“L’autonomia non può essere una rendita simbolica”

Al convegno promosso dall’Università di Catania, il professor Vincenzo Antonelli, in occasione degli 80 anni dello Statuto speciale della Regione, rilancia il tema come esercizio concreto di democrazia, responsabilità e sviluppo. Al centro del dibattito le sfide del presente: giovani, partecipazione, Mediterraneo, coesione sociale e qualità delle istituzioni

Alfio Russo

«L’autonomia non può essere considerata soltanto un insieme di competenze o di regole giuridiche: è la proiezione istituzionale di una comunità, della sua storia e della sua capacità di costruire il proprio futuro». È attorno a questa riflessione che il professor Vincenzo Antonelli ha costruito la relazione introduttiva del convegno La Sicilia nel mondo che cambia, in occasione degli 80 anni dello Statuto speciale della Regione Siciliana.

Un convegno promosso dal Dipartimento di Scienze politiche e sociali e dalla Scuola Superiore dell’Università di Catania, con la direzione scientifica dei professori Vincenzo Antonelli e Ida Nicotra, presidente della Ssc.

Il docente ha spiegato, in apertura della sua relazione nell’aula magna di Palazzo Pedagaggi, che «il titolo scelto per il convegno non mette al centro soltanto lo Statuto come testo normativo, ma la Sicilia nel suo complesso: la sua società, le sue trasformazioni, le sue fragilità e le sue potenzialità». «Per questo - ha chiarito - l’iniziativa non nasce con finalità celebrative, ma come occasione di riflessione critica sul presente e sul futuro dell’autonomia regionale».

Secondo il prof. Antonelli, ordinario di Diritto amministrativo e pubblico al Dipartimento di Scienze politiche e sociali, «il contesto attuale è profondamente diverso da quello del 1946, anno in cui lo Statuto è stato approvato pochi giorni prima del referendum istituzionale che avrebbe sancito la nascita della Repubblica». «Globalizzazione, transizioni energetiche e digitali, cambiamenti climatici, flussi migratori e nuove tensioni geopolitiche impongono oggi una rilettura dell’autonomia siciliana alla luce delle sfide contemporanee», ha aggiunto.

Da qui la scelta di un approccio interdisciplinare che coinvolge studiosi delle università siciliane, esperti di diritto costituzionale e amministrativo, comparatisti, scienziati della politica e rappresentanti della società civile. «Il futuro dell’autonomia – ha osservato Antonelli – deve nascere da un confronto ampio sulla società siciliana e sui suoi bisogni reali. L’obiettivo non è limitarsi all’analisi delle criticità, ma raccogliere idee e proposte per fare dell’autonomia uno strumento di sviluppo, tutela dei diritti, efficienza amministrativa e coesione sociale».

Il prof. Vincenzo Antonelli

Il prof. Vincenzo Antonelli

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle nuove generazioni, con il coinvolgimento di trenta giovani studiosi chiamati a presentare contributi e proposte. «Interrogarsi sul futuro della Sicilia – ha sottolineato – significa innanzitutto coinvolgere i giovani e valorizzarne competenze e capacità progettuali».

Nel suo intervento il docente ha insistito soprattutto sul rapporto tra autonomia e democrazia. «L’autonomia è un tema democratico – ha affermato – perché si fonda sulla partecipazione, sulla responsabilità e sulla capacità di una comunità di scegliere il proprio destino». «La qualità dell’autonomia coincide con la qualità della democrazia: non un privilegio o una rendita simbolica, ma un esercizio concreto di autogoverno e responsabilità politica», ha aggiunto.

«L’autonomia – ha precisato il prof. Antonelli - non si contrappone all’unità nazionale ma la rafforza, valorizzando le differenze territoriali come risorsa comune. In questa prospettiva l’insularità non deve significare isolamento, bensì apertura, dialogo e cooperazione nel Mediterraneo e in Europa. La Sicilia continua, infatt,i a offrire un contributo fondamentale alla Repubblica attraverso i valori dell’accoglienza, della solidarietà e del dialogo tra culture».

Da qui la necessità di andare oltre il semplice dibattito sulle modifiche allo Statuto: «La vera questione – ha spiegato – è capire come l’autonomia possa tornare a essere partecipazione democratica, capacità amministrativa e leva di sviluppo». Per questo, riprendendo il pensiero del costituzionalista Antonio Ruggeri, Antonelli ha richiamato «la necessità di costruire una vera “cultura dell’autonomia” capace di coinvolgere istituzioni e società civile».

Nel finale della relazione, il docente ha richiamato le parole pronunciate nel 1979 da Piersanti Mattarella davanti al presidente Sandro Pertini, ricordando l’immagine di una “Sicilia profondamente cambiata e cresciuta rispetto al passato, ma ancora segnata da forti contraddizioni: accanto ai progressi economici e sociali persistono arretratezza, carenze nei servizi pubblici e difficoltà nella convivenza civile” oltre agli ostacoli rappresentati “dalla presenza della mafia e dalla debolezza del tessuto sociale e istituzionale”. “Per superare queste criticità – diceva Mattarella - occorre una responsabilità collettiva, fondata sia sull’azione delle istituzioni sia sull’impegno concreto dei cittadini”.

«Parole che - ha osservato Antonelli -, restano ancora oggi attuali e che conducono inevitabilmente alla memoria del 23 maggio 1992, della strage di Capaci e del sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro».

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

La Sicilia davanti alla sfida del cambiamento

Nel convegno promosso dall’Università di Catania per gli 80 anni dello Statuto speciale siciliano, una riflessione articolata sul presente e sul futuro dell’autonomia regionale è stata offerta da Ida Nicotra, Pietro Signoriello, Enrico Trantino, Luigi Renna e Francesca Longo. Tra bilanci storici, autocritica istituzionale e prospettive di rilancio, hanno affrontato temi centrali come il ruolo della politica, la necessità di infrastrutture e innovazione, la fuga dei giovani, la responsabilità delle classi dirigenti e la posizione strategica della Sicilia nel Mediterraneo.

Ad aprire i lavori è stata la presidente della Scuola Superiore di Catania, Ida Nicotra, che ha ricordato «il valore storico dello Statuto speciale siciliano, approvato nel 1946 ancora prima della nascita della Costituzione italiana». La docente ha definito quello Statuto «un documento moderno per i tempi, capace già allora di individuare strumenti per il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dell’isola». Accanto all’importanza simbolica dell’anniversario, la presidente della Scuola Superiore di Catania ha però evidenziato anche «le criticità rimaste irrisolte, a partire dalla mancata attuazione di alcune norme fondamentali». 

In questo quadro la prof.ssa Nicotra ha indicato «nella fiscalità di sviluppo recentemente approvata dalla Regione una possibile occasione di rilancio, auspicando che il confronto accademico possa contribuire a costruire nuove prospettive per la Sicilia». 

Sul tema della formazione e della permanenza dei giovani nell’isola, la docente ha sottolineato «come università e istituzioni debbano lavorare per creare condizioni concrete affinché studenti e laureati possano restare in Sicilia non solo per studiare, ma anche per costruire il proprio futuro professionale». «Si combatte lo spopolamento – ha osservato – soltanto rendendo questa terra più vivibile e offrendo opportunità adeguate ai sogni e alle competenze delle nuove generazioni».

La docente Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania

La docente Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania

Il prefetto Pietro Signoriello, invece, ha proposto una riflessione più ampia sul significato dell’autonomia siciliana, spiegando di averne compreso pienamente il valore soprattutto «lavorando in Regioni a statuto ordinario, dove l’autonomia differenziata rappresenta ancora oggi un tema di forte dibattito politico e istituzionale». 

«La Sicilia è stata un laboratorio anticipatore del regionalismo italiano, ottenendo uno statuto speciale prima ancora dell’entrata in vigore della Costituzione – ha detto il prefetto -. Una condizione che avrebbe dovuto fare dell’isola un modello avanzato di autonomia». 

Soffermandosi sul tema del rapporto tra Stato e territori, Signoriello ha evidenziato come «nel tempo è cambiato anche il ruolo delle prefetture, passate da una funzione prevalentemente di controllo a una logica di collaborazione e sussidiarietà». Guardando al futuro, il prefetto ha invitato a considerare «la Sicilia non come una realtà destinata semplicemente ad adattarsi ai cambiamenti globali, ma come una terra capace di anticiparli e guidarli grazie alla propria identità multiculturale e alla posizione strategica nel Mediterraneo». «Siamo un’isola – ha detto – ma siamo anche in grado di costruire ponti, ponti capaci di unire e di proiettare la Sicilia verso il futuro».

Il prefetto Pietro Signoriello

Il prefetto Pietro Signoriello

Molto critico l’intervento del sindaco di Catania Enrico Trantino che ha ripercorso «le occasioni mancate dell’autonomia siciliana», sostenendo che «lo Statuto speciale avrebbe potuto rappresentare uno straordinario strumento di sviluppo ma che, nel tempo, sia stato spesso piegato a logiche assistenzialistiche e clientelari». 

Il primo cittadino ha richiamato alcune dinamiche storiche legate al Mezzogiorno, evidenziando come «l’autonomia non è riuscita nel tempo a produrre pienamente i risultati sperati proprio a causa della debolezza della politica e della mancanza di una visione collettiva» e ha criticato apertamente alcuni meccanismi dell’Assemblea regionale siciliana, soffermandosi in particolare «sul voto segreto che continua a ostacolare processi decisionali realmente orientati all’interesse pubblico». 

Nel suo intervento non sono mancati riferimenti culturali e letterari alla Sicilia e al tema della “subalternità”, utilizzati per sottolineare come spesso «l’isola abbia finito per accettare passivamente dinamiche che ne hanno limitato lo sviluppo». Da qui l’invito rivolto a istituzioni e cittadini a recuperare «uno spirito di unità e responsabilità comune evitando che anche questa occasione di confronto si trasformi nell’ennesima opportunità perduta».

Il sindaco Enrico Trantino

Il sindaco Enrico Trantino

Sul rapporto tra autonomia, politica e responsabilità morale si è soffermato l’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, che ha richiamato un documento dei vescovi siciliani del 1996 dedicato ai cinquant’anni dello Statuto speciale. «Molte delle criticità denunciate allora sono ancora attuali – ha detto -: una politica incapace di riformarsi fino in fondo, il peso del clientelismo e il difficile rapporto tra gestione del potere e bene comune». 

E citando il cardinale Pappalardo, l’arcivescovo Renna ha ricordato come già «negli anni Novanta la Chiesa siciliana aveva denunciato con chiarezza le responsabilità della classe dirigente e i legami opachi tra politica e criminalità organizzata». Per mons. Renna «il problema non è mai stato l’autonomia in sé, ma l’incapacità di utilizzarla come strumento di crescita collettiva». 

A seguire ha allargato la riflessione al contesto internazionale, osservando come «il Mediterraneo oggi è attraversato da tensioni e conflitti che impongono alla Sicilia di guardare sempre più all’Europa e al dialogo internazionale». Altro tema centrale per Renna è la formazione civica e politica. «Solo costruendo una nuova cultura della responsabilità - ha concluso -, sarà possibile dare finalmente pieno significato all’autonomia siciliana».

Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania

Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania

A chiudere gli interventi introduttivi è stata la direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Francesca Longo, che ha chiarito come «il convegno non abbia finalità celebrative, ma analitiche e propositive». 

«È fondamentale – ha detto la docente - il ruolo dell’università come luogo di elaborazione critica e di costruzione di competenze da mettere al servizio della società e della governance pubblica». 

Nel suo intervento ha insistito sul concetto di responsabilità collegato all’autonomia: «Essere autonomi significa essere responsabili del proprio destino». E non a caso ha contestato «la tradizionale narrazione immobilista della Sicilia sintetizzata dal paradigma del Gattopardo» ricordando che «il cambiamento investe comunque la società, indipendentemente dalla volontà politica di affrontarlo». 

«In quest’ottica – ha detto - anche la “non decisione” rappresenta una scelta politica e una rinuncia alla responsabilità di governare i processi di trasformazione. Credo che dal confronto accademico possano emergere nuove idee e buone pratiche capaci di restituire all’autonomia siciliana una funzione moderna ed efficace, soprattutto in relazione al ruolo che la Sicilia è chiamata a svolgere nel Mediterraneo contemporaneo».

La prof.ssa Francesca Longo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali

La prof.ssa Francesca Longo, direttrice del Dipartimento di Scienze politiche e sociali

I lavori prevedono tre sessioni tematiche — “L’autonomia siciliana e la società”, “L’autonomia siciliana e le Istituzioni” e “L’autonomia siciliana nel palcoscenico globale” — e la tavola rotonda conclusiva “Quale futuro per l’autonomia siciliana?”, con l’obiettivo di favorire un dialogo costruttivo tra mondo accademico, istituzioni, società civile e sistema produttivo. 

I lavori della tavola rotonda Quale futuro per l’autonomia siciliana? - in programma venerdì 22 maggio, nella ex Cappella di Villa San Saverio, sede della Scuola Superiore di Catania in via Valdisavoia 9 – saranno aperti dalla professoressa Ida Nicotra che introdurrà gli interventi del sovrintendente del Teatro Bellini di Catania Giovanni Cultrera di Montesano, del presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania Roberto Di Bella, del presidente di Sicilbanca Giuseppe Di Forti, il rettore dell’Università di Catania Enrico Foti, il portavoce del Forum del Terzo Settore della Sicilia Giuseppe Montemagno, il presidente della Conferenza Episcopale Siciliana Antonino Raspanti, e il già presidente di Confindustria Sicilia Gaetano Vecchio

A moderare l’incontro sarà il direttore de “La Sicilia”, Antonello Piraneo.

Il convegno si concluderà nel pomeriggio di venerdì con una sessione dedicata a studenti, studentesse e giovani studiosi, chiamati a presentare proposte e visioni per il futuro della Sicilia nell’ambito di una call for papers promossa dagli organizzatori.

Back to top