Il percorso ideato da Claudia Cantale per “Sharper – Notte dei Ricercatori” racconta trasformazioni, storie e identità dell’Antico Corso attraverso fotografie, archivi personali e lo sguardo di abitanti, attivisti e studenti
Varcare la soglia degli spazi dell'Archivio del Museo della Fabbrica del Monastero dei Benedettini non è semplicemente entrare in un luogo di conservazione: è compiere un salto temporale dove l’odore della carta d’epoca, il calore dei mattoni a vista delle volte e il brusio delle idee presenti si fondono in un’unica, profonda emozione.
In occasione dell'iniziativa Viaggio tra storia, architettura e comunità, il lavoro di ricerca condotto dalla prof.ssa Claudia Cantale — sociologa dei processi culturali e comunicativi del Disum — e da Officine Culturali si è svelato agli occhi del pubblico non come una fredda esposizione accademica, ma come un racconto corale palpitante di vita, storie e visioni di futuro.
Un’iniziativa che, alla presenza della delegata per la Presidenza del Sistema Museale di Ateneo (SiMuA) e responsabile scientifica del Museo della Fabbrica, prof.ssa Federica Santagati, ha aperto ufficialmente la "Sharper – Notte europea dei ricercatori” a cura dell’Università di Catania.
La prima tappa del percorso spalanca le porte dell'Ufficio Tecnico. Qui, l'emozione è quasi tattile. Tra scaffalature storiche e tubi portadisegni custoditi come preziosi scrigni, le grandi tavole acquerellate e le planimetrie del Giardino di via Biblioteca si srotolano sui tavoli da lavoro.
Colpisce lo sguardo attento e meravigliato dei visitatori che, guidati con passione tra rilievi e piccoli plastici di facciate e volumi, riscoprono la genesi di uno dei polmoni verdi più attraversati e vissuti del centro storico catanese. Vedere la precisione del tratto architettonico dialogare con il colore fa comprendere quanto amore e quanta complessità urbanistica abbiano plasmato i luoghi che ogni giorno diamo per scontati.
Proseguendo verso la sezione Imagine Antico Corso: fotoracconto di passioni politiche e civili, l'atmosfera si fa più intima e vibrante. Qui le immagini in bianco e nero, riaffiorate dagli archivi personali degli abitanti e sfogliate con cura sui tavoli dell'archivio, restituiscono l'anima più autentica del quartiere.
È toccante osservare la sintonia generazionale in atto: il lavoro congiunto con gli studenti del Liceo Classico "Nicola Spedalieri" ha saputo ridare voce alle storie dell'Ex Centro Popolare Occupato Experia, ai consultori autogestiti e ai movimenti studenteschi che hanno attraversato le mura del Monastero. Le dita che indicano una foto d'epoca, i sorrisi di chi riconosce un dettaglio del passato o una battaglia civile condivisa trasformano la fotografia da semplice documento a testimone emotivo di un'identità collettiva mai sopita.
Il viaggio si conclude con una carica di speranza e creatività giovanile nella sezione Lavori in corso: il giardino che vorrei, nata dal percorso di co-progettazione con gli studenti del Liceo Artistico "Emilio Greco".
Tra cartelli che richiamano la vivacità dei cantieri e idee grafiche proiettate al futuro, si percepisce tutta la forza del progetto perCORSO e dell'alleanza educativa tra Università, scuole e Terzo Settore. Il Giardino di via Biblioteca smette di essere soltanto un luogo fisico per diventare uno spazio dell'anima, aperto alle istanze, ai sogni e ai bisogni di chi lo vive quotidianamente.
Il profumo dei progetti: la poesia della carta e dell'architettura
A “raccontare” ai visitatori i segreti della mostra sui disegni e sui lavori dell’Ufficio Tecnico dedicati alla progettazione del Giardino di via Biblioteca, uno dei polmoni verdi del centro storico di Catania, attraversato ogni giorno da centinaia di persone per bisogni diversi, è Nicola Caruso di Officine culturali.
La Fabbrica è stata un archivio che ha raccontato l’intera storia del recupero del Monastero dei Benedettini. Ha conservato progetti, pratiche, fotografie, disegni e anche alcuni archivi aggregati, in vario modo legati alla storia del monastero.
In particolare, le fotografie degli anni Settanta hanno documentato lo stato del Monastero dei Benedettini prima dell’intervento di recupero. Hanno restituito la documentazione che l’Università di Catania si è trovata di fronte quando ha deciso di acquisire il complesso e di avviare il grande progetto di recupero: lo scalone con le scritte sui muri, il chiostro trasformato in palestra e molti altri ambienti che allora si presentavano in condizioni molto diverse da quelle che conosciamo oggi.
Sono stati mostrati poi due progetti. Il primo, che è stato realizzato, ha riguardato il Giardino della biblioteca e ha compreso anche la fontana che si trova sotto la Sala Verde; il secondo, invece, non è mai stato realizzato e prevedeva che la biblioteca diventasse anche il deposito dei libri, che originariamente avrebbe dovuto essere collocato nella zona delle cucine.
Sono stati mostrati tre disegni di Giancarlo De Carlo. Uno ha documentato un progetto purtroppo mai realizzato, ma particolarmente significativo perché ha testimoniato l’attenzione dell’architetto per il rapporto tra il monastero e la città: si è trattato del progetto del parcheggio di Piazza Alcalà, articolato su tre livelli. Gli altri due sono state piante del monastero, tracciate a mano, nelle quali sono state evidenziate soprattutto le vie di fuga, le connessioni e le aperture. È emersa così una modalità di lettura del monastero come una sorta di piazza aperta, in dialogo con il tessuto della città.
Nicola Caruso mostra i disegni di Giancarlo De Carlo
L’Archivio è nato originariamente come ufficio tecnico dell’Università di Catania. A un certo punto, però, la quantità di documentazione prodotta è diventata così consistente che non è più stato sufficiente limitarsi a raccogliere le carte nei faldoni e trasferirle successivamente in archivio. Il progetto di recupero, infatti, è durato circa trent’anni ed è rimasto a lungo in corso. Si è deciso così di creare all’interno dell’ufficio tecnico un vero e proprio archivio, organizzato secondo la struttura di un archivio storico, con sezioni, titoli e una suddivisione per anni e per tipologia di area.
Per questo motivo, l’archivio ha assunto una duplice natura: è stato al tempo stesso un archivio corrente e un archivio storicizzato, perché questa organizzazione si è sviluppata parallelamente al lungo processo di recupero del monastero.
Nel corso del progetto di digitalizzazione, realizzato con l’Università di Catania e denominato TOCC, nell’ambito del PNRR, è stata innanzitutto avviata un’attività di sistemazione dell’archivio con la presenza fisica di un archivista. L’intervento ha comportato l’apertura dei faldoni e il controllo della documentazione. Sono state inoltre acquistate specifiche strumentazioni, tra cui macchine fotografiche e stativi, per procedere alla digitalizzazione dei materiali.
L’archivio, infatti, ha conservato disegni di dimensioni tali che neppure uno scanner planetario di grandi dimensioni sarebbe stato in grado di acquisire integralmente. Sono state quindi utilizzate macchine fotografiche per realizzare le scansioni. Finora sono stati digitalizzati circa 400 disegni, oltre a numerose fotografie e ai disegni di formato più piccolo, come quelli in A4. Tutto il materiale è stato inoltre schedato all’interno del sistema, così da rendere progressivamente accessibile e consultabile questo importante patrimonio documentario.
Fotografie dell'Archivio
Volti, lotte e passioni: quando il quartiere si fa memoria viva
La sezione Imagine Antico Corso: fotoracconto di passioni politiche e civili è una mostra nata nel 2024 in occasione de "La Notte degli Archivi" all'Archivio del Museo della Fabbrica del Monastero dei Benedettini di Catania nell'ambito del progetto "La fabbrica dell'Archivio" finanziato dall'Ue – Next Generation EU. Un progetto curato da Claudia Cantale insieme con Officine Culturali e gli studenti e studentesse del Liceo Classico Statale "Nicola Spedalieri" che racconta, attraverso le fotografie degli archivi personali delle persone intervistate, la loro esperienza sociale e politica nel quartiere.
Il tema è quello delle passioni, raccontate dall’Archivio del Museo della Fabbrica del Monastero dei Benedettini di Catania ripercorrendo le esperienze politiche e civili dell'Ex Centro Popolare Occupato Experia, del Consultorio autogestito "Mi Cuerpos es Mio" e della recente Intifada studentesca per la Palestina all'interno del Monastero dei Benedettini di Catania.
Un progetto che ha “inaugurato” una nuova fase dell'Archivio del Museo della Fabbrica, ovvero la sezione che prevede la digitalizzazione delle fotografie, dei racconti e delle testimonianze di chi ha vissuto e vive ancora oggi il quartiere al fine di conservare la memoria storica dell'Antico Corso attraverso il recupero degli album di famiglia e rendere più partecipi le comunità di residenti alle iniziative culturali.
La mostra è composta dai materiali fotografici dagli archivi personali degli intervistati e delle intervistate e dalle fotografie realizzate dagli studenti e dalle studentesse del Liceo Classico Statale "Spedalieri".
La mostra Immagine Antico Corso
Grazie alle preziose testimonianze di alcuni dei protagonisti e alcune delle protagoniste dell'Ex Centro Popolare Occupato Experia, del Consultorio autogestito "Mi Cuerpos es Mio" e dell'Intifada studentesca per la Palestina all'interno del Monastero dei Benedettini di Catania, la mostra racconta alcune delle passioni e delle esperienze sociali, civili e politiche che negli ultimi 30 anni hanno trovato spazio tra le mura del quartiere "Antico Corso" di Catania.
Gli studenti e le studentesse del Liceo Classico Statale "Spedalieri" hanno anche mappato i movimenti dei gruppi politici, sportivi e religiosi all'interno del quartiere nel corso degli anni attraverso i segni grafici presenti sui muri dell'Antico Corso".
Il progetto didattico è stato coordinato da Claudia Cantale, Manuela Lupica (vice presidente di Officine Culturali) e Adriana Cantaro (docente del Liceo Classico Statale "Spedalieri").
Fondamentale la collaborazione degli studenti e studentesse del Liceo Classico Statale "Spedalieri": Mauro Benedetto, Lucia Consoli, Beatrice Gelardi, Ludovica Giuliano, Elena Greco, Enrico Guercio, Rachele Leonardi, Irene Ouedraogo, Paola Rotiroti, Fiorella Trapaninotto, Miriam Viscaro, Roberta Vitale, Emma Zerbo.
A contribuire all’iniziativa Chiara Rau e Andrea Santamaria, studentessa e studente del corso di laurea in Scienze e Lingue per la comunicazione al Dipartimento di Scienze umanistiche dell'Università di Catania e, inoltre, Giacomo Cacia, Valentina Genovese, Virginia Intelisano, Lara Torrisi, Benedetta Tringali, Daniele Zito
Una sezione della mostra
Lo sguardo verso il domani: il giardino che immaginiamo
Lavori in corso: il giardino che vorrei costituisce la terza sezione del percorso - curata insieme alle studentesse e agli studenti del Liceo Artistico Statale Emilio Greco di Catania nell'ambito del progetto "perCORSO" finanziato dall'Ue Pnrr Next Generation – che consente al visitatore di ripercorrere lo sviluppo attuale e le visioni future del Giardino di via Biblioteca.
Una mostra che nasce nel Giardino di Via Biblioteca: un luogo che racconta non solo ciò che è, ma anche ciò che avrebbe potuto essere e quello che potrebbe ancora diventare.
"Lavori in corso: il giardino che vorrei" è il risultato di uno sguardo collettivo su un luogo che conosci, che forse attraversi ogni giorno: uno spazio pubblico incastonata tra il Monastero dei Benedettini, la Chiesa di San Nicolò l'Arena e Palazzo Ingrassia, polmone verde del centro storico di Catania e crocevia dello sciamare di centinaia di persone.
Un luogo vissuto quotidianamente dalle persone residenti nel quartiere Antico Corso, dalle comunità studentesche di licei e università, dal personale docente, da visitatori e visitatrici che le attraversano ogni giorno con bisogni diversi. Un luogo di tante domande, progetti e possibilità ancora aperte.
A partire dai materiali custoditi nell'Archivio del Museo della Fabbrica del Monastero le studentesse e gli studenti del Liceo Artistico Statale Emilio Greco di Catania hanno ripercorso le vicissitudini storiche di questo spazio verde: dalle prime ipotesi degli anni Ottanta, passando per i movimenti popolari che negli anni Novanta bloccarono il progetto, fino ai giorni nostri.
Ma non si sono fermati al passato. Con linguaggi diversi hanno immaginato quale potrebbe essere il futuro del Giardino di Via Biblioteca: non solo per loro, ma per tutte le persone che lo vivono ogni giorno. Quello che vedi è la loro risposta.
La mostra "Lavori in corso: il giardino che vorrei"
L’Antico Corso, una memoria da custodire attraverso le immagini
La fotografia come strumento per conservare la memoria di un quartiere che cambia, ma anche per restituire alla comunità il diritto di raccontare la propria storia. È da questa prospettiva che nasce il percorso ideato per “Sharper – Notte dei Ricercatori” da Claudia Cantale che ha coinvolto nel tempo abitanti, attivisti e studenti nella costruzione di un archivio della memoria visuale dell’Antico Corso. Un progetto che mette al centro gli sguardi di chi vive e attraversa il quartiere, trasformando le immagini in uno spazio di racconto, confronto e partecipazione.
Il percorso nasce da una domanda di ricerca: comprendere in che modo si stesse conservando la memoria dell’Antico Corso, e in particolare la sua memoria visuale. La mia formazione nell’ambito della sociologia visuale mi ha portato a osservare come il quartiere stesse cambiando sotto i nostri occhi, in un processo che, a seconda dello sguardo di chi lo osserva, può apparire più o meno rapido. Avevo quindi bisogno di raccontare questo cambiamento attraverso un medium capace di conservarne le tracce nel tempo: la fotografia. È un mezzo che riesce a catturare qualcosa dell’anima dei luoghi e delle persone e che, attraverso l’atto stesso di “immortalare”, consente a ciò che non c’è più di rimanere nel tempo.
Accanto a questa esigenza c’era la volontà di archiviare una parte della memoria che rischia di essere dimenticata: quella delle persone che non hanno avuto finora il potere di conservare e tramandare la propria storia, la storia dei piccoli, di coloro che non fanno la Storia con la S maiuscola. Da qui l’idea di conferire un’autorità d’archivio a chi vive il quartiere – abitanti, residenti, attivisti, studenti – e non soltanto alle istituzioni e agli attori sociali che tradizionalmente hanno avuto un ruolo nelle scelte su ciò che viene conservato negli archivi.
La ricercatrice Claudia Cantale
Le fotografie diventano così anche uno strumento attraverso cui le persone possono raccontare come il quartiere sta cambiando e, allo stesso tempo, tornare a essere custodi della propria memoria. In questo senso, l’obiettivo è restituire il potere dell’archivio alla comunità.
Un’attenzione particolare è stata dedicata ai più giovani. L’idea era superare la percezione degli studenti universitari e degli studenti delle scuole come figure “aliene” rispetto al quartiere, semplicemente perché vi trascorrono soltanto una parte della giornata. La città, invece, appartiene a tutti in ogni suo spazio. Consegnare agli studenti una sorta di cassetta degli attrezzi per costruire uno storytelling significa permettere loro di partecipare alla narrazione del quartiere attraverso un confronto intergenerazionale, tra adulti, giovani, residenti e attivisti.
Gli studenti hanno così potuto indagare temi diversi, scegliendo anche in base ai propri interessi: dalle trasformazioni del quartiere alle storie degli attivisti e dei movimenti sociali, fino alle dimensioni religiosa, politica e sportiva dell’Antico Corso. Non sono stati soltanto destinatari di un’autorità archivistica, ma hanno contribuito direttamente alla costruzione dell’archivio, selezionando le immagini e realizzando a loro volta alcune delle fotografie presenti nella mostra. In questo modo il quartiere viene raccontato non soltanto attraverso le immagini provenienti dagli archivi familiari, ma anche attraverso lo sguardo di chi oggi lo vive e lo attraversa.
Una parte della mostra