L'indagine AlmaLaurea 2026 racconta una generazione che ottiene voti elevati, investe nelle esperienze formative sul campo e raggiunge livelli occupazionali sempre più solidi nel medio periodo
Il Rapporto AlmaLaurea sui Percorsi di laurea 2026 fotografa lo stato dell’arte della formazione e dell’occupazione dei laureati delle università siciliane.
In particolar modo le performance formative di circa 335 mila laureati del 2025 di 81 università: 195 mila laureati di primo livello, 107 mila dei percorsi magistrali biennali e 33 mila a ciclo unico.
Il Rapporto di AlmaLaurea sugli Esiti occupazionali della laurea ha analizzato circa 700 mila laureati, di 81 università, di primo e secondo livello del 2024, 2022 e 2020 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
L'indagine ha analizzato nel dettaglio i percorsi formativi di 19.413 laureati del 2025 e gli esiti occupazionali di ben 34.230 dottori della Sicilia, offrendo un prezioso confronto con le medie nazionali.
Chi sono i laureati in Sicilia? Cittadinanza, provenienza e background
La comunità accademica siciliana si conferma fortemente legata al territorio, ma con crescenti spinte all'apertura. Nel 2025 si sono contati 11.226 laureati di primo livello, 5.399 magistrali biennali e 2.788 a ciclo unico.
Guardando al profilo degli studenti emerge che la quota di laureati di Cittadinanza estera coinvolge il 2,5% del totale dei laureati. La quota varia dall'1,8% dei triennali al 4,7% dei magistrali biennali, fino all'1,3% dei corsi a ciclo unico. (A livello nazionale, il dato totale è del 5,6%).
Provenienza geografica: Il 4,2% dei laureati proviene da fuori regione (3,7% triennali, 5,1% magistrali biennali e 4,4% ciclo unico), a fronte di una media italiana complessiva del 23,9%.
Background scolastico: Domina la preparazione liceale, che interessa il 78,2% dei laureati totali (76,5% tra i triennali, 75,5% tra i magistrali biennali e un picco del 90,8% nei cicli unici). I diplomati tecnici rappresentano il 16,2% (18,2% triennali, 16,9% magistrali biennali, 6,9% ciclo unico), mentre la restante parte possiede un titolo professionale o estero.

La riuscita negli studi: età, regolarità e voti eccellenti
Gli studenti siciliani dimostrano una notevole brillantezza nei risultati finali, sebbene permanga qualche anno di ritardo nell'immatricolazione iniziale.
Età media alla laurea: È di 25,9 anni complessivi. Nel dettaglio, si laureano a 24,6 anni i triennali, a 28,0 anni i magistrali biennali e a 27,0 anni i laureati a ciclo unico.
In corso: Più della metà dei laureati (57,2%) termina l’università nei tempi previsti. La regolarità tocca il 55,0% tra i triennali, il 65,3% tra i magistrali biennali e il 50,5% per il ciclo unico.
Voto medio di laurea: L'Isola brilla con una media di 105,4 su 110 (calcolando la lode come 113), superando la media nazionale di 102,8. Nello specifico: 103,0 per i triennali, 109,6 per i magistrali biennali e 106,9 per i cicli unici.

Esperienze sul campo: tirocini, Erasmus e lavoro durante gli studi
La formazione all'interno delle università siciliane non si limita alle sole lezioni in aula, ma si arricchisce notevolmente con attività sul campo, registrando in molti casi percentuali superiori alla media nazionale.
Il vero fiore all’occhiello della regione è rappresentato dai tirocini curriculari riconosciuti dal corso di studi, che hanno coinvolto complessivamente il 71,6% dei laureati siciliani, un dato nettamente superiore al 60,9% della media italiana. Nel dettaglio, ha svolto un tirocinio il 74,3% degli studenti dei corsi triennali e il 61,3% di quelli a ciclo unico. Per quanto riguarda i laureati magistrali biennali, la quota si attesta al 71,1%, ma balza addirittura all'87,5% se si considerano anche coloro che hanno effettuato il tirocinio durante il precedente percorso triennale.
Più contenuto, ma comunque significativo, è il dato relativo alle esperienze di studio all'estero (come il programma Erasmus), vissute complessivamente dall'8,8% dei laureati della regione (a fronte del 10,2% nazionale). Questa opportunità ha riguardato il 7,1% dei triennali e il 14,9% dei laureati a ciclo unico. Tra i magistrali biennali, la percentuale è del 9,2% per il solo biennio, ma sale al 12,3% includendo chi è partito per l'estero già durante la prima laurea triennale.
Emerge, infine, il profilo di un corpo studentesco fortemente impegnato: quasi un laureato su due (49,4%) ha svolto un'attività lavorativa durante gli studi universitari. Questa condizione di studente-lavoratore ha interessato il 48,0% degli iscritti ai corsi triennali, il 38,0% di quelli a ciclo unico e ben il 58,1% dei laureati magistrali biennali, restando comunque al di sotto della media nazionale che si attesta al 68,0%.

Soddisfazione alle stelle per l'esperienza universitaria
L’indice di gradimento espresso dai ragazzi nei confronti dei nostri Atenei è altissimo. Quasi la totalità dei laureati valuta positivamente il proprio percorso: l’89,7% si dichiara complessivamente soddisfatto dell’esperienza universitaria; l’88,7% promuove il rapporto con il corpo docente; l’84,4% apprezza le attività didattiche svolte; l’82,1% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso.
Alla domanda "Vi iscrivereste di nuovo?", il 74,4% sceglierebbe lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 7,4% cambierebbe corso pur rimanendo fedele all'università.

Il mercato del lavoro: i laureati triennali a un anno dal titolo
Cosa succede dopo la laurea di primo livello? L’Indagine ha coinvolto 10.214 laureati triennali del 2024 contattati ad un anno dal titolo (nel 2025).
La stragrande maggioranza dei triennali siciliani del 2024 (73,2%) sceglie di proseguire gli studi con una magistrale. A un anno dal titolo, il 72,6% risulta iscritto all'università, principalmente nello stesso ateneo (71,4%). Isolando invece quel 24,5% che ha deciso di immettersi direttamente nel mercato del lavoro senza iscriversi ad altri corsi.
Il tasso di occupazione: Raggiunge il 74,3% (contro l'81,2% nazionale), con una disoccupazione al 14,6%.
L’inizio dell'attività: Il 69,7% ha iniziato a lavorare solo dopo la laurea, il 16,1% ha proseguito il lavoro precedente e il 14,0% lo ha cambiato.
La tipologia contrattuale: Il 33,5% ha un contratto a tempo indeterminato, il 34,9% a tempo determinato e il 12,7% lavora in proprio. Il part-time coinvolge il 22,8% (di cui il 14,7% è involontario).
La retribuzione ed Efficacia: Lo stipendio medio mensile netto è di 1.413 euro. Il 69,2% considera il titolo efficace o molto efficace per l'impiego trovato, e il 60,8% usa in misura elevata le competenze universitarie.
Laureati di secondo livello: la fotografia a un anno dal titolo
I laureati di secondo livello del 2024 contattati ad un anno dal titolo sono 7.734 (di cui 4.924 magistrali biennali e 2.810 magistrali a ciclo unico), quelli del 2020 contattati a cinque anni sono 8.509 (di cui 4.809 magistrali biennali e 3.700 magistrali a ciclo unico).
A dodici mesi dal traguardo della laurea specialistica, i dati offrono uno spaccato interessante e diversificato tra chi ha scelto un percorso magistrale biennale e chi ha concluso un ciclo unico. Nel complesso, il tasso di occupazione — che include sia le attività lavorative standard sia quelle di formazione retribuita — si attesta al 73,8%. A fare da traino sono i laureati a ciclo unico con il 78,6%, seguiti dai magistrali biennali al 71,3%. Sul fronte opposto, il tasso di disoccupazione calcolato sulle forze di lavoro è del 13,2%, evidenziando una forbice netta tra le due tipologie di studio: la percentuale sale infatti al 16,2% per i percorsi biennali, mentre si contrae sensibilmente al 7,3% per i cicli unici.
Analizzando la storia lavorativa degli occupati, emerge che la maggior parte (66,8%) ha fatto il proprio ingresso nel mercato del lavoro solo dopo il conseguimento del titolo. Una dinamica, questa, particolarmente evidente tra i laureati a ciclo unico (80,2%) rispetto ai magistrali biennali (59,0%). C'è poi un 19,0% complessivo che ha preferito dare continuità al lavoro iniziato prima della laurea (quota che tocca il 25,4% tra i biennali e scende al 7,9% nei cicli unici) e un 14,0% che ha invece cambiato impiego (15,4% per i biennali e 11,8% per i cicli unici).
Guardando alla stabilità contrattuale, lo scenario si presenta variegato. Il 24,7% degli occupati totali gode di un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, una percentuale che nei percorsi magistrali biennali raggiunge il 30,9% ma si ferma al 14,1% nel ciclo unico. Per contro, i contratti a tempo determinato interessano il 29,4% della platea (27,6% per i biennali e 32,5% per i cicli unici), mentre l’attività in proprio (liberi professionisti, imprenditori o lavoratori autonomi) viene intrapresa dal 7,9% degli occupati, registrando il 7,0% tra i biennali e il 9,6% nei cicli unici.
Un altro elemento centrale è il ricorso al part-time, che coinvolge il 20,5% dei lavoratori (il 23,6% dei magistrali biennali e il 15,2% dei cicli unici). Tuttavia, per la maggior parte di loro non si tratta di una preferenza autonoma: solo il 7,2% lavora a tempo parziale per scelta, mentre per il 13,3% si parla di part-time involontario. Dal punto di vista economico, la retribuzione mensile netta si aggira in media sui 1.409 euro, con i laureati a ciclo unico che percepiscono buste paga mediamente più alte (1.483 euro) rispetto ai colleghi dei magistrali biennali (1.366 euro).
Il giudizio sul valore del proprio percorso di studi resta ampiamente positivo. Ben il 75,3% degli occupati ritiene che la laurea conseguita sia efficace o molto efficace per l'attività che sta svolgendo, un dato che tocca un eccezionale 92,5% nel ciclo unico e si attesta al 65,3% nei biennali. In linea con questa percezione, il 66,0% dichiara di utilizzare in misura elevata sul posto di lavoro le competenze acquisite all'università, una valorizzazione che si conferma ancora una volta più marcata tra i laureati a ciclo unico (80,1%) rispetto a quelli dei percorsi biennali (57,8%).

La stabilità nel lungo periodo: lo scenario a cinque anni dal titolo
A cinque anni dal conseguimento della laurea di secondo livello, l'orizzonte occupazionale dei laureati del 2020 si consolida in modo straordinario, mostrando la piena maturazione dei percorsi universitari nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione complessivo compie un balzo in avanti e raggiunge l’eccellente quota del 93,1%. Anche in questo caso si registra una leggera discrepanza positiva a favore dei percorsi a ciclo unico, che toccano il 94,8%, rispetto ai magistrali biennali, che si attestano comunque su un solido 91,7%. Parallelamente, l'indice di disoccupazione crolla drasticamente a un fisiologico 3,5% complessivo, distribuendosi tra il 4,8% dei laureati biennali e il ristrettissimo 2,0% di chi ha completato un ciclo unico.
Questa crescita non è solo quantitativa, ma si riflette nettamente sulla qualità e stabilità dei contratti. Gli occupati che possono contare su una posizione a tempo indeterminato salgono al 45,0%. In questo specifico indicatore, i magistrali biennali registrano una performance notevole superando la metà della platea con il 52,4%, mentre nei cicli unici la percentuale si ferma al 36,6%. Per contro, l'impiego a tempo determinato si riduce sensibilmente interessando appena il 18,8% dei lavoratori totali (il 22,9% tra i biennali e il 14,2% nei cicli unici). Cresce in modo importante anche la quota di chi sceglie la strada dell'attività in proprio — come liberi professionisti, lavoratori autonomi o imprenditori — che assorbe il 15,6% degli occupati totali, con un'incidenza maggiore nei corsi a ciclo unico (18,6%) rispetto ai magistrali biennali (13,0%).
Un ulteriore segnale di stabilizzazione arriva dalla drastica riduzione del lavoro part-time, che a cinque anni dal titolo coinvolge appena il 7,8% degli occupati (il 9,9% per i biennali e il 5,5% per i cicli unici). Diminuisce anche la componente legata alla precarietà: solo il 4,7% si trova in un regime di part-time involontario, mentre il 3,1% adotta il tempo parziale per una propria scelta personale. Sul fronte economico, questo consolidamento si traduce in buste paga decisamente più ricche: le retribuzioni medie mensili nette salgono fino a 1.775 euro. Nel dettaglio, i laureati a ciclo unico percepiscono in media 1.874 euro al mese, a fronte dei 1.688 euro guadagnati dai colleghi dei percorsi biennali.
Il tempo conferma e rafforza il valore legale e culturale della formazione ricevuta. L’84,5% degli occupati valuta la laurea conseguita come efficace o molto efficace per l'attività lavorativa che svolge quotidianamente. Questo forte senso di utilità del titolo si attesta al 77,4% tra i magistrali biennali e raggiunge un plebiscitario 92,5% tra i laureati a ciclo unico. Coerentemente con questo giudizio, il 72,3% dichiara di mettere a frutto le proprie fatiche accademiche, utilizzando in misura elevata nel proprio impiego le competenze acquisite durante gli anni universitari, una percentuale che vede ancora una volta in testa i cicli unici con l'80,2% seguiti dai magistrali biennali al 65,2%.
Settori e mobilità geografica (a 5 anni)
Dove si inseriscono i dottori magistrali? Il 52,3% lavora nel settore pubblico, il 45,0% nel privato e il 2,6% nel terzo settore. I servizi assorbono la quota maggioritaria (87,9%), seguiti dall'industria (11,0%) e dall'agricoltura (0,8%).
Infine, sul fronte geografico, il 65,3% riesce a rimanere a lavorare nella regione dell'ateneo, il 32,6% si sposta in un'altra regione d'Italia e l'1,9% sceglie la strada dell'estero. Un forte segnale di radicamento che premia il tessuto produttivo locale e la qualità della vita dell'Isola.