L’Occidente e la Cina nella nuova geopolitica

Al Dipartimento di Economia e Impresa si è discusso della crescita demografica, industriale e scientifica dell’Asia in occasione del secondo appuntamento della Scuola di formazione politica 2026 “Conoscere per decidere”

Alessandro Giangreco

La crescita demografica, industriale e scientifica dell’Asia, diventata nuovo “centro del mondo", è stata il tema di riflessione e dibattito dell’incontro L’Occidente e la Cina nella nuova geopolitica, secondo appuntamento della Scuola di formazione politica 2026 intitolata “Conoscere per decidere”.

L’evento – nei locali del Palazzo delle Scienze, sede del Dipartimento di Economia e Impresa - è stato presentato dal prof. Salvatore Ingrassia, ordinario di Statistica, che ha introdotto gli interventi di Alessandro Aresu, consigliere scientifico della rivista “Limes”, e del professore Luigi Scrofani, ordinario di Geografia economico-politica dell’Università di Catania, sottolineando il valore di questi confronti perché “solo un pluralismo politico e culturale può portare a soluzione condivise per il bene di tutti”.

Nella lezione proiettata durante l’evento, Alessandro Aresu, riprendendo analisi contenute nel suo recente libro La Cina ha vinto, ha spiegato che le grandi potenze del continente asiatico, in cui vi sono i due stati più popolosi al mondo (India e Repubblica Popolare Cinese ) sono diventate il centro produttivo del nostro pianeta: “La ricchezza prodotta è ormai enorme e lo è anche la formazione, l’istruzione e il capitale umano”, ha detto.

Un momento dell'intervento del prof. Salvatore Ingrassia

Un momento dell'intervento del prof. Salvatore Ingrassia

Espressione chiave del suo discorso è quella di capitalismo politico, una forma di capitalismo in cui diventano sempre più evidenti gli intrecci fra economia e politica visibile nella conflittualità fra Stati Uniti e Cina. Politiche industriali aggressive, sussidi alle imprese e dazi commerciali vengono attuati utilizzando la  sicurezza nazionale come giustificazione causando la perdita delle regole del commercio internazionale.

Riprendendo il percorso del suo libro, Aresu si è soffermato proprio “sulla differenza di prospettive fra le due superpotenze mondiali” evidenziandola tramite le parole dello studioso cinese Wang Huning che ha illustrato i punti di forza e le contraddizioni del sistema americano nel volume “America contro America”, divenuto il principale punto di vista sul sistema occidentale delle èlite cinesi.

Alla grande capacità finanziaria e al dinamismo imprenditoriale si contrappongono le forti disuguaglianze sociali e la fragilità della coesione sociale – ha evidenziato Aresu -. A tale visione però non si oppone un parallelo studio occidentale sul modello socio-politico cinese, emblema della asimmetria che esiste fra le èlite cinesi quando guardano l’occidente e le èlite occidentali quando guardano la Cina”.

Il discorso sul confronto geopolitico è stato concluso da Aresu con un’attenta analisi su come la Cina sia riuscita ad avere “un ruolo predominante nello sviluppo della digitalizzazione grazie alla ricerca scientifica”. “Gli investimenti sulla formazione del capitale umano negli ultimi vent’anni hanno reso la superpotenza orientale il cuore della capacità industriale dell’intelligenza artificiale, i veri architetti dell’ intelligenza artificiale”, ha aggiunto.

Un momento dell'intervento di Alessandro Aresu

Un momento dell'intervento di Alessandro Aresu

A seguire è intervenuto il prof. Luigi Scrofani, ordinario di Geografia economico-politica dell’Università di Catania, che ha ripreso, aggiungendone, diversi aspetti presentati, partendo dalla formazione professionale mirata al raggiungimento di innovazioni tecnologiche. Nel suo intervento ha posto un interrogativo fondamentale: “Come è riuscita la Cina ad emergere nel contesto della globalizzazione?”

Iniziando con il presupposto della datazione del fenomeno a partire dal 1989, il prof. Scrofani ha spiegato che “a seguito dell’ingresso nel 2001 nella WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, le multinazionali occidentali più sviluppate hanno trasferito parte dei loro stabilimenti in Cina che è iniziata, così, a diventare la fabbrica del mondo”. 

“La crescita economica è successivamente aumenta considerevolmente perché si è sviluppata la tendenza a copiare e a riproporre le tecnologie di diversi ambiti sperimentate dalle industrie straniere, non rispettando uno dei principi fondanti del WTO, ovvero il rispetto della proprietà intellettuale, determinando l’aumento esponenziale del livello di produttività, in particolare dei prodotti tecnologici”, ha aggiunto il docente del Dipartimento di Economia e Impresa dell’ateneo catanese.

A conclusione della sua riflessione, il prof. Scrofani ha puntualizzato che “l’economia cinese è controllata direttamente dallo Stato”, aprendo implicitamente la riflessione sul confronto fra “un sistema democratico e uno dirigista”.

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