Il giornalismo come bottega artigiana

Tra i banchi dell'Università di Catania con il già caporedattore del TgLa7, Antonio Roccuzzo, venticinque studenti hanno riscoperto la lentezza e la tecnica del mestiere trasformando i fatti di Librino nel "pane" dell'informazione

Antonio Roccuzzo

Nell’era frettolosa dell’informazione social, bisognerà tornare all’elogio della lentezza e recuperare, certo in forma contemporanea, la pratica della bottega artigiana.

Nessun intento retrò, intendiamoci, ma il seminario laboratorio che ho tenuto nell’università della città dove sono nato e cresciuto ha avuto questo intento: dare agli studenti che hanno frequentato quel corso Come nasce una notizia – Ragazzini di Librino (dal 21 al 28 novembre 2025 al Monastero dei Benedettini, sede del Dipartimento di Scienze umanistiche, nell'ambito dell'insegnamento di Critica letteraria e Letterature comparate del prof. Attilio Scuderi) una prima infarinatura per sapere come “impastare” il pane dell’informazione, cioè il racconto della realtà.

Usando vari strumenti: video, radio, scrittura, interviste. Parlo di impastare il pane perché il mestiere di giornalista è una questione di tecnica artigianale e non di scienza: devi farlo e rifarlo e rifarlo ancora per imparare la pratica di “dare una notizia”.

Ma devi anche imparare a saper riconoscere una notizia, dove cercarla. Come mettere insieme le parole e le immagini.

Per farlo adeguatamente bisogna tornare a guardarsi intorno, andare in giro, aprire gli occhi, scegliere le cose di cui vale la pena parlare perché il giornalismo deve essere al servizio del bene comune e senza libertà di espressione non c’è informazione, ma solo pura propaganda.

Il giornalismo è uno degli strumenti sui quali si alimenta la democrazia. Se, come purtroppo accade, il racconto della realtà entra in crisi, entra in crisi la libertà di tutti.

Nel nostro seminario abbiamo provato a mettere nel forno questi ingredienti e abbiamo scelto di viaggiare nel quartiere Librino. Dando voce ai ragazzini che lo abitano, alle loro speranze, al loro bisogno di un mondo diverso.

Venticinque studenti di questo ateneo hanno fatto questo percorso. E ciò che vedrete, leggerete e ascolterete è il “pane” che hanno sfornato.

Alcuni ragazzi immortalano i rifiuti di Librino

Alcuni ragazzi immortalano i rifiuti di Librino

Lo hanno potuto fare grazie agli strumenti e alle professionalità di cui l’università di Catania è dotata. Ci sono “artigiani” bravi, tra queste mura, che fanno una radio e una webtv e un giornale. Il loro lavoro è stato prezioso perché in pochi giorni abbiamo creato insieme il nostro racconto. Come una vera redazione.

Così, grazie al lavoro di operatori, montatori e fonici dell'Università di Catania, i ragazzi hanno scoperto concretamente uno dei modi per raccontare un brano della realtà che li circonda.

In fondo l’Università è anche questo. Deve insegnare la scoperta, il viaggio e trasmettere la concretezza dei saperi. Io mi sono divertito e spero che lo abbiano fatto anche i ragazzi con i quali ho condiviso questa esperienza.

Antonio Roccuzzo, giornalista professionista, è stato caporedattore di TgLa7 dal 2005 al 2025

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