Anche quest’anno la Sds di Ragusa ha portato a compimento l’accordo di traduzione stipulato con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico
Anche quest’anno la Struttura Didattica Speciale di Ragusa ha portato a compimento l’accordo di traduzione in lingue orientali delle tragedie della stagione classica di Siracusa stipulato con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
La prima intesa - stipulata nel 2023 tra il presidente della Sds Ragusa, Stefano Rapisarda, e la consigliera delegata dell’Inda Siracusa, Marina Valensise -, mirava a promuovere le competenze orientalistiche della sede ragusana ponendole al servizio di un’istituzione di altissimo livello internazionale come l’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
“Il primo contatto con l’Inda è avvenuto nel quadro della mediazione linguistica e culturale – spiega il prof. Stefano Rapisarda -. La nostra sede decentrata si occupa di Mediazione culturale in un contesto peculiare, quello della frontiera d’Europa. La provincia di Ragusa è più a sud di Tunisi, e noi siamo l’università più a sud d’Europa, se tracciamo una linea siamo più a sud di Cadice e della Ionia, se escludiamo Malta che è d’altronde la nostra isola frontaliera. Forse sino a quel momento la mediazione riguardava più il lato orientale dell’Europa. Dalla fine degli anni 90 la pressione inizia a sud. I nostri corsi nascono nel momento storico in cui per la prima volta in Italia si sente parlare di Pozzallo, Lampedusa, Cara di Mineo, centri di accoglienza, Frontex”.
“Con la consigliera delegata Valensise ci siamo subito ritrovati sul tema del potere che le grandi narrazioni tragiche hanno di fungere da ponti tra culture, parlando alla contemporaneità – prosegue il presidente della Sds Ragusa -. Nel senso che possono fungere da mediatori di cultura, per capire gli altri e capire noi stesso attraverso le somiglianze, le affinità ma anche le differenze. In questo quadro ci siamo avvicinati al classico partendo dalla figura di Antigone”.

Il teatro greco di Siracusa (foto: Fondazione Inda)
“Ricordiamo brevemente che la tragedia di Sofocle narra la vicenda di Antigone, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice, pur contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte, che l'ha vietata con un decreto – aggiunge Rapisarda -. Polinice, infatti, è morto assediando la città di Tebe, comportandosi come un nemico: non gli devono quindi essere resi gli onori funebri. Il tema è quindi quello della scissione tra pietà individuale e legge dello Stato”.
“Il nostro primo progetto di mediazione ha riguardato le Antigoni in America Latina, la cui situazione politica tra gli anni 70-90 del Novecento ha ispirato a vari scrittori teatrali del Continente sudamericano un momento di ricerca intorno a vera o presunta affinità, quella tra la Tebe di Antigone e la situazione politica degli anni 80-90 in America Latina”, ha spiegato il docente dell’ateneo catanese.
“In questa prospettiva abbiamo promosso e pubblicato il libro di Karin Chirinos Bravo, un esperimento di traduzione di quattro versioni di Antigone attualizzate nella situazione sudamericana del tempo, nelle quali drammaturghi sudamericani fanno interagire Antigone con il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla e delle madri de mayo, ma anche coi vari bolivarismi, con Sendero luminoso, con il Venezuela di Maduro – sottolinea l’ordinario di Filologia e linguistica romanza -. Qui viene a saldarsi l’incontro con l’Inda, il momento in cui Marina Valensise ci propone le traduzioni in lingue non europee dei libretti della stagione tragica di Siracusa”.

Il prof. Stefano Rapisarda, presidente della Sds di Ragusa
“Abbiamo iniziato col giapponese - ha proseguito la consigliera delegata dell’Inda Siracusa, Marina Valensise - perché eravamo in contatto con Naomi Sasaki, una bravissima italianista giapponese esperta di musica barocca italiana del Seicento, in particolare di madrigali. Naomi ha tradotto Aiace di Sofocle, Ippolito di Euripide, e una commedia latina, il Miles Gloriosus di Plauto. Nell’adattare queste antiche storie occidentali in giapponese, ha dovuto operare varie scelte stilistiche, che abbiamo lasciato alla sua libera determinazione di scrittrice”.
“Nella traduzione di Aiace, per esempio, – continua Rapisarda –, la Sasaki ha enfatizzato tramite un espediente lessicale l’importanza dei riti funebri nell’antica Grecia e la affinità con omologhi riti giapponesi. Il personaggio di Teucro, che esprime gratitudine verso i defunti e si assume la responsabilità di proteggere il corpo del fratello caduto, ha ricordato alla Sasaki le concezioni tradizionali giapponesi sul funerale”.
“C’è un antico detto giapponese (mura hachi bu) che indica una forma di ostracismo sociale praticata nelle comunità tradizionali – spiega il docente -. Letteralmente significa 'otto parti su dieci del villaggio', e si riferisce al fatto che una persona che si fosse macchiata di una grave colpa nei confronti della comunità veniva esclusa dalla maggior parte delle attività sociali, tranne in due occasioni: i funerali e gli incendi. Quindi anche le famiglie colpite da ostracismo in caso di grave violazione di norme della comunità, era ignorate e isolate dal villaggio, tranne il caso in cui scoppiasse un incendio nella loro casa o un lutto colpisse la famiglia. L’espressione mura hachi bu rende quindi perfettamente comprensibile al lettore giapponese il sentimento di Antigone e Teucro”.

La consigliera delegata dell’Inda Siracusa, Marina Valensise
“Quest’anno - conclude Valensise - nella complessa e tragica vicenda della sponda orientale del Mediterraneo, abbiamo pensato di promuovere la traduzione congiunta, in lingua araba e in lingua ebraica, dell’Elettra e dell’Edipo a Colono di Sofocle, e della Lisistrata di Aristofane. Le traduzioni sono state realizzate congiuntamente da Giuseppina Marigo e Jonathan Fine, a Tel Aviv e Gerusalemme, per i testi ebraici, e Layth Sameer Abdulwahab Alassaf, che ha lavorato da Napoli alla traduzione dei testi in arabo. È un’iniziativa che valorizza il dialogo tra le culture del Mediterraneo, e che in questo momento così tormentato assume un particolare valore civile”.
“Jonathan Fine nella bruciante attualità della sua Lisistrata ha adoperato formule attualizzanti del dibattito politico in atto, come la formula del "Nitzahon mukhlat", cioè la vittoria assoluta, da lui usata ironicamente nel quadro dello sciopero delle donne – continua la delegata dell’Inda -. Giuseppina Marigo ha tradotto Sofocle con grande finezza e Layth al Assaf, che da solo si è fatto carico delle tre traduzioni in arabo, si è prodigato per trovare soluzioni e adattamenti , nella dimensione del sacro, con il problema del tradurre gli dèi in una lingua monoteista”.
“Qua mi fermo non senza dare un importante annuncio – aggiunge la Valensise -. La casa editrice University Press dell'Università di Napoli L’Orientale vorrebbe realizzare una collana dedicata appositamente ad accogliere i nostri testi alla fine della stagione teatrale, per farli rivivere in una collana scientifica annotata e accompagnata da questo tipo di riflessione traduttologica. Ci auguriamo che ciò si realizzi in un’intesa a tre tra la Sds Ragusa, la University Press dell'Università di Napoli L’Orientale e l’Istituto Nazionale del Dramma Antico”.