Mad Max: Fury Road

L’apoteosi del cinema d’azione come arte visiva. È stato proiettato in occasione di Etna Comics

Adriana Matarazzo

Durante la tredicesima edizione di Etna Comics, l’Area Movie ha reso omaggio proiettando il blockbuster Mad Max: Fury Road (2015). Il film, diretto da George Miller e interpretato da un cast d’eccezione in cui figurano Tom Hardy, Charlize Theron, Zoë Kravitz, Nicholas Hoult, Melissa Jaffer, Courtney Eaton e Megan Gale, è stato selezionato da Cateno Piazza e Salvo Di Paola in occasione del decimo anniversario dell’uscita nelle sale cinematografiche.

George Miller compie con Fury Road un’operazione cinematografica senza precedenti: trasforma quello che poteva essere un semplice soft reboot di una saga cult in un’autentica opera d’arte visiva. A trent’anni di distanza dall’ultimo capitolo, Fury Road ridefinisce i confini del cinema d’azione e dimostra come lo spettacolo puro possa sposarsi perfettamente con la profondità tematica e l’innovazione formale.

La trama, seppur lineare, si rivela molto più complessa di quanto si pensi. Il film, ambientato in un deserto post-apocalittico, segue le vicende di Max Rockatanasky (Tom Hardy) e Furiosa (Charlize Theron), il primo come prigioniero e la seconda come comandante, vittime del despota Immortan Joe. Quando Furiosa tradisce il suo signore per liberare le cinque mogli-schiave e decide di mettersi in viaggio con Max verso la Terra Verde, scatena una guerra fra mezzi di ferro su ruote, metafora molto più profonda del semplice conflitto buono-cattivo, riferita ad una più ampia lotta per la libertà.

Il racconto diventa così una stratificazione di temi universali: la tirannide di Immortan Joe, la ricerca di redenzione di Max, il valore della ribellione di Furiosa e la speranza in un mondo dove la vita sembra spegnersi di giorno in giorno, come si può evincere dalla Guardiana dei Semi, appartenente al clan di Furiosa, la quale conserva in una borsa di cuoio dei semi da piantare in una terra più fertile.

Un momento della proiezione

Un momento della proiezione

Il montaggio di Margaret Sixel, premiato con l’Oscar, rappresenta una vera e propria masterclass di cinema. In un’epoca dominata da sequenze d’azione iper-frammentate e spesso confuse, Fury Road dimostra come sia possibile conciliare ritmo frenetico e chiarezza narrativa. Ogni taglio è ben pesato, tanto che è possibile percepire come le transizioni siano state studiate con cura maniacale, tra le quali, ad esempio, l’urlo che si fonde col rombo di un motore, o i flashback frammentari che raccontano il trauma di Max in modo più efficace di qualsiasi spiegazione verbale.

La scelta del cast combacia perfettamente con la caratterizzazione fisica e psicologica dei personaggi, tanto da conferire loro – senza la necessità di dialogo – un’iconicità visiva degna delle pellicole precedenti. Tom Hardy interpreta un Max primordiale, burbero, di poche parole ma molto espressivo attraverso la mimica e gli sguardi. Charlize Theron, d’altro canto, nei panni di Furiosa, rappresenta una donna sì brutale e pronta a tutto, ma anche estremamente fragile e umana. Nessuno degli antagonisti si salva: dallo spietato Immortan Joe al folle chitarrista lanciamorte, tutti contribuiscono a creare un quadro grottesco da cui lo spettatore non riesce a staccare gli occhi.

Una scena del film

Una scena del film

La fotografia di John Seale eleva ulteriormente il film, trasformando ogni fotogramma in un dipinto vivente. La scelta cromatica non è mai casuale, ogni colore coinvolge più sensi: lo spettatore riesce a sentire la sua pelle bruciare attraverso gli arancioni e i gialli ocra, acidi come la sabbia del deserto cui appartengono, creando un senso di oppressione e calore.

Le sequenze notturne sono inondate da blu profondi e verdi tossici, che generano un’atmosfera onirica e allucinatoria, straniante nei momenti in cui l’arancione vivo della lanterna illumina il volto dei personaggi, soprattutto le mogli dell’antagonista, quasi fuori posto all’interno dell’ambientazione cruda del film; i rossi accesi delle esplosioni e dei tramonti diventano metafora visiva della violenza che pervade il mondo; infine, i grigi metallici dei veicoli e delle armature rappresentano la dura realtà di una civiltà al ormai collasso, dove non vige più alcuna regola.

A quasi un decennio dalla sua uscita, Mad Max: Fury Road conserva intatta tutta la sua carica rivoluzionaria e la sua freschezza attraverso personaggi come Furiosa. George Miller realizza la sintesi perfetta della sua poetica cinematografica: un cinema che è insieme un puro spettacolo adrenalinico e una sofisticata opera d’arte, dove ogni elemento tecnico – dalla scenografia al montaggio, dalla fotografia al design dei veicoli – concorre a servire la storia senza mai sovrastarla. 

Non si tratta del solito film d’azione, ma di un’autentica sinfonia visiva che continua a influenzare il cinema contemporaneo, dimostrando come un film ritenuto commerciale – un blockbuster, appunto ­­– possa raggiungere vette di assoluta eccellenza artistica.

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