La vulcanologia guarda al futuro

Trecento esperti a confronto alla settima Conferenza Alfred Rittmann su Etna, Campi Flegrei, intelligenza artificiale e gestione del rischio vulcanico

Alfio Russo

Dall'impiego dell'intelligenza artificiale per interpretare i dati del monitoraggio vulcanico alle nuove strategie per comprendere la dinamica delle eruzioni, passando per la crisi dei Campi Flegrei, l'Open Science e la gestione del rischio: la vulcanologia moderna guarda sempre più a un approccio integrato, capace di mettere in dialogo geologia, geofisica, geochimica, telerilevamento e scienze sociali. 

Sono stati questi i temi al centro della settima edizione della Conferenza Rittmann, il più importante appuntamento della vulcanologia italiana, che si è conclusa a Catania dopo quattro giornate di confronto tra circa 300 scienziati, esperti di protezione civile e giovani ricercatori.

Al Monastero dei Benedettini, sede del Dipartimento di Scienze umanistiche, si sono tenuti tre giorni di intensi dibattiti, confronti e presentazioni scientifiche che hanno trasformato il capoluogo etneo nel fulcro della ricerca sui fenomeni vulcanici e i rischi connessi. L’ultima giornata della conferenza si è svolta interamente sul campo alle quote medio-alte del versante nord-orientale dell’Etna.

Un momento dell'escursione sull'Etna

Un momento dell'escursione sull'Etna

L’evento, organizzato dall’Associazione Italiana di Vulcanologia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Università di Catania e l’International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth’s Interior, ha riunito circa trecento scienziati, esperti di protezione civile e giovani ricercatori con un unico grande obiettivo volto a tradurre la complessità dei fenomeni vulcanici. 

Ai piedi di un’Etna in costante attività - basti pensare ai disagi causati dalla chiusura dell’Aeroporto Internazionale Fontanarossa - la comunità scientifica si è riunita con la consapevolezza di quanto la ricerca vulcanologica incida direttamente sulla vita delle persone e sulle infrastrutture. 

È con questo spirito di concretezza che si sono aperti i lavori, articolati in sessioni tematiche focalizzate sulle grandi sfide scientifiche e sociali della disciplina.

«La rivoluzione digitale è entrata a pieno titolo nelle Scienze della Terra e, in particolare, nella Vulcanologia – ha spiegato il prof. Marco Viccaro, presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia e componente della Commissione Nazionale Grandi Rischi per il settore rischio vulcanico -. Ampio spazio è stato dedicato all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning per analizzare l’enorme flusso di dati derivanti dal monitoraggio in continuo e per migliorare la nostra capacità interpretativa e predittiva». 

Un momento dell'intervento del prof. Marco Viccaro

Un momento dell'intervento del prof. Marco Viccaro

«I ricercatori si sono confrontati su nuovi approcci transdisciplinari che integrano, tra gli altri, dati geochimici, petrologici, sismologici, geodetici e di telerilevamento satellitare per meglio ascoltare il respiro dei vulcani e per perfezionare le stime di pericolosità – ha aggiunto il docente dell’ateneo catanese -. Capire come e quando si muove il magma prima di un’eruzione resta il nostro obiettivo primario. Diverse sessioni hanno pertanto affrontato il tracciamento della risalita magmatica dai serbatoi profondi alla superficie, integrando esperimenti in laboratorio, modelli matematici e osservazioni sul campo sia per vulcani a condotto aperto sia per sistemi in stato di quiescenza». 

«Tra i focus più specialistici vi sono stati lo studio geochimico dei volatili e dei processi di degassamento, le dinamiche delle eruzioni esplosive come ad esempio colonne eruttive, dispersione di ceneri in atmosfera e flussi piroclastici e la ricostruzione dell’evoluzione dei paesaggi vulcanici subaerei e sottomarini tramite mappatura geologica avanzata e geocronologia – ha detto il prof. Marco Viccaro -. In un momento di forte attenzione mediatica e sociale, una sessione specifica è stata interamente dedicata alle sfide e ai nuovi modelli interpretativi per comprendere la dinamica della crisi in corso alla caldera dei Campi Flegrei. Gli scienziati hanno condiviso dati cruciali per decifrare i complessi fenomeni bradisismici e la sismicità che interessano l’area campana, senz’altro uno dei distretti vulcanici a più alto rischio sulla Terra».

Un momento dell'escursione sull'Etna

Un momento dell'escursione sull'Etna

La conferenza ha anche analizzato la millenaria storia di interazione tra comunità umane e vulcani, ponendo, tra l’altro, una forte enfasi sulla transizione verso l’Open Science

La raccolta, l’archiviazione e il libero riutilizzo dei dati geologici sono oggi considerati prerequisiti fondamentali per una ricerca trasparente e collaborativa. Questo sforzo collettivo è il motore per migliorare la gestione del multi-rischio, tracciando una linea diretta che va dalla valutazione puramente scientifica alla gestione pratica del rischio sul territorio.

Il tutto è stato impreziosito dalla partecipazione in qualità di Plenary Speaker del prof. Guilherme Gualda della Vanderbilt University nel Tennessee (Stati Uniti), con la sua opening lecture focalizzata su alcune delle più grandi eruzioni vulcaniche avvenute nel Quaternario.

Il bilancio finale della settima edizione della Conferenza Rittmann va ben oltre i numeri record di presenze. A colpire è stata la massiccia partecipazione di giovani ricercatori e dottorandi, ai quali è stato dedicato ampio spazio sia nelle sessioni orali sia poster. La cerimonia conclusiva della conferenza, oltre a servire da arrivederci al 2028, ha tracciato la rotta per i prossimi anni. 

La sfida della Vulcanologia moderna non si limita più alla sola comprensione dei processi chimico-fisici, dei meccanismi e dinamiche eruttive, ma si sposta verso una scienza integrata, capace di dialogare con le scienze sociali e le nuove tecnologie.

I partecipanti alla settima Conferenza Rittmann al Monasteto dei Benedettini

I partecipanti alla settima Conferenza Rittmann al Monasteto dei Benedettini

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