Macbeth Solo, la discesa nella follia

Paul Goodwin porta in scena al Cut, nell’ambito del Catania Off Fringe Festival, la tragedia di Shakespeare in un intenso monologo

Lucia Spadaro e Maria Fusea

Come si può raccontare una tragedia con un solo attore? Portare in scena da soli una tragedia come Macbeth significa affrontare una sfida che va oltre la semplice interpretazione di un personaggio. 

Significa dare voce a una storia complessa, piena di ambizione, violenza e conflitti interiori, riuscendo a mantenere viva l’attenzione del pubblico. È questa la sfida che ha dovuto affrontare l’attore Paul Goodwin in Macbeth Solo, lo spettacolo andato in scena nei giorni scorsi al Centro Universitario Teatrale di Catania, nell’ambito del Catania Off Fringe Festival.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

La vicenda inizia con l’incontro tra Macbeth, un generale scozzese, e tre streghe che gli predicono un futuro da re. Il personaggio spinto da una forte ambizione e dalla convinzione che il proprio futuro possa essere anticipato dalle proprie azioni, intraprende un percorso di violenza che lo conduce progressivamente alla follia. 

Ma in questa versione l’attenzione si concentra soprattutto sulla sua dimensione psicologica, sul modo in cui il potere, il senso di colpa e le allucinazioni finiscono per impossessarsi della sua mente. Nonostante la presenza di un unico attore, la scena non appare mai vuota: ogni personaggio prende forma attraverso di lui. Questa continua trasformazione permette allo spettatore di comprendere la confusione e la follia che vive Macbeth.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

A contribuire alla drammaticità di questa atmosfera sono le luci, la musica e una misteriosa voce esterna, che sembra provenire da una dimensione diversa da quella effettiva della scena. Non è chiaro che cosa possa rappresentare questa voce, se una forza soprannaturale, il destino o la coscienza stessa del protagonista. Lasciando così allo spettatore la possibilità di interrogarsi se ciò che vede è reale o se nasce dalla mente di Macbeth.

Tra i momenti più intriganti c’è quella dell’uccisione del re Duncan, che rappresenta l’inizio della sua pazzia, che nasce attraverso il piano premeditato con la moglie di uccidere il re e dare la colpa ai servi. La scena è coinvolgente non solo grazie all’interpretazione dell’attore, ma anche perché vediamo il personaggio in preda ad una crisi data dai sensi di colpa che gli causa delle allucinazioni.

Un’altra scena avvincente è quella rappresentata all’interno della locandina dello spettacolo, che riassume la sua essenza ed è quando l’attore si incorona in seguito all’uccisione del re.

Ma la scena più coinvolgente è sicuramente quella della cena, quando il protagonista si confronta con la visione del fantasma di Banco, l’amico più stretto del protagonista, che però uccide influenzato dalle premonizioni delle streghe. In questa scena, Goodwin si siede tra il pubblico, rompendo la quarta parete tra attore e spettatore. 

Paul Goodwin in mezzo al pubblico

Paul Goodwin in mezzo al pubblico

La scena non si limita più a svolgersi davanti a noi, ci ritroviamo invece all’interno dello spazio in cui prende forma la crisi del protagonista. La vicinanza fisica rende il suo disagio ancora più concreto e crea una sensazione di coinvolgimento che va oltre la semplice osservazione. Per un momento, anche il pubblico diventa partecipante attivo. È proprio questa capacità di coinvolgere emotivamente lo spettatore a rendere Macbeth Solo un’esperienza significativa.

La tragedia riesce a lasciare il suo segno nel progressivo crollo di Macbeth: un uomo che desiderava dominare il proprio destino finisce per diventarne prigioniero. Le profezie che avevano alimentato le sue ambizioni si trasformano in un’ossessione, mentre le sue stesse scelte lo conducono sempre più lontano dalla realtà e dagli altri. Il potere che avrebbe dovuto renderlo invincibile diventa così la sua condanna, consumandolo dall’interno. Ed è forse questo l’aspetto più umano della sua storia: assistere alla caduta di qualcuno che, nel tentativo di avere tutto sotto controllo, finisce per perdere sé stesso.

La forza di Macbeth Solo sta proprio nel riuscire a restituire questa complessità attraverso un unico interprete, confermando come una tragedia scritta secoli fa possa ancora coinvolgere e interrogare il pubblico di oggi. 

Paul Goodwin

Paul Goodwin

Nato all’Accademia Nico Pepe di Udine nel 2022, lo spettacolo ha raggiunto diversi festival internazionali, tra cui l’Hong Kong International Shakespeare Festival, il Mumbai Fringe e il Prague Fringe, ottenendo anche il premio come Miglior Spettacolo Internazionale all’United Solo Theatre Festival di New York. 

Un percorso che testimonia la capacità di questa rilettura di superare i confini geografici e culturali, ricordandoci che, a volte, basta un solo attore per dare voce a una tragedia universale.

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