La radicalizzazione violenta nella società di oggi

Dialogo interculturale, sensibilizzazione e cultura le chiavi per combatterla. È quanto emerso dall’incontro al Dipartimento di Scienze politiche e sociali

Alfio Russo

La radicalizzazione violenta è uno dei nuovi mali della nostra società. 

Influenzata da diversi fattori, tra cui l'alienazione sociale, la marginalizzazione, la frustrazione politica, l'adesione a comunità online radicali, ma anche all'esposizione a contenuti estremisti, la radicalizzazione può aumentare la probabilità che una persona consideri l'uso della violenza come un'opzione accettabile.

Un tema ‘caldo’ che investe in pieno la società di oggi e anche la città di Catania, di recente balzata alle cronache per casi di violenza perpetrati anche nel suo salotto buono per mano di baby gang.

E su questo nuovo male della società, al Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, si è tenuto un incontro nell’ambito del corso di formazione dal titolo Prevenire la radicalizzazione violenta nella pratica del lavoro sociale

«Il corso di formazione consente ai partecipanti di approfondire le cause, i fattori di rischio per gli individui e i gruppi e gli indicatori per rilevarla, concentrandosi sul ruolo della prevenzione e sull'importanza di collaborare fra professionisti per la gestione dell’intervento in chiave multi-agenzia – ha detto in apertura la direttrice del Dsps, la prof.ssa Pinella Di Gregorio, nella sala conferenza del Polo didattico di via Gravina -. Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, già impegnato nella formazione degli operatori sociali attraverso i due corsi di laurea triennale e magistrale in Sociologia e Servizio Sociale e in Politiche e Servizi Sociali, in un’ottica di terza missione e di collaborazione con i professionisti che operano sul territorio, ha avviato questo corso, a cura di Exit Scs onlus, con la collaborazione, e accreditamento, dei Consigli degli ordini regionale degli Assistenti sociali e etneo degli Avvocati».

tavolo dei relatori

Un momento dell'intervento della prof.ssa Pinella Di Gregorio

«Il sistema della formazione può svolgere un ruolo significativo nella prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione violenta – ha aggiunto -. Educazione alla cittadinanza, alfabetizzazione mediatica, inclusione sociale, sensibilizzazione degli insegnanti e degli operatori, collaborazione e scambio di informazioni sono alcuni degli strumenti utilizzabili in quest’ottica. È importante sottolineare che la prevenzione della radicalizzazione violenta richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga le istituzioni, il sistema della formazione, la famiglia, la comunità, le istituzioni religiose, le organizzazioni giovanili e altri attori rilevanti».

Su quest’ultimo punto è intervenuto il rettore Francesco Priolo che ha sottolineato «l’impegno costante dell’ateneo, in questo caso con il Dsps, nella formazione e nella diffusione della cultura della legalità nel territorio in stretta sinergia con le altre istituzioni».

«Un lavoro costante verso obiettivi comuni come la lotta alla dispersione scolastica avviata dalla Prefettura, insieme con altre istituzioni, con l'Osservatorio sulla dispersione scolastica, ma anche con altre azioni di contrasto – ha aggiunto -. A Catania in questo momento si percepisce un senso di insicurezza e come università non possiamo che contribuire a migliorare il nostro territorio e chi lo vive quotidianamente svolgendo quel ruolo di formatori sul campo, cercando di capire e analizzare questi fenomeni, e al tempo stesso di baluardo della cultura nella città».

intervento del rettore Francesco Priolo

Un momento dell'intervento del rettore Francesco Priolo

«Inclusione, prevenzione e sicurezza sono i principi che stanno alla base della formazione degli operatori sociali tramite i corsi di studio interdisciplinari del nostro dipartimento in questo ambito – ha spiegato il prof. Felice Giuffrè, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico dell'Università di Catania -. Abbiamo il compito e il dovere di formare la classe dirigente impegnata nel pubblico e nel privato sociale».

A seguire il prefetto Maria Carmela Librizzi ha delineato le azioni dell’Osservatorio sulla dispersione scolastica e l’importanza della sinergia tra le istituzioni nel campo della prevenzione del crimine.

«Purtroppo la cronaca recente ci sta restituendo episodi di uno spaccato della nostra città che devono far riflettere e mi riferisco ai minori impiegati dagli adulti nelle attività di spaccio di droga, alle violenze fisiche esercitate dai giovani sui propri genitori e alle reazioni violente dei minori nei confronti degli operatori di polizia in barba alle regole a testimonianza di quella mancanza di rispetto delle leggi e della cultura della legalità – ha detto il prefetto -. A Catania abbiamo censito 15mila minori che non frequentano la scuola e che purtroppo vagano per la città, a volte anche alla guida di calessi tirati da cavalli, in attività delinquenziali. Di fronte a tutto questo dobbiamo intervenire e individuare quei percorsi di operatività per recuperare questi giovani all’obbligo scolastico perché loro rappresentano il futuro della società e della nostra città».

la docente Pinella Di Gregorio, il prefetto Maria Carmela Librizzi e Giuseppe Ciulla

Un momento dell'intervento del prefetto Maria Carmela Librizzi

«L’accordo interistituzionale che ha dato vita all’Osservatorio è solo un punto di partenza e non deve limitarsi alla raccolta di dati. Non a caso abbiamo avviato tre percorsi per sottrarli alla strada: contrastare la dispersione scolastica sospendendo il reddito di cittadinanza a quelle famiglie che non mandano i propri figli a scuola; coinvolgere i giovani in attività sociali e sportive; impegnare i giovani detenuti in attività culturali come il teatro e il cinema. Dobbiamo recuperare alla vita sociale questi giovani che, purtroppo, sono facilmente influenzabili dai contesti familiari in cui vivono e che vedono il criminale come il mito da imitare. Di fondamentale importanza anche tutte quelle azioni mirate alla rigenerazione urbana dei quartieri più degradati e il controllo delle forze dell’ordine».

Su quest’ultimo punto sono intervenuti il gen. Antonino Raimondo, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Catania, e dal comandante Mario Costarelli dell’Arma dei Carabinieri, che hanno delineato le azioni portate avanti per contrastare la criminalità e per diffondere la cultura della legalità.

A seguire il prof. Giuseppe Vecchio, nelle vesti di Garante regionale per l’infanzia e per l’adolescenza, ha sottolineato «i pericoli gravi rappresentati dalla radicalizzazione della violenza nella società e nella città in tutte le sue aree» evidenziando anche come «anche nei quartieri degradati esistono realtà positive nonostante il contesto che non aiuti alla diffusione della legalità».

«Il nostro compito è quello di garantire la libertà di scelta a tutti, stiamo lavorando con diversi strumenti affinché si riesca ad allargare il coinvolgimento della cittadinanza, ma anche per creare quei legami tra pubblico e privato che possano mettere in campo quelle risorse fondamentali di sussidiarietà e solidarietà».

Un momento dei lavori

Un momento dei lavori

Per Orazio Longo, sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale per i Minorenni di Catania, «l’autorità giudiziaria non deve solo svolgere attività di repressione, ma deve puntare alla prevenzione e favorire tutte quelle azioni di funzione rieducativa della pena».

«Oggi stiamo assistendo al dilagare di fenomeni di radicalizzazione, ovvero quel processo di trasformazione attraverso cui una persona acquisisce un sistema di valori estremisti che legittima l’uso della violenza per il conseguimento di un cambiamento sociale – ha aggiunto -. Un processo attraverso cui l’individuo o un gruppo adotta ideologie estremiste e violente come mezzo per raggiungere obiettivi politici, sociali o religiosi. Spesso la radicalizzazione violenta è associata al terrorismo e alla criminalità organizzata con azioni di incitamento alla violenza, alla promozione dell'odio, all'uso della violenza per destabilizzare o rovesciare le istituzioni esistenti».

«Per questi motivi la prevenzione della radicalizzazione violenta è un obiettivo importante per molte società e governi. Per contrastarla occorre promuovere il dialogo interculturale, la sensibilizzazione e l'educazione, ma anche supportare le comunità vulnerabili e coinvolgere le famiglie» ha detto in chiusura di intervento.

«La formazione di prossimità, in particolar modo con i minori, diventa sempre più importante così come l’integrazione e l’inclusione» ha aggiunto il dott. Giuseppe Ciulla dell’Ordine degli Assistenti sociali.

Ai docenti Deborah De Felice e Carlo Colloca, rispettivamente presidenti dei corsi di laurea in Sociologia e servizio sociale e in Politiche e servizi sociali, sono state affidate le conclusione dell’incontro.

il docente Carlo Colloca

Un momento dell'intervento del prof. Carlo Colloca

«A noi il compito di studiare il disagio e il conflitto sociale, ma soprattutto di entrare in quei contesti in cui vi è il disagio e intercettare il conflitto per provare a risolverlo» ha detto la prof.ssa Deborah De Felice.

Per il prof. Carlo Colloca «occorre decostruire il welfare criminale con azioni di legalità e i nostri corsi di laurea rappresentano uno strumento per prevenire la radicalizzazione della violenza di diversa natura che colpisce le grandi città e non solo».

«Dobbiamo restituire le nostre competenze e conoscenze della ricerca al territorio condividendole con tutte le parti al fine di favorire quel processo di legalità di fondamentale importanza per la nostra società» ha concluso il prof. Carlo Colloca.

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