L'etica del governo urbano: quattro amministratori a confronto

Al Centro Universitario Teatrale incontro con i sindaci Enrico Trantino, Fabio Roccuzzo, Danilo Lo Giudice e il prefetto Santi Giuffrè, nell'ambito del laboratorio interdisciplinare "Etica e scelte di vita"

Chiara Racalbuto

Cos'è l'etica? Da sempre la filosofia morale si interroga su ciò che rende un'azione giusta o sbagliata, su come dovremmo agire e sui princìpi che dovrebbero orientare le nostre scelte. 

Da un lato c'è chi, sulla scia di Immanuel Kant, sostiene che il valore morale di un'azione risieda nell'agire per dovere, secondo principi universalmente validi, indipendentemente dalle conseguenze. Dall'altro, la tradizione utilitarista di Jeremy Bentham e John Stuart Mill giudica una scelta in base ai suoi effetti: un'azione è giusta se produce il massimo benessere possibile per il maggior numero di persone.

Chi amministra una città, però, difficilmente può ricondurre le proprie decisioni a una sola di queste prospettive. Governare significa tenere insieme princìpi e risultati, legalità e responsabilità, coscienza personale e interesse pubblico: un equilibrio tutt'altro che scontato, sospeso tra ciò che è giuridicamente corretto e ciò che appare moralmente giusto. 

È proprio in questa tensione che si colloca l'incontro L'etica del governo urbano, che ha riunito al Centro Universitario Teatrale il sindaco di Catania Enrico Trantino, il sindaco di Caltagirone Fabio Roccuzzo, il sindaco di Santa Teresa di Riva Danilo Lo Giudice e il prefetto Santi Giuffrè, attualmente commissario straordinario del Comune di Paternò. 

L’incontro si inserisce nel percorso avviato dal Laboratorio interdisciplinare Etica e scelte di vita, promosso congiuntamente dai dipartimenti di Ingegneria Civile-Industriale e Architettura (Dicar), di Economia e Impresa (Dei) e di Scienze Umanistiche (Disum) dell'Università di Catania. Nato dall'incontro tra saperi scientifici, tecnologici e umanistici, il Laboratorio ha proposto un modello di formazione fondato sul dialogo tra università, professioni, imprese e istituzioni, con l'obiettivo di riportare la riflessione etica al centro dei processi decisionali che attraversano la vita pubblica e privata.

A moderare il dialogo, la professoressa Lina Scalisi, prorettrice dell’Università di Catania, che ha coordinato il progetto insieme alle docenti Agata Matarazzo (Dei), Rosaria Musumeci (Dicar) e Simona Scattina (Disum), con il contributo di Rossella Pezzino de Geronimo (amministratrice Dusty, imprenditrice, fotografa ed artista).

L'obiettivo, ha spiegato la prorettrice in apertura, non era restare sul piano teorico, ma mettere i partecipanti all’incontro di fronte a chi l'etica pubblica la vive ogni giorno, tra pressioni, scelte scomode e responsabilità concrete. 

I relatori

I relatori

Enrico Trantino: «La legalità non può essere negoziabile»

Ad aprire il confronto è stato il sindaco di Catania, Enrico Trantino, che ha sviluppato una riflessione sul rapporto tra politica, legalità e fiducia dei cittadini. Secondo Trantino, uno dei compiti fondamentali di chi governa è riaffermare il valore delle regole anche quando questo comporta decisioni impopolari. 

L'azione amministrativa, ha osservato, non può essere orientata dalla ricerca del consenso a ogni costo, ma deve perseguire l'interesse generale attraverso comportamenti coerenti e trasparenti.

Da qui la convinzione che il primo dovere di un amministratore sia garantire il rispetto delle regole senza lasciarsi condizionare dalle convenienze del momento. 

Il sindaco ha osservato come i cittadini chiedano controlli rigorosi quando subiscono un torto, salvo invocare comprensione quando le verifiche riguardano loro stessi. Una contraddizione con cui chi governa è chiamato a confrontarsi quotidianamente e che rende ancora più delicato il compito di applicare le norme con equilibrio e coerenza.

Per spiegare il significato della legalità, Trantino ha richiamato un'immagine semplice ma efficace: il bracciolo della poltrona di un aereo o di un cinema condiviso tra due persone. Se una occupa più spazio, inevitabilmente la sottrae all'altro. Allo stesso modo, parcheggiare sul marciapiede, occupare uno stallo riservato alle persone con disabilità o ignorare le regole significa comprimere i diritti degli altri cittadini. 

Le norme, ha sottolineato, non rappresentano quindi un esercizio di autorità, ma lo strumento attraverso cui si tutela l'equilibrio della convivenza civile.

l sindaco ha poi raccontato due episodi di cambiamento sociale concreto: la riqualificazione di un campo sportivo a San Cristoforo nell'ambito del "Decreto Caivano bis" e la storia di un ragazzo di Librino scoperto da un'associazione del Terzo Settore per le sue capacità matematiche, il cui padre — proveniente da un contesto criminale — si è commosso davanti ai progressi del figlio. 

Episodi che per Trantino dimostrano come oggi, grazie al lavoro congiunto di istituzioni, scuola, università, magistratura e Terzo Settore, sia possibile offrire ai giovani l’opportunità di una vita diversa.

Lo Giudice: «La competenza è il primo strumento di un amministratore»

L'intervento del sindaco di Santa Teresa di Riva, Danilo Lo Giudice, ha posto al centro il rapporto tra competenza, responsabilità e fiducia dei cittadini.

Partendo dalla propria esperienza amministrativa, Lo Giudice ha osservato come una comunità giudichi innanzitutto un'amministrazione dalla capacità di garantire ordine e pulizia, ma nessuno dei due si costruisce senza la collaborazione dei cittadini: «Non esiste un numero di vigili sufficiente a garantire il rispetto delle regole se manca la collaborazione della comunità».

Tra gli esempi richiamati figura la trasformazione della gestione del Ferragosto sul lungomare di Santa Teresa di Riva. Negli anni, grazie a un lavoro continuo dell'amministrazione, della Polizia municipale, delle associazioni e dei volontari, una situazione caratterizzata da degrado e abusivismo è stata progressivamente sostituita da un modello fondato sul rispetto degli spazi pubblici e sulla partecipazione della comunità.

Secondo Lo Giudice, però, la qualità più importante per chi governa resta la competenza. Un sindaco è chiamato quotidianamente a confrontarsi con urbanistica, lavori pubblici, bilanci, servizi sociali, ambiente e sicurezza. Per questo motivo deve conoscere le norme, comprendere gli atti che firma e saper individuare anche le criticità che non emergono immediatamente da una pratica amministrativa. Solo così è possibile evitare errori che, pur commessi in buona fede, potrebbero compromettere la correttezza dell'azione pubblica.

L'esperienza maturata durante il ciclone Harry ha rappresentato uno dei passaggi più significativi del suo intervento. Davanti a un'emergenza senza precedenti, ha raccontato, l'amministrazione ha dovuto assumere decisioni rapide, anticipando risorse e avviando interventi urgenti prima ancora dell'arrivo dei finanziamenti. 

Parallelamente è stato costruito un dialogo costante con la cittadinanza attraverso aggiornamenti quotidiani e un coinvolgimento diretto dei volontari, trasformando la ricostruzione in un impegno collettivo. È proprio in questi momenti, ha concluso, che si costruisce la fiducia nelle istituzioni.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Giuffrè: «L'etica si misura nella qualità dell'organizzazione»

Il prefetto Santi Giuffrè ha affrontato il tema dell'etica da una prospettiva diversa rispetto a quella degli amministratori locali, soffermandosi sul funzionamento della macchina pubblica e sull'importanza dell'organizzazione amministrativa.

L'etica, ha spiegato, non può rimanere una semplice dichiarazione di principio, ma deve tradursi in comportamenti concreti, procedure trasparenti e modelli organizzativi capaci di garantire imparzialità ed efficienza. È proprio l'organizzazione amministrativa il luogo in cui i princìpi prendono forma e diventano azione quotidiana.

Richiamando l'esperienza maturata nelle prefetture e nelle gestioni commissariali, Giuffrè ha osservato come il cambiamento non coincida con l'arrivo di nuove persone ai vertici dell'ente, ma con la capacità di modificare il metodo di lavoro e la cultura amministrativa

Alcuni dipendenti si adeguano subito; altri — che Giuffrè chiama «i dormienti» — ritrovano finalmente l'occasione di valorizzare competenze rimaste inespresse.

Le strutture dunque restano le stesse, ma possono cambiare profondamente quando si introducono criteri di responsabilità, trasparenza e valorizzazione del merito.

Un altro tema centrale è stato quello della credibilità personale di chi ricopre incarichi pubblici. Nei piccoli comuni, dove amministratori e cittadini si conoscono direttamente, anche i comportamenti individuali assumono un valore istituzionale. La coerenza, la correttezza e la capacità di mantenere sempre una netta distanza da situazioni opache rappresentano, secondo Giuffrè, condizioni indispensabili per rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Il prefetto ha, infine, richiamato il valore del buon senso nell'azione amministrativa. Pur ribadendo il rispetto rigoroso delle norme, ha sottolineato come esistano situazioni nelle quali la semplice applicazione meccanica delle procedure non sia sufficiente a rispondere ai bisogni reali delle persone. Governare significa allora saper coniugare legalità, responsabilità e capacità di valutazione, mantenendo sempre come riferimento l'interesse generale della comunità.

Roccuzzo: «Governare significa anche indicare una visione»

A chiudere il confronto è stato il sindaco di Caltagirone, Fabio Roccuzzo, che ha proposto una riflessione sul rapporto tra amministrazione pubblica e identità della comunità.

La fiducia, ha osservato, nasce anche dalla capacità di un'amministrazione di esprimere una visione riconoscibile della città. Governare non significa soltanto gestire servizi o realizzare opere pubbliche, ma anche assumersi la responsabilità di indicare un orizzonte culturale e civile.

Ha ricordato la scelta di dichiarare Caltagirone città della pace e antifascista, l'organizzazione del Pride locale — oggi capace di coinvolgere migliaia di persone — e l'investimento sui temi dell'accoglienza e della multiculturalità: scelte non condivise da tutti, ma che per Roccuzzo rientrano nella responsabilità di chi amministra un cambiamento. 

«Se ci sono riuscito saranno i cittadini a giudicarlo. Se, invece, non ci sono riuscito, avrò comunque la serenità di sapere di aver amministrato secondo i miei princìpi», ha affermato il sindaco.

Secondo Roccuzzo, un amministratore deve avere il coraggio di assumere decisioni identitarie anche quando queste non garantiscono un consenso immediato. 

Il rapporto di fiducia con la cittadinanza si costruisce infatti attraverso la coerenza, la trasparenza e la capacità di mantenere gli impegni assunti, senza rinunciare ai propri valori per inseguire il consenso del momento.

Le esperienze raccontate dai relatori hanno messo in luce che amministrare significa misurarsi ogni giorno con decisioni complesse, nelle quali legalità, competenza, responsabilità e capacità di ascolto devono trovare un equilibrio. 

Il confronto ha offerto l’occasione di osservare da vicino in che modo l'etica pubblica si traduca nella pratica quotidiana del governo delle città: non un insieme di princìpi astratti, ma un esercizio continuo fatto di scelte difficili, assunzione di responsabilità e costruzione della fiducia.

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