Il centro Genus del Disum ha organizzato due Giornate di studio sulle “personagge”, tra critica femminista, rappresentazione delle donne e nuove prospettive per riflettere insieme a studenti e studentesse sulle dinamiche di genere nella produzione della cultura
Chi decide quali storie meritano di essere raccontate e quali voci sono destinate a restare ai margini? Nella letteratura, la rappresentazione delle donne è da sempre anche una questione di potere, identità e libertà. Dalle scrittrici a lungo dimenticate alle protagoniste che sfidano le convenzioni sociali, riscoprire le figure femminili disobbedienti significa interrogarsi non soltanto sul passato, ma anche sugli stereotipi e sulle disuguaglianze che attraversano ancora la cultura contemporanea.
È da questa prospettiva che, nell’aula “Coro di Notte”, esperti del settore hanno dato vita al convegno dal titolo Disobbedienti. Donne ribelli e sovversive nella letteratura tra oriente e occidente, organizzato dal centro di studi di genere Genus del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania, in collaborazione con un gruppo di ricerca interdisciplinare che coinvolge studiose e studiosi di comparatistica e di diverse letterature, tra cui quella italiana, francese, giapponese, inglese e angloamericana.
Al centro delle due giornate di lavori, «la figura della donna disobbediente nella produzione letteraria dall’Ottocento a oggi», come ha spiegato la professoressa Stefania Arcara docente di Letteratura inglese al Disum, soffermandosi sulle prospettive di ricerca e sulle implicazioni culturali e politiche del progetto.
Studenti e studentesse presenti all'incontro
Dalla critica femminista alle voci rimaste ai margini
La prof.ssa Stefania Arcara, nel suo intervento, si è soffermata su Virginia Woolf e sul contributo degli studi di genere e delle teorie politiche femministe del Novecento. Un approccio che ha messo in dialogo letteratura, linguaggio e arti visuali, per indagare le modalità attraverso cui le donne sono state raccontate, rappresentate o escluse.
Prima ancora di parlare di sensibilizzazione, la docente ha sottolineato che «è necessario riconoscere la marginalizzazione storica delle donne nella letteratura, una condizione che, seppure in parte mutata, continua a manifestarsi anche oggi».
Un riferimento centrale è Una stanza tutta per sé, il celebre saggio di Virginia Woolf che riflette sulle condizioni materiali e culturali necessarie affinché una donna possa dedicarsi alla scrittura. Sebbene nel corso del Novecento l’accesso femminile alla cultura sia cresciuto, le autrici continuano a ricevere una visibilità limitata e a essere meno rappresentate nel canone letterario, nonché nei programmi scolastici e universitari.
In questo contesto si inserisce la critica letteraria femminista, sviluppatasi sulla scia del Movimento di liberazione delle donne degli anni Settanta, che ha contribuito a riportare alla luce opere e autrici trascurate, mettendo in discussione i canoni tradizionali e i meccanismi di esclusione.
Una ricerca che non si limita alla ricostruzione storica, ma assume consapevolmente una dimensione politica. «Non esiste un sapere neutro, oggettivo. Ogni sapere presuppone un posizionamento ideologico e politico. Noi dichiariamo il nostro posizionamento politico perché ce n’è ancora bisogno», ha affermato la prof.ssa Arcara.
Le relatrici dell'incontro
Le “personagge”, protagoniste di una nuova prospettiva
«Il convegno inaugura due giornate di studio dedicate alle “personagge” disobbedienti: figure femminili ribelli e sovversive nella letteratura contemporanea occidentale e orientale», ha spiegato in apertura la professoressa Maria Rizzarelli, ordinaria di Critica letteraria e letterature comparate e organizzatrice dell’incontro.
La prima sessione è stata dedicata agli aspetti teorici e alla scelta stessa del termine “personaggia” («categoria critica a sua volta disobbediente»), utilizzato per rendere esplicita la marcatura di genere dei personaggi femminili, riflettere sulla non neutralità della loro rappresentazione e richiamare l’attenzione sul significato politico della loro presenza all’interno delle pagine dei romanzi.
Una scelta linguistica che invita a interrogarsi su chi occupa lo spazio della narrazione, su quali identità vengono valorizzate e su quali, invece, restano invisibili.
Le protagoniste disobbedienti diventano così una chiave di lettura per esplorare le forme di resistenza alle convenzioni, le possibilità di autodeterminazione e il rapporto tra identità femminile e società. Non si tratta soltanto di analizzare personagge letterarie, ma di comprendere come le storie contribuiscano a costruire l’immaginario collettivo e a consolidare, oppure a mettere in discussione, modelli culturali e stereotipi.
Un momento dell'incontro
Educare allo sguardo critico attraverso la letteratura
Riflettere sulle “personagge” significa anche offrire a studentesse e studenti strumenti per leggere la realtà con maggiore consapevolezza. «La letteratura, infatti, non è uno spazio neutro – ha evidenziato la prof.ssa Maria Rizzarelli – le scelte narrative, il linguaggio e la visibilità riconosciuta alle protagoniste femminili riflettono dinamiche sociali e rapporti di potere».
«Promuovere questa riflessione tra le giovani generazioni permette di sviluppare uno sguardo critico sulle questioni di genere e comprendere il valore della ribellione quando diventa affermazione della propria libertà», ha aggiunto.
Il progetto del centro Genus si propone dunque di coniugare ricerca accademica e responsabilità culturale, riportando al centro autrici e figure femminili a lungo marginalizzate e aprendo nuove prospettive di lettura. Perché dare spazio alle voci silenziate non significa soltanto riscrivere la storia della letteratura: significa interrogare il presente e contribuire a costruire una cultura plurale, consapevole e inclusiva.