Un viaggio nella vita di Margherita Hack tra scienza, fascismo, pregiudizi accademici e scoperte rivoluzionarie
Il fascino delle stelle e la passione per l’universo di Margherita Hack sono stati raccontati nel film Margherita delle stelle, terzo appuntamento della rassegna cinematografica Ciak…Si Scienza! Cinema e ricerca scientifica, infatti, si sono incontrati nuovamente al chiaro di luna per mostrare il lato umano dell’astrofisica e divulgatrice scientifica Margherita Hack. Una ricostruzione della vita della scienziata dall’infanzia all’età adulta, mostrando le difficoltà che ha dovuto superare durante il regime fascista.
Ad aprire l’incontro - organizzato da Città della Scienza dell’Università di Catania in collaborazione con il Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia (CSFNSM) - è stata la prof.ssa Alessia Tricomi, direttrice struttura di via Simeto.
A seguire è intervenuta Maria Elisabetta Palumbo, dirigente di ricerca e direttrice dell’Osservatorio Astrofisico di Catania (INAF) che ha introdotto il film e ha moderato il dibattito finale.

Un momento dell'intervento di Maria Elisabetta Palumbo, al suo fianco Alessia Tricomi
«Qualcosa l'ho pure combinata nella vita, ma non è questo che ha stupito la gente, ma il fatto che non fossi uomo»: con questa frase, che riassume bene il carattere di Margherita Hack, si apre la pellicola diretta da Giulio Base e scritta da Monica Zapelli.
Prodotto per la televisione da Rai Fiction, nel cast figura Cristiana Capotondi nei panni di Margherita Hack e Cesare Bocci.
La storia mostra Margherita calata in un contesto sociale opposto alla sua mentalità e a quella della sua famiglia. Si laurea in fisica nel 1945, festeggiando la liberazione di Firenze mentre lavora all'Osservatorio di Arcetri. La sua formazione, umana e sportiva, è strettamente legata al periodo fascista: iniziò a praticare l'atletica durante il liceo classico, diventando poi campionessa di salto in alto e in lungo ai Littoriali, i giochi universitari dell'epoca.
In occasione di quei giochi le fu assegnato il compito di pronunciare il discorso di apertura, con un giuramento di fedeltà alla patria e al fascismo (una scena che il film riproduce in bianco e nero, richiamando i filmati dell'Istituto Luce).
Il carattere di Margherita Hack si può riassumere in questi due aggettivi: libera e forte. Libera dai condizionamenti esterni dell'epoca, sin da ragazza, quando criticò il Duce apertamente davanti a un professore; libera dai giudizi dei colleghi, che toccavano sia la sfera lavorativa che quella privata. Giudizi che si fecero sentire soprattutto nella sua esperienza all'Osservatorio di Merate, in netto contrasto con quella ad Arcetri, dove conobbe Fracastoro, futuro direttore dell'Osservatorio di Catania.
Arrivarono anche le critiche alla sua attività scientifica: uno dei suoi lavori più importanti fu contestato a causa della non dimostrabilità dell'intuizione su Epsilon Aurigae. La reazione di Margherita Hack alle critiche è ben sintetizzata da una battuta pronunciata nella pellicola dal suo personaggio: "La scienza non è fatta di certezze, ma di dubbi, di errori e di correzioni".
La sua intuizione su Epsilon Aurigae, formulata nel 1957, non poté essere dimostrata subito. Per osservare la stella compagna serviva la radiazione ultravioletta, che l'atmosfera terrestre assorbe completamente. La conferma arrivò nel 1978, grazie al satellite International Ultraviolet Explorer (IUE). Fu il primo telescopio spaziale dedicato all'ultravioletto. Lo spettro ultravioletto mostrò la componente calda, confermando il modello proposto da Hack ventuno anni prima.

Una scena del film in cui Cristiana Capotondi interpreta Margherita Hack
La figura di Margherita Hack è un chiaro esempio di tenacia e coraggio. Una donna che non ha mai chiesto permesso e che è riuscita ad emergere tra i tanti uomini che dominavano l’ambiente accademico. Dall’università in piena Seconda guerra mondiale, alla direzione dell’Osservatorio Astronomico di Trieste per ventitré anni, fino ad arrivare ad un panorama scientifico profondamente mutato.
Il suo ruolo è stato centrale nell’influenzare molte donne ad intraprendere la propria strada nonostante i pregiudizi. Non è un caso che, dopo di lei, siano state numerose le donne alla guida degli osservatori italiani, tra cui la dott.ssa Maria Elisabetta Palumbo, che dirige l’osservatorio di Catania. Un cambiamento lento, ma reale, che Hack ha reso possibile non solo grazie alla sua ricerca, ma anche grazie alla sua presenza pubblica.
L’astrofisica, infatti, ha portato la scienza fuori dai laboratori per raccontarla a tutti attraverso la divulgazione. È forse questo il motivo per cui, tredici anni dalla sua morte, si continua a parlare di lei: non come un punto di arrivo della storia della scienza, ma come un propulsore in grado di ispirare qualsiasi persona.
La rassegna Ciak…Si Scienza! proseguirà il 3 settembre con la proiezione di Il migliore dei mondi possibili (2012), il film diretto da Danilo Carlani, Alessio Dogana e Maccio Capatonda. Moderato dal prof. Giovanni Gallo del Dipartimento di Matematica e Informatica, il film è incentrato sulla vita dell'esperto informatico Ennio Storto scandita da social, pornografia online e assistenti digitali.