«L’esempio di uno solo, una speranza per tutti»

Daniela Ferrarello, referente del Di3A per il Polo Universitario Penitenziario, ripercorre il cammino di Giuseppe Bellia, primo laureato detenuto Unict, dal diploma alla laurea

Daniela Ferrarello

Ho conosciuto Giuseppe Bellia nove anni fa nella Casa circondariale di Catania Bicocca, dove insegnavo matematica. Era un mio studente dell’istituto alberghiero “K. Wojtyla” e con la matematica abbiamo cominciato da capo. Sin dall'inizio, infatti, ha manifestato una grande voglia di studiare sodo e di dare un senso agli anni che inevitabilmente aveva da scontare all’interno del carcere. 

Mentre era mio studente, tra le altre attività, ha partecipato al progetto “Vietato non toccare”, finanziato dall’allora Ministero dell’Istruzione (oggi MIM) come guida di una mostra di matematica ubicata presso il carcere di Bicocca aperta a studenti e docenti liberi, che ha dato seguito a una pubblicazione scientifica indicizzata su SCOPUS, di cui è coautore. 

Si è diplomato all’istituto alberghiero con 100/100. Ho assistito al suo esame orale di maturità, un momento emozionante perché non tutti i giorni capita di sentire un detenuto ringraziare lo stato per avergli permesso di studiare e quindi poter diventare una persona migliore. 

Giuseppe Bellia, infatti, sin dall’inizio ha ritenuto che la chiave di volta per potersi riscattare e costruire una persona migliore da restituire alla società risiedesse proprio nello studio. 

Con questo spirito si è immatricolato nell’anno accademico 2022/2023 al corso di laurea in Scienze e tecnologie per la ristorazione e la distribuzione degli alimenti mediterranei, studiando in un contesto difficile e dimostrando quella buona volontà e quella determinazione che oggi lo hanno portato alle soglie della laurea, dopo un percorso di studi brillante, costellato di esami in cui spesso (ero presente) ha ricevuto i complimenti da parte dei docenti.

Studiare in carcere richiede una grande organizzazione e la sinergia di molti attori, dalla Direzione del carcere e l’area educativa, all’area della sicurezza, oltre che all’organizzazione didattica della parte universitaria. Se è riuscito a completare questo percorso è anche perché è riuscito a conquistarsi la fiducia da parte di tutti questi attori, che hanno creduto nella sua capacità di crearsi una seconda possibilità dopo gli errori commessi nel passato. 

Non a caso oggi tutti questi attori sono coinvolti non solo formalmente ma anche personalmente in questo evento (la sua laurea), tanto che ciascuno per la propria parte sta facendo tutto il possibile perché il suo percorso di studi si concluda nel modo migliore e più possibile vicino alla “festa” di laurea che gli studenti liberi di solito hanno e forse anche qualcosa in più: la dott.ssa Emilia Spuches, referente del Polo Universitario dentro l’Istituto penitenziario, e la prof.ssa Daniela Ferrarello, responsabile del Polo per il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente di Unict, si sono rese disponibili ad accompagnarlo al Dipartimento per la seduta di laurea, il magistrato di sorveglianza, dott. Andrea Cannata, ha dato loro fiducia, ma soprattutto l’ha data allo studente, permettendogli di partecipare.

E, infine, la casa di reclusione di Augusta che ogni giorno lo hanno visto studiare e sostenere esami.

La dott.ssa Nina Spina, tutor designata da Unict, che lo ha seguito in tutto il suo percorso universitario, gli regala una corona di alloro. Il direttore del Di3A, prof. Mario D’Amico, partecipa personalmente e mette a disposizione la sala riunioni della Direzione per lo scambio di auguri. 

La segreteria amministrativa di ateneo si mette a disposizione per fargli avere in tempi brevi la pergamena. I referenti del Polo, i docenti Maria Teresa Consoli e Fabrizio Siracusano, ma anche il rettore Enrico Foti, si rendono disponibili a partecipare alla seduta di laurea come commissari. 

Tutti noi crediamo in lui e riteniamo che Giuseppe Bellia abbia tutte le carte in regola per poter rientrare nella società nel migliore dei modi. Del resto, il tasso di recidiva dei detenuti italiani (dal 60% al 68%) crolla drasticamente a meno del 2% per i detenuti laureati. E siamo quindi fiduciosi, come Ateneo, nel pensare che nella formazione degli stude-tenuti stiamo investendo per avere una società con un ladro in meno, uno spacciatore in meno, e così via.

Forse un solo detenuto laureato e recuperato può sembrare poco … Ma l’esempio di uno solo è speranza per tutti. 

La docente Daniela Ferrarello con lo studente Giuseppe Bellia

La docente Daniela Ferrarello con lo studente Giuseppe Bellia

Back to top