Marcia della Legalità, gli studenti Unict in prima linea

Nel 34° anniversario della strage, oltre 850 voci per la memoria di Capaci. Anche la Consulta degli Studenti ha aderito per la prima volta alle iniziative del 23 maggio per una città in cammino tra riflessione, testimonianze e impegno civile

Alfio Russo

Non è stata soltanto una commemorazione, ma una presa di posizione collettiva: oltre 850 persone hanno attraversato Catania nella Marcia della Legalità e nella Veglia per la Democrazia, trasformando il ricordo della strage di Capaci, nel 34° anniversario, in un gesto vivo di partecipazione civile. 

Tra loro, per la prima volta in modo organizzato, anche numerosi studenti dell’Università di Catania, protagonisti di un percorso che ha unito memoria e responsabilità, fino alla tappa davanti a Palazzo delle Scienze, dove la riflessione ha preso la forma di un impegno condiviso contro l’indifferenza e per la cultura della legalità.

Per il primo anno, infatti, la Consulta degli Studenti dell'Università di Catania ha aderito alle iniziative promosse ogni anno il 23 Maggio da CittàInsieme, Agsci zona etnea e numerose realtà del tessuto civile cittadino, in memoria di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, e di tutte le vittime della mafia. 

La Marcia della Legalità ha mosso i primi passi da piazza Giovanni Verga, e dopo un momento di riflessione insieme all'Associazione Nazionale Magistrati, ha attraversato la città fermandosi nella sua prima tappa proprio davanti a Palazzo delle Scienze, sede del Dipartimento di Economia e Impresa. 

Gli scout in testa alla marcia

Gli scout in testa alla marcia

«Siamo molto felici che da quest’anno gli studenti universitari abbiano deciso di partecipare attivamente a questo importante momento per la città di Catania - ha detto il prof. Livio Ferrante che ha accompagnato i ragazzi nell’organizzazione della manifestazione, in apertura della prima tappa –. Questa bellissima manifestazione non deve rappresentare una semplice commemorazione del passato, ma stimolare una rinnovata presa di coscienza civica e ribadire l’impegno per la costruzione di un mondo più giusto ed equo anche da parte di tutta la comunità universitaria». 

A seguire è intervenuto il prof. Roberto Cellini, direttore del Dipartimento di Economia e Impresa, che ha ricordato a tutti i partecipanti che nel trentesimo anniversario della strage di Capaci è stato piantato un albero di ulivo proprio nelle aiuole del Palazzo delle Scienze. 

La tappa è stata caratterizzata dal toccante discorso letto dalla studentessa Simona Gulisano, senatrice accademica, che a nome di tutti gli studenti ha ricordato che «la mafia cresce ogni volta che qualcuno rinuncia a pensare». 

«Ogni volta che l’indifferenza prende il posto della responsabilità – ha aggiunto - studiare è una delle forme più profonde di resistenza che abbiamo. Perché studiare significa imparare a riconoscere le ingiustizie. Significa sviluppare uno sguardo critico sul mondo. La mafia teme la cultura perché la cultura rende liberi, e per questo dobbiamo comprendere che la libertà non è un diritto scontato, ma una responsabilità da custodire». 

Un momento del discorso degli studenti davanti al Palazzo delle Scienze

Un momento del discorso degli studenti davanti al Palazzo delle Scienze

Al termine del discorso, l’associazione Nuova Acropoli ha posizionato sull’albero di ulivo una targa a ricordo dell’impegno a sostegno dei valori della giustizia e legalità e un invito al coraggio, secondo le parole di Giovanni Falcone, che passa attraverso il “saper convivere con la propria paura e a non farsi condizionare da essa”. 

Per la presidente della Consulta degli studenti, Adriana Pellegrino, «questo momento ci ha permesso di trasformare questa giornata di commemorazione in un momento di profonda riflessione critica sul nostro presente». 

«Noi crediamo fermamente che costruire la pace sia una scelta quotidiana – ha aggiunto -. Significa scegliere, ogni giorno, la responsabilità al posto dell’indifferenza. Significa scegliere la partecipazione, il rigoroso rispetto delle regole e, soprattutto, la cura delle nostre relazioni e della comunità in cui viviamo. La presenza di ciascuno di noi è stata il segnale più forte che avremmo potuto dare per dimostrare che la memoria è viva e cammina sulle nostre gambe. Che sia la prima collaborazione di una lunga serie!».

La targa ricordo apposta sull'albero di ulivo nella aiuola del Palazzo delle Scienze

La targa ricordo apposta sull'albero di ulivo nella aiuola del Palazzo delle Scienze

Il discorso degli studenti

Ci sono persone che continuano a vivere anche dopo la loro morte.

Vivono nelle scelte che ci hanno lasciato, nel coraggio che hanno avuto, nelle domande che ancora oggi ci obbligano a farci.

E forse è proprio questa la domanda che oggi dobbiamo avere il coraggio di farci:

da che parte vogliamo stare noi?

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli uomini e le donne uccisi dalla mafia non appartengono soltanto alla storia di questo Paese. Appartengono anche al nostro presente. Perché il mondo in cui viviamo oggi, con tutte le sue contraddizioni e le sue fragilità, è anche il mondo che loro hanno provato a difendere fino all’ultimo istante.

E allora il punto non è soltanto ricordarli.

Il punto è capire cosa facciamo noi della libertà che ci hanno consegnato.

A volte pensiamo che la mafia sia qualcosa di distante da noi. Qualcosa che riguarda solo i tribunali, le indagini, la cronaca. Ma la mafia cresce ogni volta che qualcuno rinuncia a pensare. Ogni volta che l’indifferenza prende il posto della responsabilità. Ogni volta che ci convinciamo che tanto nulla possa cambiare davvero.

Per questo credo che studiare sia una delle forme più profonde di resistenza che abbiamo.

Perché studiare significa imparare a riconoscere le ingiustizie. Significa sviluppare uno sguardo critico sul mondo. Significa non accontentarsi delle risposte più facili, non lasciarsi trascinare dal silenzio, dalla superficialità, dalla paura.

La mafia teme la cultura perché la cultura rende liberi.

Teme le persone che leggono, che si informano, che si fanno domande.

Teme chi non si abitua.

E forse dovremmo ricordarcelo più spesso, soprattutto noi studenti. Perché stare dentro un’università non significa soltanto prepararsi a un lavoro. Significa prepararsi a diventare cittadini consapevoli. Persone capaci di scegliere da che parte stare.

Ogni libro studiato, ogni pensiero approfondito, ogni confronto autentico è un piccolo atto contro la mentalità mafiosa, che invece si alimenta di ignoranza, favoritismi e obbedienza cieca.

Ma la verità è che tutto questo richiede coraggio.

Perché è più facile restare spettatori. È più facile pensare che il cambiamento riguardi sempre qualcun altro. E invece la democrazia vive o muore anche nelle nostre scelte quotidiane. Vive nel modo in cui trattiamo gli altri, nel rispetto delle regole, nella capacità di non voltare lo sguardo davanti a ciò che è sbagliato.

La pace non è qualcosa di lontano o astratto.

Comincia da qui.

Comincia dal modo in cui scegliamo di stare al mondo.

Comincia quando decidiamo di non usare la violenza delle parole, dell’indifferenza, del cinismo. Quando scegliamo di partecipare invece di disinteressarci. Quando comprendiamo che la libertà non è un diritto scontato, ma una responsabilità da custodire.

Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e che, come tutti i fenomeni umani, avrà una fine.

Ma quella fine dipende anche da noi.

Dipende da quanto saremo capaci di costruire, ogni giorno, una società più giusta, più umana, più libera.

Dipende da quanto avremo il coraggio di non restare in silenzio.

 

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