La riscoperta dell’eredità del canto bizantino italo-greco

A Messina risuonano voci bizantine: sei giorni dedicati al canto italo-greco. Una punta di Sicilia riscopre le antiche radici

Aurora Du Bois

La cornice dell’evento, organizzato da AreaSud in sinergia con l’Ente Basilica Cattedrale di Messina, il Museo Cultura e Musica Popolare Peloritani, la Comunità Ellenica dello Stretto e altre istituzioni locali, ha connesso la Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo”, cripte e chiese ipogee. Messina, nei giorni scorsi, si è immersa in un incontro culturale con protagonista il canto bizantino italo-greco, inaugurando una mostra sui codici musicali appartenenti al territorio e dando vita a performance canore.

Ospite d’onore della manifestazione è stato Gerasimos Papadopoulos, cantore professionale nato ad Atene, luogo dove insegna teoria musicale bizantina agli studenti del Conservatorio. La sua missione è tuttavia trasmettere il repertorio tradizionale greco anche a neofiti e appassionati senza alcuna formazione. Tale obiettivo è stato perseguito con successo grazie a un workshop curato da Giuseppe Sanfratello e Amedeo Fera, al quale Papadopoulos ha partecipato in qualità di insegnante.

Proprio l’antico canto italo-greco custodito a Messina, nella biblioteca del SS. Salvatore, ha costituito il cuore pulsante di una lunga ricerca edita dall’editore Euracus nel volume dal titolo Musica bizantina italo-greca. Introduzione e trascrizioni dal codice Messan. gr. 129 della biblioteca del SS. Salvatore di Messina (2024). Gerasimos Papadopoulos ci lascia addentrare nel mondo della metodologia musicale e della tradizione del canto italo-greco.

Presentazione del volume edito da Euracus

Presentazione del volume edito da Euracus

L’intenso studio sul codice Messan. gr. 129 mette in luce, ancora una volta, la fortissima relazione musicale che lega Grecia, Calabria e Sicilia. Come recepiscono i cantori ecclesiastici greci questo legame?

Penso che i cantori greci non conoscano questo legame. In Grecia il conflitto ideologico tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica ha reso difficile acquisire la consapevolezza che centinaia di anni fa le due chiese sono state effettivamente molto vicine. In passato erano soprattutto i cantori bizantini a esercitare un’influenza su quelli cattolici, poiché la Chiesa ortodossa deteneva il potere ed era in grado di influire sui popoli attorno, inclusi quelli dell’Italia. 

Ancora oggi i cantori greci ortodossi ignorano questa connessione perché troppo offuscati dal conflitto e dalla differenza che intercorre fra le due Chiese. Loro non sanno che vi è stato un tempo in cui questa relazione è esistita: affermare questo suonerebbe strano. Dunque, credo che la maggior parte ignori anche l’esistenza di comunità ortodosse in Sicilia, oppure il fatto stesso che i siciliani condividano diverse affinità con la popolazione greca, tipo la gestualità o il mindset. Per esempio, il legame tra la comunità albanese e quella bizantina risale al sedicesimo secolo… Nel tempo odierno, esse hanno ormai sviluppato un percorso così separato da non poter esser considerate alla stessa maniera.  Si tratta, insomma, di una connessione che non è evidente a chi non ne conosce la storia.

Una sessione del workshop di canto bizantino italo-greco

Una sessione del workshop di canto bizantino italo-greco

Nel libro spieghi il criterio di trascrizione che hai adottato per rendere fruibili questi canti a un pubblico che non conosce la notazione bizantina. Potresti approfondire questo aspetto?

Ci sono due aspetti fondamentali da tenere in conto per rispondere a questa domanda. Il primo risponde all’interrogativo “come possiamo comprendere i segni, come possiamo cogliere la melodia nascosta in essi?”. Di conseguenza, la seconda questione è: “come possiamo riportare questa melodia sulla carta?”. Per quanto concerne l’interpretazione della melodia, e perciò dei segni, nella musicologia bizantina esistono due maggiori tendenze interpretative. Alcuni studiosi greci adoperano i segni stenografici e credono che quello che vedono sia solo lo scheletro della melodia. Secondo questa tendenza, i cantori, basandosi sul contesto della tradizione orale, erano in grado di evolvere e sviluppare tale impalcatura musicale. Io non sono d’accordo con questa prospettiva.

Credo infatti che il risultato finale da noi indagato sia già in ciò che leggiamo, nota dopo nota, e che la melodia sia perciò nel suo stato finale. Un discorso diverso merita la trascrizione della musica. Il metodo utilizzato oggi è l’evoluzione sistematica del metodo antico, una tipologia di trascrizione molto difficile… Servirebbe un anno per imparare solo una forma basica di solfeggio! Questo rende chiaro che insegnare adoperando un simile metodo richiederebbe troppo tempo, per via della sua complessità. Ho deciso così di adattare le melodie sul pentagramma occidentale, affinché questo fosse familiare e accessibile anche a chi non ha esperienze pregresse. Durante i workshop, io mi occupo di insegnare come interpretare queste melodie, cioè l’approccio ai particolari ornamenti, al glissando e alla percezione del ritmo. È bene specificare che tutte queste caratteristiche sono comunque fondate sull’attuale tradizione. Pertanto, non si può avere la certezza che il suono del brano da me interpretato sia medesimo a quello originario.

Concerto di musica bizantina italo-greca nella cripta del Duomo di Messina

Concerto di musica bizantina italo-greca nella cripta del Duomo di Messina

Come dicevi, rendere accessibili questi materiali significa poter trasferire queste conoscenze a persone che non hanno alcun prerequisito né esperienza musicale di questo specifico repertorio e del canto bizantino. Come ti sei trovato a lavorare in questi contesti? Quali difficoltà e quali soddisfazioni hai tratto da questa esperienza?

È molto più facile lavorare con persone che non hanno nessuna preparazione, poiché il modo in cui trascrivo queste melodie risulterebbe molto strano e non familiare a cantori greci già formati e legati alla tradizione orale. Sarebbe infatti ideologicamente difficile per loro accettare come bizantine queste melodie. Chi non ha esperienza, invece, e conosce il sistema occidentale, accoglie più apertamente l’apprendimento del repertorio e riesce a seguirlo meglio. Il processo che nasce da questi contesti si rivela così assolutamente creativo.

L’elemento sfidante è in primo luogo rivolto a me, che devo interpretare la melodia: è tutto sperimentale. Talvolta mi sento come il capitano di una nave di cui non si conosce la destinazione ma, insieme, si può navigare col giusto orientamento. Noi proviamo a far rivivere un brano che è stato perduto nel tempo e non ha legame con l’attualità. Mi piace molto l’idea di questo lavoro. È nuovo per tutti noi. Ecco perché, ribadisco, sarebbe più difficile per me lavorare in un contesto dove i partecipanti sono cantori con una precisa formazione. Il nostro è un processo collettivo in cui in realtà è meglio far nascere l’esperienza da una tabula rasa.

il coro

Il coro

Quale importanza ha, secondo te, investire ancora oggi sullo studio della produzione musicale bizantina italo-greca? Quale valore attribuisci a dar voce a un canto salvato dall’oblio?

Ho un forte interesse per la storia, in particolare per quegli aspetti storici che riguardano il vissuto delle persone nei tempi più antichi. Sono molto legato alla tradizione culturale di cui faccio parte. Mi domando: “Come i miei antenati che praticavano arte si approcciavano a questa musica? Cosa succedeva?”. Questa curiosità per me è importante, mi permette di capire cosa sta accadendo adesso e cosa potrebbe accadere nei prossimi anni. In generale, ho un interesse forte a far rivivere tradizioni culturali, non però come se fossero musei astratti e intoccabili, bensì come elementi autentici capaci di generare qualcosa di nuovo nel presente.

Quando ho fra le mani un “fossile” trovo molto creativo e interessante infondere ad esso la vita. È come fare artisticamente l’amore con la storia, il passato, conferire ad esso una nuova forma. Secondo una certa concezione si potrebbero prendere queste melodie, metterle sotto una campana di vetro e adorarle acriticamente. Per me invece è fondamentale parlare con questa musica, far dialogare le mie idee con il passato. Io, che sono nel mio presente, lascio che da questa commistione nasca qualcosa di rinnovato, capace di vincere la morte e annullare il tempo. Sento il canto come una mia missione, la mia voce è un veicolo attraverso i secoli e il sacro.

Il successo del workshop messinese ha visto grande partecipazione al concerto conclusivo: più di quaranta persone appassionate di musica, incuriosite dal canto bizantino e, in questo caso, dal repertorio italo-greco, si sono esibite davanti alla comunità riportando in vita brani antichissimi.

Gerasimos Papadopoulos ha rinnovato così il suo affetto per la terra siciliana, verso cui progetta nel prossimo futuro altre esperienze artistiche e formative.

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