impedisce ai lavoratori di conoscere realmente i meccanismi salariali e quindi rende molto difficile individuare e contestare le discriminazioni. Per questo la direttiva insiste sull’accesso alle informazioni e sulla comparabilità reale delle retribuzioni”.

In foto la docente Mariagrazia Militello

In foto la docente Mariagrazia Militello

Ampio spazio è stato dedicato anche alle criticità del decreto italiano di recepimento. La prof.ssa Militello ha definito “problematica” l’esclusione dei lavoratori domestici e intermittenti dall’ambito applicativo della normativa, ricordando come proprio il lavoro domestico rappresenti uno dei settori caratterizzati da maggiore segregazione occupazionale e condizioni economiche più fragili.

“Escludere questi lavoratori — ha detto — significa creare un ulteriore vulnus in un settore già fortemente esposto alle disuguaglianze”.

La docente ha, inoltre, evidenziato possibili contrasti tra il decreto italiano e la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, soprattutto in relazione alla nozione di retribuzione e all’esclusione dei trattamenti economici individuali dalla definizione di livello retributivo.

“La direttiva — ha concluso — non interviene nel vuoto. Rafforza un principio fondamentale dell’Unione europea già dotato di efficacia diretta e amplia gli strumenti per renderlo finalmente effettivo. Non è soltanto una questione di giustizia sociale: la stessa Commissione europea ha chiarito che la parità salariale è anche una questione di sostenibilità economica e democratica degli Stati”.

Su questi temi sono intervenute le docenti Laura Calafà (Università di Verona) e Fausta Guarriello (Università di Chieti-Pescara) e la giudice del Tribunale del Lavoro di Biella, Marta Zavatta.

relatrici

In foto da sinistra Laura Calafà, Mariagrazia Militello, Fausta Guarriello e Marta Zavatta 

“L’università deve creare ponti tra ricerca, imprese e società”

A seguire la tavola rotonda moderata da Loredana Zappalà, docente di Diritto del lavoro del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Catania, che, insieme a Maria Grazia Militello, ha promosso l’organizzazione del convegno.

Nel suo intervento introduttivo, la prof.ssa Zappalà ha spiegato come l’obiettivo dell’iniziativa fosse creare uno spazio di confronto concreto tra università, imprese, professionisti e organizzazioni sindacali.

“Abbiamo fortemente voluto questo incontro — ha tenuto a precisare — perché crediamo che l’università debba svolgere una funzione di collegamento reale con il mondo del lavoro e delle professioni”.

La docente ha ricordato il sostegno del rettore dell’Università di Catania Enrico Foti alle iniziative di “dialogo tra ateneo e sistema produttivo”, richiamando anche “il ruolo della Fondazione dell’ateneo nata proprio con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra formazione, ricerca e imprese”.

“Per questo motivo – ha precisato - nella tavola rotonda sono stati coinvolti rappresentanti del mondo imprenditoriale, delle risorse umane e delle organizzazioni sindacali, soggetti che saranno direttamente chiamati ad applicare le nuove disposizioni introdotte dal d.lgs. 96/2026”.

“Ci interessava — ha spiegato — mettere attorno allo stesso tavolo punti di vista differenti, perché soltanto dal confronto tra esperienze diverse può nascere una riflessione realmente utile”.

La docente dell’ateneo catanese ha, infine, definito questo tipo di iniziative “una delle espressioni più significative della Terza missione dell’Università: non soltanto produzione di sapere, ma capacità di incidere concretamente nel dibattito pubblico e nei processi di trasformazione sociale”.

Alla tavola rotonda hanno preso parte Rosario Pistorio (Sonatrach Raffineria), Alfio Mannino (segretario regionale Cgil Sicilia), Giovanni Coci (Partner Kpmg), Giovanni Lo Faro (presidente regionale Aidp Sicilia), Gabriella Messina (segretaria regionale Cgil Sicilia) e Bruno Caruso (ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università di Catania).

A chiudere i lavori il prof. Tiziano Treu, già ordinario dell’Università Cattolica di Milano.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Loredana Zappalà

Un momento dell'intervento della prof.ssa Loredana Zappalà

Università, lavoro e diritti: un appello al dialogo per una nuova cultura della trasparenza

In apertura dei lavori sono intervenuti la prorettrice Lina Scalisi e il prof. Salvatore Zappalà, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania: “La parità salariale è una sfida culturale, sociale e democratica”

Proprio la prorettrice Lina Scalisi ha sottolineato il valore culturale e sociale del tema affrontato dal convegno, definendo la trasparenza salariale “una delle questioni centrali del dibattito contemporaneo sul lavoro”.

“Il tema non riguarda soltanto l’applicazione di nuove norme, ma investe direttamente concetti fondamentali come riconoscimento, merito, pari opportunità e dignità professionale – ha sottolineato -. La trasparenza è una condizione essenziale per rafforzare la fiducia nelle istituzioni e nelle organizzazioni. Significa promuovere comportamenti responsabili e una più diffusa consapevolezza dei diritti e dei doveri che accompagnano la vita professionale”.

La prorettrice ha poi ribadito il ruolo dell’università come luogo di elaborazione critica e confronto interdisciplinare, capace di mettere in dialogo ricerca, istituzioni, professioni e società.

“Viviamo in un tempo segnato dalla complessità — ha osservato — e questa complessità non riguarda soltanto il diritto o l’economia, ma investe l’intera società. L’università deve diventare sempre più uno spazio aperto di discussione critica sui grandi cambiamenti contemporanei”.

E in chiusura di intervento ha evidenziato “l’importanza del dialogo tra saperi diversi e tra il mondo giuridico e quello produttivo”, sottolineando “il valore di incontri capaci di creare connessioni concrete tra teoria e realtà sociale”.

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi

Anche il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Salvatore Zappalà, ha rimarcato la centralità del tema della trasparenza salariale nelle trasformazioni contemporanee del lavoro.

“A dimostrazione della rilevanza di questo tema — ha dichiarato — oggi intervengono studiosi, magistrati, professionisti e rappresentanti del mondo del lavoro, chiamati ogni giorno a confrontarsi concretamente con queste problematiche”.

Il prof. Zappalà ha insistito sull’importanza del dialogo tra accademia e pratica professionale, definendolo uno degli elementi distintivi della tradizione giuslavoristica del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Catania.

“Il confronto costante tra chi riflette sul diritto e chi il diritto lo applica rappresenta una ricchezza fondamentale — ha detto — perché consente di comprendere realmente l’impatto delle norme nella società”.

Nel suo intervento ha, inoltre, rivolto un ringraziamento particolare ai relatori presenti e al professor Tiziano Treu, collegato per le conclusioni del convegno, sottolineando “il valore scientifico e istituzionale dell’iniziativa”. “La nostra responsabilità — ha concluso — è offrire ai giovani strumenti di riflessione e occasioni di confronto che possano aiutarli a immaginare e costruire il loro futuro professionale e civile”.

Un momento dell'intervento del prof. Salvatore Zappalà

Un momento dell'intervento del prof. Salvatore Zappalà

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