Al Centro universitario teatrale lo spettacolo conclusivo del laboratorio Scena Erasmus tra comicità, paura e responsabilità collettiva scritto e diretto da Graziana Lo Brutto e Chiara Seminara
Uno spettacolo corale, ambientato in un futuro prossimo, in un tempo sospeso in cui l’umanità sembra essere arrivata al proprio limite. Guerre, crisi climatiche, collasso sociale e incapacità politica hanno condotto il mondo a un punto di non ritorno. Non resta che prendere una decisione definitiva: continuare oppure fermarsi. Sopravvivere e affrontare la complessità dell'esistenza o decretare la propria fine.
A compiere questa scelta è un gruppo di persone comuni, selezionate come rappresentazione simbolica dell’intera umanità. Sono giovani, adulti, individui pieni di contraddizioni, paure e desideri, incapaci persino di gestire le proprie vite, eppure improvvisamente responsabili del destino collettivo.
Prende vita così La partita - Ultimi minuti prima dell’apocalisse (forse), la restituzione del laboratorio teatrale Scena Erasmus in lingua italiana. Un laboratorio rivolto agli studenti Erasmus e internazionali dell’Università di Catania, realizzato in partenariato con la compagnia Teatro Lunaria, diretta da Chiara Seminara e Graziana Lo Brutto. Uno spettacolo che mercoledì pomeriggio ha affascinato il numeroso pubblico presente al Centro Universitario Teatrale.
Un momento dello spettacolo
Un progetto che ha portato in scena una riflessione intensa e ironica sul presente, trasformando il palcoscenico in uno spazio di confronto collettivo, dove il confine tra finzione e realtà si fa sempre più sottile. Attraverso dialoghi serrati, momenti corali e frammenti di vita quotidiana, lo spettacolo interroga il pubblico su cosa significhi oggi essere comunità, assumersi delle responsabilità e immaginare ancora un futuro possibile.
I protagonisti si muovono dentro una sorta di “ultima assemblea” dell’umanità: discutono, si scontrano, cercano risposte, oscillando continuamente tra disperazione e desiderio di rinascita. In questo scenario sospeso, ogni scelta individuale assume un peso universale e ogni voce contribuisce a costruire un mosaico umano fragile ma autentico.
Di scena in scena lo spettacolo diventa così non soltanto una narrazione sull’ipotetica fine del mondo, ma anche un invito a interrogarsi sul presente, sulle relazioni umane e sulla possibilità di costruire nuove forme di dialogo e partecipazione, proprio a partire dalle differenze che caratterizzano la società contemporanea.
La decisione prende forma attraverso una partita, con due squadre che si affrontano, con delle regole nel contempo semplici e assurde: “continuare” o “finire”, ovvero continuare il gioco per evitare la fine.
Un momento dello spettacolo
All’inizio tutto sembra quasi infantile, ironico, persino ridicolo. I partecipanti discutono, scherzano, si provocano, cercano strategie. Ma progressivamente il gioco si trasforma in un dispositivo emotivo e politico che mette a nudo tensioni profonde: il bisogno di speranza contro la stanchezza del presente, il desiderio di cambiamento contro la paura di rinunciare al conosciuto. Emergono pertanto frammenti di vite, memorie personali, relazioni spezzate, sogni mai realizzati e frustrazioni generazionali.
I personaggi si confrontano con il senso della responsabilità individuale, con il peso delle scelte collettive e con l’incapacità cronica dell’essere umano di agire prima che sia troppo tardi. Mentre il mondo esterno sembra lentamente spegnersi, il campo da gioco diventa un microcosmo dell’umanità stessa: caotico, fragile, ironico e profondamente umano.
Ma quando il momento decisivo si avvicina, qualcosa si incrina. Il gioco rallenta, le regole perdono senso, il gruppo entra in una zona di esitazione e immobilità. Nessuno riesce davvero a stabilire cosa significhi “continuare” o “finire”. E soprattutto: chi può arrogarsi il diritto di scegliere per tutti?
Un momento dello spettacolo
Tra momenti surreali, tensione emotiva e improvvisi slanci poetici, “La partita” riflette sul nostro presente attraverso il linguaggio del teatro fisico e corale, trasformando un semplice gioco in una domanda universale. Perché forse la decisione sul futuro dell’umanità non appartiene a un domani lontano: la stiamo già prendendo, ogni giorno, inconsapevolmente.
Lo spettacolo si muove costantemente tra ironia e tensione. I personaggi parlano, litigano, scherzano, si interrompono, cercano continuamente di alleggerire il peso della situazione. La leggerezza non nega la tragedia, ma la rende più vicina e riconoscibile. L’umorismo diventa pertanto un meccanismo di sopravvivenza, una forma disperata di resistenza.
Il lavoro sugli attori è stato costruito a partire dall’idea di coralità. Nessun personaggio rappresenta un eroe o una soluzione: ogni figura porta con sé fragilità, contraddizioni e punti di vista differenti. La vera protagonista dello spettacolo è la comunità, osservata nel momento in cui deve confrontarsi con il peso delle proprie responsabilità.
“La partita” parla del futuro solo apparentemente. In realtà interroga il presente: la nostra incapacità di agire prima dell’emergenza, il bisogno continuo di rimandare le decisioni, la difficoltà di immaginare un cambiamento reale. La domanda finale resta volutamente aperta, perché forse il futuro non dipende da una scelta improvvisa e definitiva, ma dalla somma di piccoli gesti quotidiani che compiamo senza rendercene conto.
Un momento dello spettacolo
“Scena Erasmus”, il laboratorio che unisce studenti internazionali attraverso il teatro
Scena Erasmus è un laboratorio teatrale in lingua italiana rivolto agli studenti Erasmus e internazionali dell’Università di Catania, realizzato in partenariato con la compagnia Teatro Lunaria, diretta da Chiara Seminara e Graziana Lo Brutto.
I protagonisti di questa edizione sono gli studenti-attori Airàn Carlos (Spagna)- Ariadna Benjumea (Spagna)- Alessio Bianchi (Italia)- Maria Chiara Cascino (Italia)- Giuseppe Gabriele Currao (Italia)- Luca Floridia (Italia)- Elisa Giannino (Italia)- Maria Gonzales del Pozo (Spagna)- Miriam Emanuela Guida (Italia)- Mohammad Munem Shahriar (Bangladesh)- Abdelrahman Mohamed Farouk (Egitto)- Alberto Morganti (Italia)- Erika Murabito (Italia)- Chiara Paci (Italia)- Fatima Perez Berranno (Spagna)- Giulia Vetri (Italia)- Mirella Caruso (Italia)- Azra Syed Jaffar (India).
Sono proprio loro la testimonianza del successo del progetto che nasce e continua, è già arrivato alla quarta edizione, con l’obiettivo di creare uno spazio di incontro culturale e umano attraverso il teatro, trasformando l’esperienza Erasmus in un percorso di partecipazione attiva e condivisione artistica.
Il laboratorio utilizza il teatro come strumento di integrazione, comunicazione e scoperta del territorio. Gli studenti partecipanti, provenienti da paesi, lingue e culture differenti, lavorano insieme attraverso esercizi teatrali, improvvisazione, movimento scenico e costruzione collettiva di uno spettacolo finale. La lingua italiana diventa così non soltanto mezzo espressivo, ma esperienza viva di relazione e immersione culturale.
Le studentesse e gli studenti che hanno partecipato al laboratorio insieme con la prorettrice Lina Scalisi e con le registe Graziana Lo Brutto e Chiara Seminara
Pertanto gli studenti vengono coinvolti in un processo creativo che permette loro di conoscere il contesto siciliano e mediterraneo dall’interno, instaurando un dialogo diretto con il territorio che li ospita.
In partenariato con Teatro Lunaria, il progetto unisce formazione teatrale, ricerca artistica e scambio interculturale, offrendo agli studenti un’esperienza collettiva che mette al centro il corpo, la presenza e la relazione umana come strumenti di conoscenza e partecipazione
E proprio sul laboratorio Scena Erasmus e sullo spettacolo è intervenuta la prof.ssa Lina Scalisi, prorettrice dell’Università di Catania. «Sono molto colpita da questa rappresentazione e dalla forza del messaggio che porta con sé: creare legami, fare rete, generare condivisione, affrontando al tempo stesso un tema profondo e inquietante – ha detto la prof.ssa Scalisi -. Ringrazio Lunaria per aver portato, con grande sensibilità ed energia, una riflessione così importante dentro il nostro spazio pubblico e universitario. Proprio in questi giorni, anche Papa Leone, nell’enciclica del 25 maggio, richiama il rischio di un mondo che sta perdendo umanità. In scena ho ritrovato quasi gli elementi di un coro greco: il teatro riesce ancora a creare questa magia».
«Lunaria porta avanti da tempo una sperimentazione di grande valore, anche attraverso l’Erasmus e la costruzione di reti autentiche tra persone e culture – ha aggiunto la prorettrice -. Le studentesse e gli studenti sono stati bravissimi: recitare insieme, trovare il ritmo e l’armonia del gruppo non è affatto semplice. Ho avuto esperienze nel teatro e so bene quanto lavoro ci sia dietro uno spettacolo come questo. L’Università di Catania è davvero felice di essere qui oggi e a nome del Comitato di gestione del Cut, ringrazio tutte le componenti del Centro universitario teatrale, che considero una grande risorsa per questa città e per la nostra università»
Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
«Non si decide, si fa»: il messaggio de “La partita”
Le registe Graziana Lo Brutto e Chiara Seminara, nel backstage, raccontano il valore umano e politico dello spettacolo nato all’interno del laboratorio Scena Erasmus, tra giovani, intercultura e bisogno urgente di cambiamento.
“La partita – Ultimi minuti prima dell’apocalisse (forse)” mette in scena una scelta estrema tra continuare o fermarsi: quanto questa metafora del gioco e della partita racconta il momento storico che stiamo vivendo?
«Siamo in un periodo storico in cui c'è di tutto. Ci sono guerre, c'è fame, c'è cattiveria umana. Quindi a un certo punto noi ci siamo chiesti: ma vale la pena continuare con questo mondo, con questa umanità, con questo tipo di cattiveria? O magari finire? Un asteroide colpisce tutto e si riparte da zero. Da qui nasce lo spettacolo», racconta Graziana Lo Brutto.
Quanto il confronto tra studenti italiani ed Erasmus ha influenzato la costruzione emotiva e narrativa dello spettacolo?
«In realtà allo stesso modo – risponde Graziana Lo Brutto -. Perché loro vengono qui, sia gli studenti Erasmus, sia gli studenti di Unict, da soli. E grazie alle attività laboratoriali che svolgiamo al Cut che si crea un gruppo, quello su cui noi lavoriamo. Ed è da questo gruppo che costruiamo uno spettacolo con gli studenti e le studentesse che si danno forza l'uno con l'altro, si incoraggiano, scherzano. Non c'è nessuna differenza tra Erasmus e italiani».
«E questo è anche l'obiettivo nostro, far sì che gli studenti Erasmus si immergano completamente nella cultura, nell'ambiente della nostra università e creino un gruppo. Ed è quel che si è creato davvero, una vera e propria comunità teatrale, mista», aggiunge Graziana Lo Brutto.
Un momento dello spettacolo
E alcuni studenti Unict continuano, da un’edizione ad un’altra…
«Proprio così, alcuni ce li portiamo dietro da un paio d'anni, altri non partecipano più, ma ad ogni messa in scena sono in prima fila a vedere gli spettacoli, e questo per noi è bellissimo e gratificante, significa che abbiamo costruito qualcosa partendo da zero e nel tempo il progetto è diventato un po' di tutti – spiega Chiara Seminara -. Si è creata una comunità alla quale partecipano studenti Erasmus che sono rientrati nei loro Paesi e dalle varie parti d’Europa inviano foto, ci aggiornano sulla loro vita costantemente. In alcune occasioni ci siamo ritrovati in qualche parte del mondo. E poi ci sono studentesse e studenti che hanno continuato a fare teatro e hanno mantenuto dei legami forti con noi».
C’è stato un momento delle prove che l’ha particolarmente colpita o emozionata?
«Sì! E non è legato allo spettacolo, bensì al gruppo – raccontano Graziana Lo Brutto e Chiara Seminara -. Abbiamo visto un cambiamento a un certo punto del laboratorio: hanno cominciato a comportarsi come una compagnia vera, anche al di fuori del teatro. All’inizio venivano alle prove e poi rientravano a casa, successivamente hanno cominciato a conoscersi e a frequentarsi anche fuori dal Cut. E giorno dopo giorno hanno cominciato a cercarsi, ad aiutarsi. Abbiamo visto gli studenti e le studentesse Unict che supportavano i “colleghi” stranieri per imparare la lingua, si frequentavano la sera e festeggiavano i compleanni insieme. Hanno creato tantissime situazioni per vedersi al di fuori del laboratorio».
«E da lì abbiamo notato un cambiamento anche sul palco, durante le prove – hanno aggiunto -. Per noi è stato emozionante vedere questa nuova piccola magia perchè non è ovvio che accada in ogni gruppo. Possiamo dire che con questo gruppo abbiamo vinto la nostra partita, siamo riusciti a ottenere questo risultato che sicuramente è quello più importante: lo stare insieme».
Le registe Graziana Lo Brutto e Chiara Seminara insieme con le studentesse e gli studenti
Il futuro di Scena Erasmus?
«Noi siamo ambiziose e quindi speriamo di ingrandirci ancora di più – sottolinea Graziana Lo Brutto -. Già facciamo parte di una rete europea di Scena Erasmus che non è solo a Catania, ma è un progetto nato a Valencia e arrivato da noi, in Polonia, Germania e in Spagna. I progetti futuri sono quelli di rafforzare questa rete, portare ogni spettacolo in ogni città che aderisce alla rete. Vorremmo che in queste città si crei veramente una comunità europea legata dal teatro e dai valori umani degli studenti. Noi stiamo lavorando attivamente per raggiungere questo risultato. La nostra prospettiva futura è quella di rendere sempre più viva questa rete e lavoreremo per questo».
Qual è il messaggio che con questo spettacolo diamo al pubblico?
«Si fa, si deve agire, non si deve pensare troppo. Ed è bello che questi messaggi partano proprio dai giovani, che sono quelli più freschi. Ci siamo resi conto nel tempo che le generazioni precedenti alla nostra, anche alla nostra stessa, non sono così aperte come loro al cambiamento, a tutto quello che sta succedendo fuori. La generazione di oggi è più incline ad essere attiva. Ed è bellissimo», evidenziano le registe di Scena Erasmus.
E volessimo riassumere lo spettacolo di oggi in una sola parola?
«Mizzica… Cambiamo? Non si decide, ma si fa… Così come recita l’ultima frase del copione», dice sorridendo Graziana Lo Brutto.
Un momento dello spettacolo