Al Dipartimento di Economia e Impresa il confronto promosso dalla scuola di formazione politica «Conoscere per decidere». Gli interventi di Gentiloni, Sapienza e Cuccia delineano le sfide di un’Unione chiamata a riscoprire la propria identità sociale e strategica
Si dice spesso che l’Unione Europea sia un gigante economico ma un nano politico. Eppure, osservando il dibattito emerso al Palazzo delle Scienze, sede del Dipartimento di Economia e Impresa dell'Università di Catania, durante l’incontro Il ruolo della UE tra interessi nazionali e necessità di protagonismo globale, l'impressione è quella di un organismo in profonda trasformazione che cerca di scrollarsi di dosso questa etichetta. Il workshop, quarto appuntamento della scuola di formazione politica Conoscere per decidere, ha messo a confronto visioni storiche, economiche e geopolitiche per analizzare la capacità dell’Europa di restare protagonista in un ordine mondiale che appare sempre più frammentato e privo di punti di riferimento stabili.
L’evento si è aperto con la proiezione di un estratto dell’intervento di Paolo Gentiloni, già commissario europeo, il quale ha delineato il perimetro di un’epoca segnata da una successione di crisi globali senza precedenti. Richiamando le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz — «non siamo in guerra ma non siamo neanche in pace» — Gentiloni ha descritto la rottura dell’ordine mondiale seguito alla fine del secolo scorso, un tempo dominato dall’illusione di una globalizzazione armoniosa e di un'energia a buon mercato assicurata dal rapporto con la Russia.
Oggi, quella stagione di ottimismo è archiviata dall’invasione dell’Ucraina e dalle nuove tensioni in Medio Oriente, che impongono all'Europa una brusca presa di coscienza. Gentiloni ha evidenziato come l’Ue debba oggi reagire non solo alla minaccia russa, ma anche alla dura guerra commerciale avviata dall’amministrazione americana, caratterizzata dall’imposizione di dazi doganali. «La missione di oggi — ha sottolineato l’ex premier — è trasformare la forza del mercato unico in un ruolo geopolitico ambizioso», lodando la capacità dell’Unione di siglare nuovi accordi commerciali con partner come India e Australia per ridurre le dipendenze strategiche.
Il professore Rosario Sapienza, ordinario di Diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Catania, ha approfondito le ragioni di questa fragilità strutturale, rintracciandole nelle origini stesse del processo di integrazione post-bellico. Il confronto mai sopito tra la visione britannica, orientata alla mera cooperazione tra stati sovrani, e quella francese, favorevole a una vera integrazione politica di tipo federale, continua a influenzare gli equilibri e i rallentamenti attuali.

Un momento dell'intervento del prof. Rosario Sapienza
Secondo il docente, l'ambiguità degli Stati Uniti ha giocato un ruolo cruciale: pur sostenendo i progressi europei, Washington non ha mai guardato con favore alla nascita di un’Europa troppo autonoma sul piano decisionale. Sapienza ha inoltre sottolineato l’urgenza di ridefinire le priorità comunitarie in un contesto di instabilità globale. Dalla necessità di politiche migratorie coordinate e aperte allo sviluppo di una politica di vicinato più efficace — vitale per l'approvvigionamento delle risorse — il professore ha indicato nella costruzione di una difesa comune l'unica strada per evitare la marginalizzazione. Senza questi cambiamenti, il rischio concreto è che l’Unione resti un attore gregario in uno scenario internazionale sempre più competitivo e aggressivo.
In continuità con l'analisi geopolitica, la professoressa Tiziana Cuccia, ordinario di Politica economica al Dipartimento di Economa e impresa dell'Università di Catania, ha focalizzato l'attenzione sulla necessità di superare la frammentazione interna per costruire una reale autonomia strategica, avvertendo però dei rischi di un isolazionismo di ritorno. «La risposta non può essere la chiusura protezionistica, poiché siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri», ha affermato la docente, analizzando come il commercio sia oggi utilizzato come arma di conflitto politica («weaponization of trade»).
Sul tema della sicurezza, la prof.ssa Cuccia ha richiamato le criticità evidenziate nel Rapporto Draghi, ponendo l'accento sull'insostenibilità di un'industria della difesa dove convivono 18 tipologie di carri armati a fronte dell'unica versione standardizzata statunitense. Questo spreco di risorse deve essere corretto attraverso l'interoperabilità tecnologica, ma senza smarrire il cuore dell’identità europea: l’‘economia sociale di mercato’. Si tratta di un modello unico che tutela la coesione sociale e che ha saputo dare una risposta solidale durante la pandemia attraverso l'emissione di debito comune, uno strumento che per la professoressa deve diventare strutturale per finanziare la transizione energetica e la difesa.
Nonostante lo scetticismo delle classi dirigenti nazionali, la docente ha concluso con una nota di speranza basata sui dati dell’Eurobarometro: quasi l’80% della popolazione valuta positivamente l’euro. «La speranza siamo noi», ha affermato, sottolineando come l’identità europea sia ormai una realtà vissuta dalle nuove generazioni che, attraverso l'Erasmus e la mobilità professionale, hanno già costruito nei fatti quell'Europa unita che la burocrazia fatica ancora a definire.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Tiziana Cuccia