Le donne dimenticate della storia tornano protagoniste

Al Coro di Notte la prorettrice Lina Scalisi parla del suo volume “Potere e sentimento” e del ruolo delle donne nel Rinascimento, con riflessioni tra passato e presente: “Solo riscoprendo il loro ruolo possiamo comprendere davvero il passato”

Irene Persano

“Le donne non facevano notizia. Ho voluto studiare la storia dalla loro parte perché il loro giusto valore venga riconosciuto”. Con queste parole ha esordito Lina Scalisi, ordinaria di Storia moderna e prorettrice dell’Università di Catania, in occasione della presentazione del volume Potere e sentimento. Strategie matrimoniali nel Rinascimento italiano (Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2023).

Ad introdurre l’evento è stato Dario Stazzone, presidente dell’Associazione culturale Dante Alighieri che ha promosso l’appuntamento, svoltosi al Coro di notte “Giancarlo Magnano San Lio” del Monastero dei Benedettini.

“Tendiamo a confondere la storia con la memoria, ma la memoria, spesso, è fragile e ingannevole, poiché non si fonda su una lettura rigorosa delle fonti – ha sottolineato la professoressa Lina Scalisi –. In più, troppo frequentemente, le donne restano escluse dalla nostra memoria collettiva. Proprio per questo, il mio intento con questo volume è stato quello di offrire al lettore uno strumento di analisi imparziale, capace di condurlo verso una prospettiva innovativa e più autentica del passato". 

"Un passato - ha aggiunto - che non dobbiamo considerare diviso in piccole o grandi storie, ma come un'unica Storia attraversata da ponti che si intrecciano e in cui ogni vicenda dialoga con le altre ed epoche diverse si riflettono e si richiamano tra loro; una “Storia” in cui le donne ebbero un ruolo importante nella costruzione del potere”. 

La prorettrice Lina Scalisi si è quindi soffermata sul libro, incentrato su due vertici geografici dell’Italia rinascimentale – dalla corte dei Gonzaga a Mantova fino ai domini dell’aristocrazia siciliana – muovendosi lungo una genealogia femminile che seppe custodire patrimoni e tessere strategie politiche, assumendo ruoli tradizionalmente maschili quando mariti e figli partivano, spesso senza ritorno, al servizio dell’imperatore Carlo V nei teatri di guerra europei. Di alcune restano i nomi e frammenti di storia; di altre sopravvive appena un’eco.

In foto da sinistra i docenti Dario Stazzone e Lina Scalisi

In foto da sinistra i docenti Dario Stazzone e Lina Scalisi

Eppure, queste donne si trovarono al crocevia di una complessa rete di relazioni politiche, italiane e sovranazionali, tra l’inizio del Quattrocento e gli anni Quaranta del Cinquecento, tra il nord della Penisola, la Napoli aragonese ed una Sicilia ancora estranea al pieno controllo castigliano.

“La storia di Susanna Gonzaga è particolarmente significativa - ha raccontato la docente -, una giovane sposa di Pietro II Cadorna che, quando il marito partì al servizio dell’imperatore, non solo amministrò i ricchi beni, ma creò un vero centro culturale di riferimento per l’epoca. Grazie a lei la corte di Collesano fiorì ma, al tempo, anche la corte che tenne a Napoli insieme alla sorella Dorotea, sposata con un Acquaviva d’Aragona, altro grande lignaggio meridionale”.

“Il periodo d’oro dei Gonzaga avvenne nei secoli in cui l’Italia era divisa non solo dalle guerre d’Italia che contrapposero i francesi agli spagnoli prima dell’affermazione di questi ultimi – ha aggiunto -, ma anche da una sottomissione allo straniero che sarebbe durata per secoli. Pur in una Penisola lacerata politicamente, la cultura letteraria e artistica fu un baluardo d’aggregazione e di appartenenza per gli italiani. Una cultura che non rimase indifferente ai grandi movimenti culturali e religiosi del tempo – ha proseguito la prof.ssa Lina Scalisi – in un mondo che mutava rapidamente confini e confessioni e che fu, irrimediabilmente, segnato dalla riforma protestante e dalla controriforma cattolica”.

In foto da sinistra i docenti Dario Stazzone e Lina Scalisi

In foto da sinistra i docenti Dario Stazzone e Lina Scalisi

“Accadde allora che le strategie matrimoniali cambiarono, poiché la monarchia imperiale degli Asburgo comprese che occorreva rafforzare legami tra la nobiltà spagnola e italiana, con una riduzione della dimensione ‘nazionale’ ”.

“C’è un parallelismo tra l’Italia di ieri e l’Europa contemporanea – ha concluso la docente -, anche oggi ci sono una grande divisione politica, le guerre, le forti incertezze. Nonostante tutto, l’Europa è unita dalla storia e dalle arti. La cultura è il ponte che ci salverà”.

“Dovremmo scommettere tutto sulla condivisione culturale”, ha spiegato Dario Stazzone in chiusura di incontro. “Non dobbiamo trasformare l’amore per la nostra arte in un chiuso nazionalismo, siamo tutti connessi in qualche modo – ha aggiunto -. La guerra di ieri diventa l’inflazione di oggi. La storia è una catena senza fine, di cui è nostro dovere ricordare gli anelli”.

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