Dieci incontri multidisciplinari all’Università di Catania tra teoria, pratica e testimonianze dal mondo professionale e istituzionale
Un percorso innovativo che coinvolge studenti e studentesse dei corsi di laurea magistrale dei dipartimenti di Ingegneria civile e Architettura, di Economia e Impresa e di Scienze umanistiche per sviluppare pensiero critico, capacità decisionale e consapevolezza etica, offrendo strumenti concreti per affrontare dilemmi reali nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana.
È il primo Laboratorio di Etica applicata (promosso dal Dicar, dal Dei e dal Disum di Unict) che ha preso il via venerdì 20 marzo nella storica villa liberty Zingali-Tetto, sede del Museo della Rappresentazione.
Non si tratta di un semplice ciclo di lezioni: il laboratorio prevede dieci incontri che alternano contributi di docenti universitari ed esperti provenienti dal mondo delle istituzioni, imprese e terzo settore con l’obiettivo di fornire a chi partecipa strumenti concreti per affrontare dilemmi etici autentici, quelli che emergono ogni giorno nei contesti lavorativi. Le attività si svolgeranno tra il Museo della Rappresentazione, nella storica villa liberty Zingali-Tetto in via Etnea, e il Centro universitario teatrale di Palazzo Sangiuliano in piazza Università, dove si terranno sessioni pratiche e performative che metteranno in dialogo teoria e applicazione, guidate dai coach Francesco Pistone ed Enrico Sortino.
Al centro del percorso si collocano questioni cruciali del nostro tempo: dalla responsabilità sociale d’impresa alla sostenibilità ambientale, dalla deontologia professionale alla tutela della privacy e alla gestione dei dati, fino ai temi dell’inclusione, dell’equità e alle sfide poste dall’etica della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Un laboratorio che non si limita a trasmettere conoscenze, ma invita a interrogarsi, scegliere e, soprattutto, agire con consapevolezza.
«L’iniziativa nasce da un’esigenza tanto semplice quanto cruciale – ha osservato la prorettrice Lina Scalisi -: riportare l’etica al centro delle scelte quotidiane, intese non come astrazioni teoriche, ma come atti concreti che riguardano la vita, la libertà e la responsabilità individuale. L’idea, proposta inizialmente da un soggetto esterno al mondo accademico, l'imprenditrice Rossella Pezzino De Geronimo, ha trovato subito terreno fertile all’interno dell’Ateneo, grazie all’interesse condiviso di più dipartimenti. Il valore distintivo del laboratorio risiede proprio in questa convergenza: mettere in dialogo ambiti scientifici e umanistici per affrontare l’etica in modo ampio, integrato e profondamente attuale. E dovrà essere anche uno spazio aperto alle domande dei ragazzi e delle ragazze».
Il percorso si propone di esplorare l’etica applicata nella sua dimensione più concreta, intrecciando temi che spaziano dal benessere collettivo all’inclusione, dalla sostenibilità ambientale alle responsabilità legate alle scelte professionali. L’obiettivo è superare una visione puramente teorica o astratta dell’etica, per restituirle il suo ruolo di guida nelle decisioni reali, personali e lavorative.
In questo senso, il laboratorio si rivolge in particolare a studentesse e studenti che si stanno preparando a entrare nel mondo del lavoro, un contesto che richiede fin da subito capacità di scelta, senso critico e consapevolezza. «Attraverso un ciclo di dieci incontri – ha proseguito la prof.ssa Scalisi -, il progetto chiama a raccolta e mette a confronto persone che, nella loro esperienza, hanno affrontato dilemmi complessi e individuato soluzioni concrete. È proprio questo patrimonio di competenze vissute a rappresentare il cuore dell’iniziativa, messo a disposizione delle nuove generazioni per aiutarle a orientarsi con maggiore lucidità e responsabilità».
«Avevo già sviluppato un progetto sull’etica e ho scelto di rielaborarlo e adattarlo appositamente per l’Università di Catania, costruendolo su misura per il contesto accademico e per le esigenze delle nuove generazioni – ha spiegato Rossella Pezzino, capitana d’azienda, ma anche fotografa, scrittrice e paesaggista -. Il punto di forza di questo percorso risiede innanzitutto nella sua motivazione profonda. Mi considero una persona che da sempre lotta per un mondo migliore e credo fermamente nel valore dell’etica, un principio oggi troppo spesso trascurato o relegato ai margini. In un’epoca in cui anche i leader globali sembrano talvolta incarnare gli aspetti più deteriori dei comportamenti umani, diventa urgente recuperare e rilanciare una cultura fondata su responsabilità e consapevolezza».
«Questo progetto nasce perciò con l’obiettivo di offrire ai giovani strumenti per invertire questa tendenza, stimolando una visione diversa del futuro. Seminare bellezza diventa oggi più che mai un atto concreto e necessario: una bellezza che non si esaurisce nell’estetica, ma si traduce in etica vissuta, capacità di relazione, solidarietà, inclusione e rispetto. Rispetto per sé stessi, per gli altri e per l’ambiente, in un’idea di armonia che abbraccia tutto ciò che ci circonda e che può diventare il fondamento di una società più giusta e consapevole».

Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi
Bene Comune, Ambiente, Impatto sociale e Responsabilità collettiva
Il tema del primo incontro è stato anticipato dall’indirizzo di saluto del direttore del Dicar, Matteo Ignaccolo, ‘padrone di casa’ del Mu.Ra. che ha accolto gli allievi e le allieve. «I dilemmi etici che un ingegnere può trovarsi ad affrontare, nelle molteplici declinazioni della professione, non si esauriscono in questioni tecniche o normative – ha precisato -. Riguardano piuttosto il modo in cui ci si rapporta al territorio, alle comunità e, più in generale, alla complessità del contesto in cui si opera. È proprio da questa consapevolezza che nasce il Laboratorio: un’iniziativa condivisa fra tre dipartimenti uniti dall’esigenza di affrontare in chiave trasversale problematiche che non appartengono a una sola disciplina, ma attraversano saperi e responsabilità diverse».
In questa prospettiva, ha sottolineato il docente, l’Università è chiamata a fare un passo in più rispetto alla tradizionale relazione tra docente e studente. Non solo trasmissione di conoscenze e verifica delle competenze, ma anche spazio di confronto e di maturazione critica, in cui interrogarsi su comportamenti, scelte e responsabilità. Un luogo in cui imparare a leggere i problemi non solo per risolverli, ma per comprenderne le implicazioni etiche e le conseguenze sul piano sociale.
«Se la deontologia professionale è già parte integrante del percorso dell’ingegnere – ha concluso -, anche grazie al ruolo dell’Ordine e agli approfondimenti previsti negli esami di Stato, il Laboratorio si colloca su un piano complementare. L’obiettivo non è rafforzare soltanto il profilo tecnico-deontologico, ma contribuire a formare una figura più consapevole del proprio ruolo di cittadino. Un professionista capace di mettere le proprie competenze al servizio del bene comune, di gestire con responsabilità il rapporto con colleghi, istituzioni e stakeholder, e di orientare le proprie scelte in una prospettiva che tenga insieme competenza, etica e impatto sociale».
«È emozionante trovarsi oggi davanti a un’aula così piena – ha esordito Rosaria Ester Musumeci, docente di Idraulica del Dicar, tra le promotrici del Laboratorio -: un segnale forte dell’interesse e della curiosità con cui studenti e studentesse guardano a questo nuovo percorso. La domanda che molti si pongono è cosa li attenda davvero. La risposta, in parte, è che lo scopriremo insieme. Questo Laboratorio nasce da una riflessione condivisa tra colleghe e colleghi dell’ateneo, maturata nel tempo, sull’esigenza di offrire uno spazio in cui confrontarsi con temi etici che troppo spesso restano ai margini della formazione universitaria. Una volta fuori dalle aule, serve infatti qualcosa in più: una solida “spina dorsale” etica, capace di orientare le scelte e di sostenere con coerenza e responsabilità le decisioni nei momenti più complessi. È proprio questa consapevolezza che ha dato forma al Laboratorio. C’è, infine, un sentimento sincero di gratitudine verso tutte le persone che hanno contribuito a rendere possibile questo percorso: i colleghi, la governance dell’Ateneo e quanti hanno creduto nel valore di questa iniziativa».
«Come è stato già evidenziato – ha aggiunto la prof.ssa Agata Matarazzo, docente del Dei e delegata del rettore alle Start up, agli spin off e all’incubatore d’imprese -, l’Università ha la responsabilità di formare i futuri dirigenti del territorio. In questo quadro, offrire un percorso multidisciplinare dedicato a un tema oggi centrale e sempre più richiesto come l’etica significa arricchire in modo concreto il profilo formativo degli studenti. Un investimento che si traduce in competenze più solide, maggiore consapevolezza e una competitività più marcata nel mondo professionale».

Un momento dell'intervento del prof. Matteo Ignaccolo, direttore del Dicar
Dall’ambiente alla solidarietà, ai progetti di inclusione dei soggetti più fragili
La prima giornata del Laboratorio si è caratterizzata per un programma ricco e fortemente multidisciplinare, capace di intrecciare prospettive accademiche e testimonianze operative. Ad aprire il confronto è stato Carlo Colloca, professore associato di Sociologia dell’Ambiente e del Territorio all’Università etnea, che ha offerto una chiave di lettura critica sui rapporti tra sviluppo, territorio e sostenibilità.
Accanto al contributo universitario, il dialogo si è arricchito grazie agli interventi di figure impegnate quotidianamente sul campo. Salvatore Cacciola, sociologo e presidente della Rete Fattorie Sociali Sicilia, ha portato l’esperienza concreta di modelli inclusivi e solidali, mentre Pietro Maugeri, presidente del Banco Alimentare Sicilia Orientale e vicepresidente nazionale, ha condiviso una riflessione radicata nell’impegno contro lo spreco e nelle pratiche di solidarietà. A completare il quadro è stato Fabio Cilea, direttore della Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo per la LIPU ed esperto di educazione ambientale, che ha evidenziato il valore della tutela degli ecosistemi e della sensibilizzazione delle comunità.
Nel loro insieme, gli interventi hanno restituito un’immagine viva e concreta dell’etica applicata, mostrando come principi e responsabilità trovino forma nelle scelte quotidiane di chi opera nei territori e nelle istituzioni.
«Riflettere sull’etica applicata, nella prospettiva di un sociologo dell’ambiente e del territorio – ha osservato il prof. Carlo Colloca -, significa mettere in relazione tre dimensioni fondamentali: la centralità della persona, la sostenibilità dello sviluppo territoriale e un’economia capace di generare valore, senza dipendere da logiche assistenziali. È proprio in questo equilibrio che l’etica smette di essere un principio astratto e diventa criterio operativo, capace di orientare scelte concrete».
Un esempio significativo, secondo il docente del Dsps, emerge dalle esperienze in cui l’ateneo, attraverso un approccio realmente interdisciplinare che integra scienze umane, sociali e della progettazione, si è confrontato con processi di rigenerazione urbana. È il caso di un intervento realizzato in Abruzzo, all’interno della Missione 5 del Pnrr dedicata a inclusione e coesione sociale, che ha riguardato il recupero di un bene confiscato alla criminalità.
«In questo contesto – ha spiegato Colloca - è stato co-progettato quello che può essere definito uno spazio del possibile: un’infrastruttura di prossimità pensata per accogliere attività a forte impatto sociale, rivolte in particolare alle giovani generazioni, alle donne e alle fasce più vulnerabili della popolazione. Un luogo in cui la rigenerazione non è solo fisica, ma anche sociale, economica e culturale. È proprio in esperienze come questa che l’etica applicata trova la sua espressione più autentica, trasformandosi in pratica concreta e permettendo al sapere accademico di uscire dalle aule per incidere realmente sui territori e sulle comunità».

Studenti e studentesse presenti al primo incontro
«Il mio è lo sguardo di un sociologo impegnato nel riuso sociale di beni confiscati – ha sottolineato il dott. Salvatore Cacciola, parlando del progetto degli “Orti del Mediterraneo” nel territorio di Misterbianco -: un’esperienza concreta che dimostra come l’etica, quando diventa azione, sia capace di trasformare profondamente i territori. Non si limita a orientare le scelte individuali, ma ridisegna il paesaggio, ridefinisce l’identità dei luoghi e ricuce il legame tra comunità e diritti, restituendo alle persone ciò che spetta loro e affermando, al tempo stesso, il diritto a vivere liberi dalla violenza. In questo senso, l’etica smette di essere un principio astratto e prende forma in pratiche quotidiane, in interventi tangibili, in modelli di welfare che rimettono al centro una domanda fondamentale, troppo spesso trascurata: in che modo possiamo davvero perseguire il bene comune?».
«Da oltre trent’anni il Banco Alimentare recupera eccedenze di cibo per restituirle a chi vive in difficoltà – ha ricordato il dott. PietroMaugeri -. Essere oggi in una sede così prestigiosa non è solo un atto simbolico: significa riportare al centro due parole fondamentali, educazione e benessere, che rappresentano il cuore di questa esperienza. L’educazione, prima di tutto, come responsabilità condivisa. Prendersi cura degli altri, soprattutto di chi attraversa momenti di fragilità, non può essere considerato un tema marginale o delegato a pochi: riguarda tutti e deve coinvolgere in modo diretto le nuove generazioni, chi studia e si sta formando, perché è lì che si costruisce una coscienza collettiva più attenta e solidale».
Accanto a questo, per il presidente del Banco alimentare, emerge il tema del benessere, che non può essere interpretato in chiave individuale. «Chi oggi ha raggiunto una stabilità professionale e personale – afferma - è chiamato a guardarsi intorno, a riconoscere i bisogni che esistono anche a pochi passi da sé, nel proprio contesto quotidiano. È in questa prossimità che prende forma una vera comunità, capace di sostenersi reciprocamente. In questa prospettiva, diventa essenziale il dialogo tra tutti gli attori coinvolti: università, istituzioni pubbliche, realtà imprenditoriali e organizzazioni del terzo settore. Solo attraverso una rete solida e collaborativa è possibile incidere concretamente sul territorio e migliorare le condizioni di vita di chi lo abita. In un tempo segnato da crisi e conflitti, la capacità di prendersi cura degli altri non è solo un valore etico, ma una necessità urgente e condivisa».
«Per chi lavora nella tutela dell’ambiente e nella gestione delle aree protette – ha concluso il dott. FabioCilea -, il confronto con coloro che, a breve, saranno chiamati a progettare e governare il territorio non è solo utile, ma necessario. È da questo dialogo che può nascere una nuova consapevolezza professionale, più attenta e responsabile».
Uno dei nodi centrali dell’incontro è stato proprio il riconoscimento del valore delle competenze: «La gestione dell’ambiente – ha detto - non può essere improvvisata né relegata a tema secondario. Troppo spesso, infatti, si assiste all’intervento di figure non specializzate che, sottovalutando la complessità della materia, finiscono per minimizzare l’impatto reale che un progetto può avere sugli ecosistemi. Restituire dignità e centralità alla conservazione della natura diventa quindi un passaggio imprescindibile nel dialogo con i futuri professionisti».
«Con gli studenti – ha proseguito Cilea – vogliamo dare spazio a una riflessione più ampia, che superi visioni riduttive e stereotipate: l’ambiente non è qualcosa di esterno o accessorio, non riguarda soltanto la tutela di specie o paesaggi, ma rappresenta il contesto vitale in cui siamo immersi. I servizi ecosistemici, così come una pianificazione attenta e rispettosa, non sono elementi accessori, ma condizioni essenziali per garantire la qualità della vita e, in ultima analisi, la stessa sopravvivenza umana. In questo scenario, il tema del cambiamento climatico assume un peso decisivo».
«Il surriscaldamento globale, in larga parte determinato dalle attività umane, impone a chi progetterà il futuro una responsabilità chiara - ha aggiunto -: andare oltre logiche individuali e di breve periodo per adottare una visione capace di tenere insieme sviluppo e tutela. È una direzione che trova fondamento anche nei principi costituzionali e che richiede di misurare ogni scelta non solo sugli interessi immediati, ma sull’equilibrio complessivo del mondo che ci circonda».

Un momento della presentazione
I prossimi appuntamenti del Laboratorio
Il laboratorio proseguirà tutti i venerdì pomeriggio fino ai primi del mese di giugno, attraversando i principali ambiti in cui l’etica si intreccia con le decisioni professionali e istituzionali. Si parte dal rapporto tra impresa, imprenditorialità e governance, mettendo a fuoco il ruolo della responsabilità nelle scelte strategiche e nella conduzione delle organizzazioni, per poi approfondire il tema della compliance, intesa non solo come rispetto delle norme ma come cultura diffusa della legalità e della prevenzione dei rischi.
Il percorso proseguirà con una riflessione sulla rendicontazione e sulla sostenibilità, evidenziando come modelli come le società benefit rappresentino un’evoluzione del concetto stesso di impresa, sempre più orientata alla creazione di valore condiviso. A questo si collega il focus sull’anticorruzione e sulla legalità sostanziale, che richiama l’esigenza di andare oltre gli adempimenti formali per costruire sistemi realmente trasparenti ed equi.
Ampio spazio sarà dedicato alla dimensione umana del lavoro, con un approfondimento sui temi dell’inclusione, della parità e del benessere organizzativo, riconosciuti come elementi centrali per la qualità e la sostenibilità dei contesti professionali. In parallelo, il laboratorio affronta le sfide poste dall’innovazione tecnologica, analizzando le implicazioni etiche legate alla gestione dei dati, alla cybersecurity e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il percorso si allargherà poi all’ambito economico-finanziario, interrogandosi sull’etica dei mercati, della finanza e delle nuove frontiere dell’innovazione, come blockchain e fintech, per comprendere come coniugare sviluppo e responsabilità. Nella fase finale, l’attenzione si concentrerà sulle situazioni di crisi, sul contenzioso e sugli squilibri, ambiti in cui le scelte etiche diventano ancora più decisive e complesse.
A chiudere il laboratorio sarà un momento di sintesi che restituisce una visione complessiva del percorso, mettendo in dialogo esperienze e prospettive diverse per ribadire il valore dell’etica come bussola indispensabile nelle trasformazioni del presente e nelle scelte che costruiscono il futuro.