L’eredità fruttuosa del ‘preside’ Giarrizzo

Lo storico catanese, per un trentennio alla guida della Facoltà di Lettere e Filosofia, è stato ricordato ai Benedettini nel decennale della sua scomparsa. In questa occasione è stato ufficialmente presentato anche il nuovo Center for the History of Power

Mariano Campo

«Quella luce accesa fino a tardi nel suo studio ai Benedettini. Quella porta sempre socchiusa, mai chiusa del tutto, che era un invito al dialogo, all’incontro, alle domande». È così che Stefania Rimini, docente di Cinema, Fotografia e Televisione e oggi nuova direttrice del dipartimento di Scienze umanistiche, ricorda il ‘preside’ Giarrizzo. A lui si deve gran parte dell’eredità ideale e culturale dell’attuale dipartimento, erede diretto della storica Facoltà di Lettere e Filosofia che Giuseppe Giarrizzo guidò dal 1968 al 1999.

A Giarrizzo va inoltre il merito — condiviso con l’architetto Giancarlo De Carlo e con un gruppo appassionato di docenti e tecnici dell’Ateneo — di aver restituito all’Università e alla città il monumentale Monastero di San Nicolò l’Arena, il celebre “tempio benedettino” immortalato da Federico De Roberto nei Vicerè.

La ‘casa’ delle Scienze umanistiche si deve alla sua opera visionaria, tuttavia sempre concreta e lucida: lo ha ricordato il rettore Enrico Foti, sottolineando che «questa azione non fu un mero restauro, ma un atto di restituzione alla comunità di un patrimonio identitario, trasformandolo in una leva di crescita per l’intera Sicilia».

La prorettrice Lina Scalisi e il rettore Enrico Foti

La prorettrice Lina Scalisi e il rettore Enrico Foti

Alla figura e all’opera di Giuseppe Giarrizzo è stata dedicata lo scorso 28 novembre, nel decennale della sua scomparsa, una intensa giornata di studi dal titolo Un’eredità fruttuosa: Giuseppe Giarrizzo, la storia, il territorio. L’iniziativa, promossa dall’Ateneo e dal Dipartimento, è stata realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania — rappresentata dalla presidente Lina Scalisi, prorettrice dell'Ateneo, e dal vicedirettore Rosario Antoci — e con la Fondazione “Giuseppe e Maria Giarrizzo”, nella persona del figlio Claudio.

«Il professor Giarrizzo non fu solo un accademico di spicco – ha ricordato il rettore, condividendo alcuni ricordi personali – ma un intellettuale di statura europea: le sue ricerche sull’Illuminismo meridionale e sul Mediterraneo hanno accresciuto il prestigio dell’Università di Catania nel panorama internazionale».

«Impossibile dimenticare la sua figura, il suo carisma e la sua naturale autorevolezza – ha aggiunto la direttrice Rimini –. Giarrizzo aveva fatto dello studio e della ricerca una vera forma di vita. A noi, suoi ‘eredi’, spetta ora il compito di aggiornare la sua visione, restando fedeli al principio che più di tutti ci ha trasmesso: coniugare la storia con il territorio, generando quella energia creativa e quella resilienza che lui seppe innescare».

«Alla sua scomparsa non possiamo né dobbiamo rassegnarci – ha affermato la prof.ssa Scalisi –. Giarrizzo ci ha insegnato che la scienza storica non si arresta mai: continua a spingerci indietro nel tempo e dentro i fatti, per cercare le ragioni e le radici degli eventi e dei processi, non per giudicare, ma per comprendere e distinguere, con rigore, il vero dal falso e persino dal verosimile».

«Gran parte del patrimonio librario e documentale di mio padre – ha ricordato Claudio Giarrizzo – è oggi conservata nella biblioteca del Disum e nell’Archivio storico dell’Ateneo, dove continua a essere studiata e approfondita anche da giovani ricercatori. È emozionante ritrovare, in occasioni come questa, molte delle persone che ebbero con lui rapporti personali e professionali significativi. Ma è altrettanto importante ricordare il legame speciale che aveva con i giovani, che incoraggiava sempre a seguire con decisione il proprio percorso. In questa prospettiva si inseriscono quasi tutte le attività promosse dalla Fondazione insieme al Disum e all’Abact, e in particolare il premio a lui dedicato per le ricerche dottorali in Scienze storiche, aperto a studiosi italiani e stranieri».

Così, tassello dopo tassello — includendo anche il richiamo alla sua intensa e costante attività pubblicistica sulle pagine del quotidiano La Sicilia, definita «un perenne dialogo con la città di Catania», della quale fu anche assessore all’Urbanistica e vicesindaco per una breve stagione — è stato ricomposto il quadro completo della sua “eredità fruttuosa”.

«Tirando le somme – ha aggiunto la prof.ssa Scalisi – il cuore del suo lascito è lo sguardo al futuro con cui osservava il mondo mentre studiava il passato. Uno sguardo che ha trasmesso ai suoi allievi nelle lunghe conversazioni, nelle letture dei saggi, nei seminari e nei dibattiti, accompagnando generazioni di studiosi nelle loro ricerche. Da lui veniva sempre l’invito a esercitare l’intelligenza critica, a non fermarsi alle banalità del presente e a cogliere le sfide della contemporaneità per comprendere meglio il passato».

«Per Giarrizzo non bisognava mai arrendersi, ma essere consapevoli del proprio valore – ha concluso la prorettrice -. Questa lezione di coraggio, lucidità e capacità di analisi è, credo, il dono più generoso che ci ha lasciato: un’eredità che oggi rivive nelle iniziative che portiamo avanti, non solo in ricordo del suo nome, ma anche del suo talento e della sua visione della storia come motore della società».

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

A condensare il senso dell’intera giornata è stata la proiezione del docufilm Il Sud non ha bisogno di lacrime, dedicato alle riflessioni di Giarrizzo su Sud, storia e territorio: una vera e propria biografia intellettuale per immagini, realizzata — come ha ricordato il vicedirettore Antoci — dal corso di Cinema dell’Accademia di Belle Arti.

«Il Sud non ha bisogno di lacrime è un titolo che gli sarebbe piaciuto molto — osserva la storica catanese —. Giarrizzo rifiutava l’idea di un Mezzogiorno incapace di essere protagonista della modernità. Questa terra non ha bisogno di assistenzialismo: è ricca, fertile, e capace — con le sue intelligenze e le sue energie — di ribaltare il paradigma di una regione immobile o “gattopardesca”. Per tutta la vita ha combattuto questi stereotipi, criticando duramente politici, intellettuali e figure pubbliche che non hanno saputo mettere il proprio impegno civile al servizio di un futuro più giusto e sostenibile per la Sicilia e per il Mezzogiorno».

Prima della lectio magistralis di Franco Lo Piparo, docente emerito dell’Università di Palermo, dal titolo Sicilia isola continentale. Psicoanalisi di un’identità, è stato presentato ufficialmente il nuovo centro di ricerca CHISPO (Center for the History of Power – Fondazione Giarrizzo / Università di Catania), diretto dalla prof.ssa Scalisi e coordinato dal dott. Giacomo Santoro.

«Il Center for the History of Power — ha spiegato Santoro — è un centro di ricerca internazionale nato dall’iniziativa di studiose e studiosi formatisi o attivi all’Università di Catania, appartenenti a generazioni diverse, e dalle loro collaborazioni interdisciplinari con ricercatori e istituzioni italiane e straniere. L’obiettivo è dare continuità alla tradizione catanese di studi sulla “storia del potere”, aprendola a prospettive più ampie e inclusive, capaci di rispondere alle domande di storia che la società contemporanea ci pone per immaginare il futuro».

«Le iniziative in programma sono già numerose — ha concluso —: un seminario su Poteri, spazi, conflitti dedicato alle identità collettive e alla costruzione dello spazio pubblico della modernità; un progetto interdisciplinare che unisce storia, medicina e paleopatologia con studiosi come Gino Fornaciari; e un workshop internazionale che riunirà giovani ricercatori provenienti da tre continenti».

un momento dei lavori

Un momento dei lavori

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