La salute a geometria variabile: viaggio nella crisi del Servizio sanitario nazionale

Al Monastero dei Benedettini il confronto sul libro di Chiara Giorgi: dalla conquista del diritto universale alle disuguaglianze territoriali tra ambiente, federalismo e nuovi divari sociali

Stefano Camilli e Pierluigi Bianca

La sanità pubblica italiana non nasce negli uffici ministeriali, ma nelle lotte collettive che, dal dopoguerra in poi, hanno trasformato la salute in un diritto universale. Oggi, però, quel modello appare sempre più fragile: liste d’attesa, disparità territoriali e crisi ambientali stanno ridisegnando il Servizio sanitario nazionale in una mappa di diritti diseguali. 

Da questa consapevolezza ha preso le mosse il convegno Sanità e territorio. Storia, attualità, prospettive, ospitato al Monastero dei Benedettini di San Nicolò, occasione per discutere il volume di Chiara Giorgi dal titolo Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi e interrogarsi sul futuro della sanità come bene comune.

L’incontro – moderato dalla prof.ssa Marisa Meli - è stato aperto dalla delegata del rettore alla Terza Missione, Margherita Ferrante, dalla direttrice del centro studi TeSA Melania Nucifora, e  dai docenti Francesco Martinico e Gea Marzia Oliveri Conti, ha visto la partecipazione di docenti e urbanisti impegnati a riflettere sulla tenuta del diritto alla salute in un contesto di crescente frammentazione.

Nella sua analisi, l'autrice Chiara Giorgi ha rintracciato le origini dell'idea di salute pubblica già nella Resistenza, dove la salute iniziò a essere concepita come un bene comunitario in netta rottura con il welfare selettivo del fascismo. 

In foto da sinistra Melania Nucifora, Marisa Meli e Chiara Giorgi

In foto da sinistra Melania Nucifora, Marisa Meli e Chiara Giorgi

Il culmine di questa evoluzione fu la nascita del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nel 1978, frutto di una stagione di mobilitazioni che impose la salute come diritto globale e universale. Tuttavia, Giorgi ha evidenziato come, a partire dagli anni Novanta, il passaggio verso l'aziendalizzazione e la successiva regionalizzazione abbiano trasformato questo pilastro in un diritto a «geometria variabile», dove la qualità delle cure dipende sempre più dalla residenza del cittadino.

Un punto di particolare rilievo è stato il nesso tra salute, ambiente e urbanistica. Margherita Ferrante e l'autrice hanno discusso di come il mutamento climatico stia riattivando patologie infettive, citando la riattivazione di cellule dormienti di colera dovuta al riscaldamento globale. È emersa inoltre una correlazione diretta tra inquinamento e pandemia: nelle aree più inquinate, come la Pianura Padana, l'esposizione costante a ossidi di azoto ha esacerbato la mortalità da Covid-19 a causa di polmoni già cronicamente infiammati.

A seguire Melania Nucifora e Francesco Martinico hanno invece approfondito il divario territoriale. Se la Nucifora ha definito la riforma del Titolo V e il federalismo fiscale come elementi destabilizzanti per l'unità solidaristica nazionale, Martinico ha illustrato lo svuotamento dei servizi nei centri minori siciliani e le difficoltà di accesso legate a reti di trasporto inefficienti. Questo senso di abbandono, ha ammonito Martinico, alimenta un «risentimento» sociale che spinge verso la polarizzazione politica e il populismo.

L'intervento della prof.ssa Gea Oliveri Conti ha infine richiamato la necessità di rimettere al centro l'uguaglianza, barometro della tenuta democratica del Paese. Il volume della Giorgi, in questa prospettiva, non è solo una ricostruzione storica, ma una bussola per difendere la sanità come bene comune essenziale.

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