A Unict il corso “Metodo Sicilia Maxi Emergenza Territoriale”: quattro giorni di simulazioni, triage e gestione delle crisi per preparare gli studenti ad affrontare scenari ad alto impatto
Ambulanze, scenari di crisi simulati, triage e coordinamento dei soccorsi. Per quattro giorni l’Università di Catania si è trasformata in un vero laboratorio di emergenza sanitaria grazie al corso Metodo Sicilia Maxi Emergenza Territoriale che ha coinvolto, dal 20 al 23 maggio, gli studenti e le studentesse del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia.
Un percorso formativo innovativo che ha messo i futuri medici di fronte alle sfide reali delle grandi emergenze, dalle calamità naturali agli eventi catastrofici, con l’obiettivo di formare professionisti capaci di intervenire rapidamente, lavorare in squadra e gestire il caos delle maxi-emergenze territoriali con competenza e lucidità.
L’evento - promosso dal corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia in collaborazione con la centrale operativa Sues 118 di Catania-Ragusa-Siracusa, l’Asp e la Fimmg Catania - nasce dalla crescente necessità di preparare i professionisti sanitari ad affrontare scenari complessi e ad alto impatto, come calamità naturali, incendi, epidemie o eventi catastrofici che richiedono una risposta sanitaria rapida, coordinata e altamente organizzata.

Un momento delle attività sul campo
Il corso si è proposto, infatti, di fornire agli studenti competenze teoriche e pratiche immediatamente applicabili sul campo, attraverso un approccio esperienziale basato su simulazioni operative e scenari realistici.
La formazione sulle maxi-emergenze rappresenta oggi un tema di straordinaria rilevanza strategica per il sistema sanitario e costituisce uno degli obiettivi formativi del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania, anche alla luce delle indicazioni emerse dal Comitato di indirizzo e della crescente centralità dell’integrazione tra Università, territorio e sistema dell’emergenza-urgenza.
Il percorso formativo è stato articolato in due momenti principali. Il 20 maggio, nell’aula magna della Torre Biologica, si è svolta una giornata aperta come attività didattica elettiva a oltre 150 studenti del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, mentre, dal 21 al 23 maggio, al Polo Tecnologico dell’Università di Catania, si è tenuto il corso avanzato extracurriculare riservato a 40 studenti del CdlM in Medicina e Chirurgia, con attività teorico-pratiche, simulazioni e scenari di emergenza sul territorio.
Tra gli aspetti più significativi dell’iniziativa, la simulazione finale di uno scenario di grande emergenza territoriale, che ha consentito agli studenti di confrontarsi direttamente con procedure operative, triage, organizzazione dei soccorsi, gestione della popolazione fragile e coordinamento inter-istituzionale.

Un momento delle attività in aula
Responsabili del corso sono stati la dott.ssa Isabella Bartoli, direttore della Centrale Operativa Sues 118 Catania-Ragusa-Siracusa e referente sanitario regionale Grandi emergenze della Sicilia, insieme con il dott. Domenico Grimaldi, segretario provinciale Fimmg Catania, e la prof.ssa Daniela Puzzo, presidente del Cdlm in Medicina e Chirurgia.
«Oggi più che mai – ha dichiarato la prof.ssa Daniela Puzzo – è fondamentale che la formazione medica universitaria prepari gli studenti non solo alla gestione del singolo paziente, ma anche a operare in contesti complessi, multidisciplinari e ad elevato impatto sociale. Questo corso rappresenta un esempio concreto di integrazione tra Università, territorio e sistema dell’emergenza, offrendo agli studenti competenze che difficilmente potrebbero essere acquisite esclusivamente attraverso la didattica tradizionale».
«Le maxi-emergenze richiedono preparazione, coordinamento e capacità di agire rapidamente anche in situazioni di caos – ha sottolineato la dott.ssa Isabella Bartoli –. Il nostro obiettivo è creare nei futuri professionisti sanitari automatismi operativi e consapevolezza organizzativa, perché solo ciò che viene realmente addestrato può diventare efficace in uno scenario di crisi reale».
Il programma ha visto la partecipazione di numerosi esperti nazionali del settore dell’emergenza sanitaria e della gestione delle catastrofi, tra cui il dott. Massimo Lombardo, direttore generale Areu Lombardia, e il dott. Piero Paolini, presidente della Società Italiana Emergenza Sanitaria (SIEMS) e referente sanitario maxi-emergenze della Regione Toscana.
L’importanza della comunicazione nelle emergenze e della gestione delle fragilità è stata affrontata dalla dott.ssa Julia Bomben, psicopedagogista esperta in resilienza delle persone vulnerabili nelle emergenze, e dalla dott.ssa Valentina Botta, psicologa-psicoterapeuta.

Attività laboratoriali sul campo
Hanno, inoltre, partecipato il dott. Antonino Ciavola della Polizia di Stato di Catania, il dott. Pasquale Maimone, Ispettore dei Vigili del fuoco di Catania, il dott. Massimo Urzì, Ispettore e specialista Usar dei Vigili del fuoco di Catania, il dott. Giuseppe Laganga Senzio, direttore generale Asp Catania, il dott. Teodoro Raciti, presidente della Fondazione FMT, i dirigenti medici del 118 dott.ssa Maria Cristina Riso, dott. Erik Saporito e dott. Marco Farina, il responsabile della Sala maxi-emergenze regionale dott. Giovanni Priolo e il personale sanitario, autista e soccorritore del sistema 118 coinvolto nelle attività pratiche e nelle simulazioni operative.
L’iniziativa rappresenta un importante esempio di collaborazione tra Università e territorio, con il coinvolgimento diretto delle istituzioni sanitarie e dei professionisti impegnati quotidianamente nella gestione delle emergenze.
«Il corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania – aggiunge la prof.ssa Daniela Puzzo – ringrazia il rettore Enrico Foti e il direttore generale Corrado Spinella e la Scuola di Medicina dell’Università di Catania per il supporto organizzativo e istituzionale fornito alla realizzazione dell’evento che conferma l’attenzione dell’Ateneo verso una formazione medica innovativa, interdisciplinare e fortemente orientata alle esigenze del territorio e della collettività».

Attività laboratoriali sul campo