L’arte di novellare tra tradizione e modernità

Dal Decameron al Novecento: al Monastero di Benedettini il convegno Rac.Contami rilancia lo studio e l’insegnamento del racconto nella letteratura italiana

Giorgia Rogazione

La tradizione del “genere” racconto nella Letteratura italiana, e delle forme della sua contaminazione, dal Decameron alla novellistica del Cinquecento, fino all’Ottocento e al Novecento. È il tema principale del convegno di studi Il racconto nella Letteratura italiana: forme della contaminazione promosso dal Dipartimento di Scienze umanistiche dell'Università di Catania e organizzato in occasione del 650° anniversario della morte di Giovanni Boccaccio e della Giornata della Letteratura 2025 intitolata L'arte di novellare. Da Boccaccio al Novecento.

Una iniziativa promossa dall’Associazione degli Italianisti e in particolare dalla Sezione Didattica (ADI-SD), di cui è presidente nazionale Andrea Manganaro, che si è tenuta nelle settimane scorse al Coro di Notte “Giancarlo Magnano San Lio” del Monastero dei Benedettini nell’ambito del progetto Rac.Contami (Unict Pia.Ce.Ri. 2024-2026).

A sviluppare i nodi centrali della due giorni del convegno – davanti ad un folto pubblico di studiosi, studenti universitari e docenti della scuola secondaria - sono stati ricercatori e docenti di sette diversi atenei che hanno presentato ventiquattro relazioni.

La sessione conclusiva del convegno ha coinvolto numerosi docenti degli istituti secondari in quanto inserita nel corso di aggiornamento Novellare organizzato dall’Associazione degli italianisti -Sezione didattica (ADI-SD) in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura.

A rendere peculiare il convegno catanese sul racconto sono stati gli ampi spazi riservati alla discussione, con numerosi e appassionati interventi, alla fine di ognuna delle cinque sessioni e della tavola rotonda conclusiva. In questa occasione il prof. Andrea Manganaro del Dipartimento di Scienze umanistiche ha annunciato la pubblicazione degli atti del convegno entro il 2026, in edizione on line, in open access, proprio per rendere disponibili a tutti i risultati del convegno.

Tramite questa due giorni di lavori è stata rilanciata l’attività del Gruppo di ricerca interuniversitario nella prospettiva di una forte sinergia tra  ricerca e insegnamento della letteratura.

In foto un momento del convegno

In foto un momento del convegno

Raccontare per condividere: università e scuola unite nello studio della novella italiana

Ad aprire i lavori è stata la direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, Stefania Rimini, che ha ha sottolineato il valore dell’iniziativa per l’ateneo: «Per noi del Dipartimento di Scienze Umanistiche, questo convegno, per la sua composizione e per la capacità di dialogare con le consulte nazionali e con eventi di questa portata, rappresenta una vera buona pratica. Non posso che ringraziare il collega e amico Andrea Manganaro per essersi fatto carico di questo sforzo e per aver costruito e modellato il convegno, sono sicura che i risultati dei lavori saranno fecondi e che ci sarà un’eco importante anche nella restituzione di queste giornate».

A seguire è intervenuta Elisabetta Menetti, coordinatrice del Gruppo di ricerca interuniversitario Il racconto nella Letteratura italiana, che ha raccontato la nascita e lo spirito del progetto: «Il gruppo è nato con l’obiettivo di condividere la ricerca – ha detto -. La ricerca, infatti, ha senso e acquista il suo significato più profondo solo se è condivisa; quindi, noi tutte e tutti siamo stati d’accordo nella condivisione delle nostre ricerche e dei nostri studi in forma appunto seminariale, per poi tenerci in contatto». 

La coordinatrice ha spiegato come il gruppo riunisca studiose e studiosi di diverse università italiane e straniere. «All’interno di questa rete trova spazio anche il dialogo con le Digital Humanities, intese come strumento fondamentale per la comunicazione della ricerca oggi – ha detto -. Condividere la ricerca significa anche comunicarla al meglio, e oggi questo passa inevitabilmente dal digitale, sia per l’edizione dei testi sia per la diffusione della critica letteraria». 

«La condivisione della ricerca significa anche scambio, dialogo, significa anche mettersi in discussione – ha precisato Elisabetta Menetti -. Per questo è nato questo progetto di scambio, condivisione e anche di critica. L’obiettivo è quello di collegare questo modo di rapportare in forma breve, modo che è nato in Italia con la novella e che si è trasformata via via nei secoli con delle modificazioni anche nel modo di raccontare, che va ancora studiato, soprattutto nel collegamento tra l’antico, il moderno e il contemporaneo». 

«Questa è stata la nostra idea ed è partita abbastanza bene con convegni e seminari e anche con il dialogo fondamentale con la scuola e di questo ringrazio Annalisa Nacinovich che è fondamentale per l’ADI-SD di cui Andrea Manganaro ne è presidente – ha aggiunto Elisabetta Menetti -. È fondamentale avere questa dimensione di dialogo con la scuola e con chi insegna letteratura italiana nella scuola, e il racconto e la forma breve è uno dei più grandi testi utili e comodi da studiare e da lavorare in aula, per far capire il meccanismo narrativo, i contenuti e anche i micro-contenuti che possono essere dentro i singoli racconti. Quindi la nostra idea è stata: dialogo con la scuola e condivisione della ricerca».

In foto da sinistra Elisabetta Menetti, Stefania Rimini e Andrea Manganaro

In foto da sinistra Elisabetta Menetti, Stefania Rimini e Andrea Manganaro

Al convegno hanno partecipato ventiquattro italianiste e italianisti provenienti da diversi atenei italiani. Tutte le sessioni sono state presiedute dai membri del gruppo di ricerca interuniversitario. 

Tra i relatori e le relatrici figurano Gian Mario Anselmi e Loredana Chines (Università di Bologna), Ottavia Branchina, Rosario Castelli, Milena Giuffrida, Luigi La Grua, Andrea Manganaro, Ninna Maria Lucia Martines, Anita Placenti, Agnese Rosa Amaduri, Carmelo Tramontana e Giovanna Zisa (Università di Catania), Sandra Carapezza (Università di Milano), Stefano Dilorenzo, Cecilia Marchetti e Elisabetta Menetti (Università di Modena e Reggio Emilia), Maria Cristina Figorilli, Valentina Leone e Michela Maria Palumbo (Università della Calabria), Luisa Mirone e Annalisa Nacinovich (ADI-SD), Teresa Nocita (Università dell’Aquila), Enrico Ricceri (Università Kore di Enna) e Lucia Rodler (Università di Trento). 

A seguire è intervenuto Andrea Manganaro, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Catania, presidente nazionale dell’ADI-SD e responsabile del progetto Rac.Contami. Nel suo intervento, oltre a ringraziare la direttrice del Disum, la prof.ssa Stefania Rimini, «una studiosa delle forme della contaminazione dalla storia del cinema al teatro e da italianista contemporaneista, con prospettive sulla comparatistica», ha ricordato il valore civile del lavoro universitario evidenziando che «l’ateneo catanese è l’università più a sud d’Italia e abbiamo un mandato che è civile, oltre che professionale: stabilire ponti reali e lavorare per la trasmissione di un’eredità alle nuove generazioni». 

«Dal senso del progetto Rac.Contami deriva il legame forte con la scuola e con l’ADI-SD – ha aggiunto il prof. Andrea Manganaro – in un rapporto dichiaratamente paritario, ed è proprio da questo dialogo che è nata la Giornata della Letteratura 2025, promossa dal Centro per il libro e la lettura e dall’ADI-SD, dedicata quest’anno a Boccaccio e all’arte del novellare, dal Medioevo al Novecento contemporaneo».

La due giorni del convegno si sono confermate, dunque, come uno spazio di confronto che rimette al centro il racconto, non solo come oggetto di studio, ma come pratica culturale fondamentale: raccontare e ascoltare, oggi più che mai, significa continuare a scambiare esperienze.

Studiose e studiosi che sono intervenuti al convegno

Studiose e studiosi che sono intervenuti al convegno

Il progetto d’ateneo “Rac.Contami”

Il progetto d’Ateneo Rac.Contami - Il RACconto nella Letteratura italiana: forme della CONTAMInazione, coordinato da Andrea Manganaro, è nato per contribuire alle finalità concordate dal gruppo di ricerca interuniversitario Il racconto nella Letteratura italiana, avvalendosi delle competenze proprie degli italianisti dell'Università di Catania. 

Il gruppo di ricerca interuniversitario è stato costituito con un protocollo d'intesa tra le università di Catania, Bologna, Milano, Modena-Reggio Emilia, Napoli Federico II, L'Aquila, Calabria, Trento, e Strasburgo per favorire la collaborazione scientifica di studiose e di studiosi del racconto nella Letteratura italiana dalle origini alla contemporaneità

«Si è scelto volutamente di usare il termine “racconto” nella denominazione del progetto, e non tanto “novella”, in quanto più appropriato per la maggior parte dei secoli della nostra tradizione, ma non per la modernità, sebbene ripreso significativamente da Verga e Pirandello nelle loro innovative raccolte, Novelle rusticane e Novelle per un anno – spiega il prof. Manganaro - “Racconto”, inoltre, indica anche la narrazione, l’atto del narrare». 

«Il progetto Rac.Contami intende indagare la secolare tradizione del racconto o novella, con particolare riguardo alla contaminazione tra le forme quali la fiaba, il poema cavalleresco, la trattatistica, i generi teatrali – ha aggiunto il docente -. È propria del racconto l’alta propensione a contaminarsi con altre forme, ibridandosi con elementi di diversa provenienza. Il progetto intende privilegiare l’attenzione su alcuni autori e periodi: il Trecento (Boccaccio), il Cinquecento (ma anche il Seicento, col Pentamerone di Basile), e l’Otto-Novecento; studiare il rapporto tra testo e macrostruttura (cornice o raccolta); approfondire la riflessione storico-teorica sul racconto». 

«Obiettivo fondamentale del progetto è anche promuovere l'uso del racconto nella pratica dell’insegnamento della letteratura a scuola e anche all’università – ha precisato il prof. Manganaro -. Il racconto, la novella, con la loro sostanziale brevità, si pongono infatti in una relazione di omologia con i tempi rapidi ed episodici della fruizione della letteratura in classe». 

Il team di ricerca di Unict con il prof. Andrea Manganaro

Il team di ricerca di Unict con il prof. Andrea Manganaro

Da italianista, qual è la novella che ogni studente dovrebbe leggere almeno una volta nella vita?

«Le novelle, o racconti, della Letteratura italiana, e non solo, possono essere molto diversi perché diverse sono le relazioni tra gli uomini nel corso del tempo e differenti, in un’apparente continuità, sono le forme letterarie che le rappresentano – ha spiegato il prof. Andrea Manganaro -. Consiglierei pertanto, non per una ragione quantitativa, ma qualitativa, più novelle, rappresentative dei diversi secoli. Il Decameron di Boccaccio, testo fondante della tradizione novellistica europea, andrebbe di per sé letto integralmente. Non è una raccolta di novelle, ma un libro, e ogni novella non può non essere compresa pienamente se non come parte di un libro». 

«Agli studenti di Letteratura italiana del corso di Filologia moderna indico pertanto la lettura integrale del Decameron – aggiunge -.  Suggerirei però a ogni studente, anche liceale, di leggere almeno la prima e l’ultima novella del Decameron: Ser Ciappelletto (I, 1) e la Griselda (X, 10). E la novella di Andreuccio da Perugia (II, 5), quella di Guido Cavalcanti (VI, 9), quella di Masetto da Lamporecchio (III, 1), Tancredi e Ghismunda (IV,1). Difficile, impossibile, fermarsi nella scelta di un testo di questo straordinario libro perché ogni novella rinvia a un’altra».

«Per l’Ottocento – aggiunge il professore – in cui ormai il rapporto tra novella e cornice (tipico della tradizione decameroniana) muta in quello tra racconto e raccolta, senza alcun dubbio, suggerisco Rosso malpelo, La roba e Libertà, paradigmatici testi di Giovanni Verga. E non certo perché siciliano, ma perché uno dei più grandi rappresentanti del realismo europeo».

Un momento del convegno

Un momento del convegno

C’è un consiglio che darebbe agli studenti che vogliono avvicinarsi allo studio della novella o della letteratura italiana in generale?

«Un solo consiglio per lo studio della novella: abbandonarsi, in primo luogo, al piacere della lettura delle novelle – spiega il prof. Andrea Manganaro –. E non necessariamente partendo dal Decameron (che è sicuramente testo più arduo, per la diversità dell’italiano trecentesco, e la complessità del periodare). Si può benissimo partire dai testi a noi più vicini nel tempo: dalle Novelle per un anno di Pirandello, ad esempio, o dalle Rusticane di Verga. Dalla lettura può muovere lo studio, l’attività interpretativa. A partire dal momento stesso in cui ci si confronta, in una comunità. E la prima comunità ermeneutica è la classe (a scuola o all’università). Purché ci sia un docente di Letteratura che sappia porsi come mediatore e che sappia appassionare gli studenti».

Perché il racconto è ancora uno strumento didattico così efficace e cosa può offrire agli studenti di oggi?

«Il racconto, la novella, con la loro sostanziale brevità, si pongono in una relazione di omologia con i tempi rapidi ed episodici della fruizione della letteratura in classe – precisa il prof. Andrea Manganaro –. Il progetto Rac.Contami intende anche segnalare l'esigenza di recuperare la capacità di raccontare, e di ascoltare, e con essa, la possibilità di “scambiare esperienze”. Anche per questa ragione, è stato adottato il titolo sintetico Rac.Contami. Per indicare l'indagine sul racconto e la contaminazione di forme, ma anche per significare l'invito alla narrazione, e all'ascolto, delle esperienze».

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